Il presidio
Corruzione, arresto nella sanità
di Matteo Leoni
Funzionario di Estar ai domiciliari. «Li tengo per le palle»: le intercettazioni sugli appalti per i restauri
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FIRENZE. È agli arresti domiciliari per corruzione. Roberto Borchi – 60 anni e residente in provincia di Arezzo – è un funzionario di Estar, l’ente di supporto tecnico amministrativo delle aziende sanitarie toscane. Insieme a lui la guardia di finanza di Firenze ha messo ai domiciliari con la stessa accusa anche due architetti, Ranieri Nidi e Fabio Cenni. Gli investigatori, coordinati dalla procura fiorentina, hanno accertato pressioni da parte di Borchi sugli imprenditori aggiudicatari delle gare pubbliche indette da Estar, all’epoca dei fatti Estav, affinché affidassero i lavori a ditte a lui legate.
«Questi li tengo per le palle ... C’hanno un contratto con l’ente mio», diceva il funzionario in una delle telefonate intercettate. Per il giudice per le indagini preliminari in questo modo Borchi intendeva affermare «di avere un grosso potere sull’imprenditore in questione e di poter condizionare le sue scelte». A finire nelle carte degli inquirenti anche l’acquisto – costo 17 milioni di euro – del fondo sede del grande magazzino Estar di Calenzano, il centro di stoccaggio e distribuzione di farmaci e dispositivi medici destinati alle ex aziende sanitarie di Firenze, Empoli, Prato e Pistoia (oggi all’interno dell’area vasta Usl Toscana Centro).
Quando era dirigente di Estav, Borchi avrebbe indotto l’amministratore della società che vendeva l’immobile e a cui carico erano i lavori di adeguamento, la Difin spa, ad assegnare l’incarico della direzione dei lavori di ristrutturazione a un ingegnere (S.V. le iniziali) a sua volta indagato per corruzione nella stessa inchiesta, per 250mila euro. Parte di questa somma sarebbe poi stata girata allo stesso Borchi, attraverso fatture fasulle per presunti incarichi di progettazione affidati dall’ingegnere ai due architetti finiti ai domiciliari.
Inoltre, l’amministratore della Difin sarebbe stato indotto a concedere l’assegnazione dei successivi lavori di ristrutturazione e pulizia, per un importo di cinque milioni di euro, al Gruppo Sei srl, società amministrata di fatto da Borchi. L’appalto poi non fu eseguito dal Gruppo Sei per mancanza di garanzie bancarie. Al centro delle indagini anche altre tre gare ad evidenza pubblica relative a lavori in altri immobili, per un importo complessivo di 500 mila euro. Borchi avrebbe favorito anche la ditta di cui la moglie era socia, la Sic srl, che secondo i finanzieri di fatto era amministrata da lui.
Si tratta di due gare relative a lavori concernenti l’impianto di condizionamento nella palazzina 14 nel parco di San Salvi a Firenze e per la realizzazione del sistema antincendio del nuovo magazzino di Calenzano. Per gli inquirenti in entrambi i casi il legale rappresentante della Elettrica, l’azienda aggiudicataria delle gare, sarebbe stato indotto ad affidare la progettazione all’architetto Nidi, socio occulto di Borchi nella Sic srl.
I lavori poi furono eseguiti dalla S.C. Servizi di climatizzazione: per gli investigatori un’altra ditta legata al dipendente pubblico. Infine l’intervento per la riparazione del tetto di una palazzina della Asl nel parco di San Salvi: la ditta aggiudicataria li affidò alla Germana costruzioni spa con un subappalto non autorizzato.
In questo caso, però, gli investigatori non sono riusciti a chiarire il legame di Borchi con la ditta, né quali presunti vantaggi potrebbe aver ricevuto.
«Questi li tengo per le palle ... C’hanno un contratto con l’ente mio», diceva il funzionario in una delle telefonate intercettate. Per il giudice per le indagini preliminari in questo modo Borchi intendeva affermare «di avere un grosso potere sull’imprenditore in questione e di poter condizionare le sue scelte». A finire nelle carte degli inquirenti anche l’acquisto – costo 17 milioni di euro – del fondo sede del grande magazzino Estar di Calenzano, il centro di stoccaggio e distribuzione di farmaci e dispositivi medici destinati alle ex aziende sanitarie di Firenze, Empoli, Prato e Pistoia (oggi all’interno dell’area vasta Usl Toscana Centro).
Quando era dirigente di Estav, Borchi avrebbe indotto l’amministratore della società che vendeva l’immobile e a cui carico erano i lavori di adeguamento, la Difin spa, ad assegnare l’incarico della direzione dei lavori di ristrutturazione a un ingegnere (S.V. le iniziali) a sua volta indagato per corruzione nella stessa inchiesta, per 250mila euro. Parte di questa somma sarebbe poi stata girata allo stesso Borchi, attraverso fatture fasulle per presunti incarichi di progettazione affidati dall’ingegnere ai due architetti finiti ai domiciliari.
Inoltre, l’amministratore della Difin sarebbe stato indotto a concedere l’assegnazione dei successivi lavori di ristrutturazione e pulizia, per un importo di cinque milioni di euro, al Gruppo Sei srl, società amministrata di fatto da Borchi. L’appalto poi non fu eseguito dal Gruppo Sei per mancanza di garanzie bancarie. Al centro delle indagini anche altre tre gare ad evidenza pubblica relative a lavori in altri immobili, per un importo complessivo di 500 mila euro. Borchi avrebbe favorito anche la ditta di cui la moglie era socia, la Sic srl, che secondo i finanzieri di fatto era amministrata da lui.
Si tratta di due gare relative a lavori concernenti l’impianto di condizionamento nella palazzina 14 nel parco di San Salvi a Firenze e per la realizzazione del sistema antincendio del nuovo magazzino di Calenzano. Per gli inquirenti in entrambi i casi il legale rappresentante della Elettrica, l’azienda aggiudicataria delle gare, sarebbe stato indotto ad affidare la progettazione all’architetto Nidi, socio occulto di Borchi nella Sic srl.
I lavori poi furono eseguiti dalla S.C. Servizi di climatizzazione: per gli investigatori un’altra ditta legata al dipendente pubblico. Infine l’intervento per la riparazione del tetto di una palazzina della Asl nel parco di San Salvi: la ditta aggiudicataria li affidò alla Germana costruzioni spa con un subappalto non autorizzato.
In questo caso, però, gli investigatori non sono riusciti a chiarire il legame di Borchi con la ditta, né quali presunti vantaggi potrebbe aver ricevuto.
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