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«Con me risultato sicuro, abbiamo tutti i giocattoli»
di Lara Loreti
Così si vantava il luminare del dolore. Tra le accuse la vendita dei dati dei pazienti Ieri arrestato a Fiumicino il manager fiorentino della Molteni: è ai domiciliari
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FIRENZE. Quando all’alba di lunedì scorso 200 carabinieri del Nas hanno fatto irruzione nelle abitazioni di imprenditori e nelle case farmaceutiche e di promozione di medicinali di mezza Italia, lui era negli Stati Uniti per lavoro. La notizia del blitz – che ha riguardato anche la sua azienda, la Molteni & C. dei fratelli Alitti di Scandicci – Federico Seghi Recli, 48 anni, fiorentino, l’ha appresa dai media e dal suo avvocato. E solo ieri mattina, dopo cinque giorni, i carabinieri del Nas di Parma hanno potuto notificargli l’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, firmata dalla gip di Parma Maria Cristina Sarli. È stato fermato a Fiumicino il manager e consigliere delegato della Molteni. Le accuse nei suoi confronti sono corruzione e comparaggio, reato specifico nell’ambito della salute dei cittadini che consiste nell’agevolare a scopo di lucro la diffusione di alcuni medicinali al posto di altri. L’imprenditore è stato bloccato dalla polaria e dal Nas di Parma, coordinato dal comandante Gianfranco Di Sario, appena sceso dal volo: per prima cosa gli è stato notificato l’atto della giudice, quindi è stato trattenuto per le formalità di rito per poi essere accompagnato negli uffici del Nas di Firenze per ulteriori accertamenti. Nel pomeriggio è stato portato a casa. Come lui, ai domiciliari ci sono altre 18 persone tra cui il luminare della terapia del dolore, Guido Fanelli, considerato dal Nas il perno degli affari illeciti. Intercettato, il medico dice: «Io rompo i c*** di misura, ma bimbo il risultato c’è sempre con me (…) Bim bum bam abbiamo tutti i giocattoli». Secondo l’accusa, Seghi Recli, con altri manager dello staff della sua ditta farmaceutica, avrebbe preso accordi proprio con Fanelli per promuovere dei farmaci della Molteni. Ad alcuni di questi business avrebbe partecipato anche Bruno Cammi, imprenditore 70enne della Pls Educational, ditta fiorentina di comunicazione e promozione di medicinali. Per agevolare la Molteni, Fanelli sarebbe stato pagato: secondo i carabinieri solo nel 2015 avrebbe preso 20mila euro dalla casa farmaceutica di Scandicci, come emerge dalle intercettazioni. La direzione dell’azienda, interpellata sulla vicenda, afferma di «non avere niente da dire».
IL NUOVO KIT... E IO PAGO
Convegni all’estero e anche brevetti da acquisire con la complicità del luminare di Parma e dello stesso Cammi a fini commerciali. Secondo l’accusa, in particolare, la Molteni aveva puntato un dispositivo farmacologico utile per tracciare il profilo genetico pazienti al fine di stabilire il dosaggio con gli oppiacei. Seghi Recli aveva interesse a brevettare in Italia questo kit prodotto dalla ditta straniera Luminex. E per ciò avrebbe offerto denaro a Fanelli e Cammi: i due avrebbero dovuto organizzare la sperimentazione del dispositivo negli ospedali a disposizione del luminare (non dimentichiamo che Fanelli dirigeva il centro di terapia del dolore Hub più grande di Italia). E infatti, i kit brevettati poi sarebbero stati inseriti negli Hub. Fanelli intercettato dice a Cammi: «Cosa vuole Molteni? Molteni dice: io voglio il brevetto di questa roba e pago tutta la sperimentazione per il lancio. Faccio gli studi, faccio tutto. Voi Luminex sviluppate la tecnologia. La tecnologia è vostra, io compro il kit, ma il brevetto è mio». E aggiunge: «Noi lo possiamo mettere in tutti i centri hub». Dichiarazioni che secondo chi indaga mostrano come una ricerca scientifica venga trasformata in un’operazione commerciale, su pazienti ignari in ospedali pubblici. E secondo l’indagine, alla fine il cerchio dell’affare si chiude.
«TUTTO AL TUO SERVIZIO»
Nel giugno 2015 Fanelli non è ancora ufficialmente responsabile del centro Hub dell’Emilia Romagna, Biogenap, per la ricerca sulla terapia del dolore, che secondo l’accusa già lo propone a Molteni come struttura al suo servizio. A Federico Seghi Recli dice: «... (il nuovo centro, ndr) non è più nel sistema ospedale o università, ma entra sotto l’egida Cnr, cioè viene fatto uno spin off tra noi (università di Parma, ndr) e Cnr romano (...) perciò io divento, mi affilio al Cnr, anche dal punto di vista, non so, economico, brutalmente della burocrazia (...), tutto viene spianato perché insomma, una roba che poi te la spiego, però è una crescita pazzesca questa qua, unico centro in Europa così! (...) eh perciò lo mettiamo come piattaforma a tua disposizione e diventa una roba interessante». E Seghi Recli: «Meraviglioso!». Un’opportunità che per i carabinieri il manager collega agli accordi con la Luminex e con Fanelli stesso, per la “brevettabilità” dei kit da usare come medicina personalizzata.
DATI DEI PAZIENTI IN VENDITA
E non è tutto. Sul banco ci sarebbero anche i dati sensibili dei pazienti in vendita alle case farmaceutiche attraverso i centri ospedalieri Hub, dove venivano raccolti. Come emerge dalle indagini, queste informazioni confluivano nelle banche dati del Pinhub (ex Gircd), una rete nazionale di terapia del dolore che mette insieme i dati di tutti i vari Hub sparsi per il Paese. Secondo l’accusa Cammi aveva fiutato il valore commerciale di questo archivio, coinvolgendo le case farmaceutiche, disposte a pagare per avere l’accesso a dati (sensibili) che avrebbero permesso loro di modulare le strategie aziendali. «Io voglio organizzare subito l’archivio dei dati di tutti i centri, è un lavoro che ho già fatto a suo tempo, la banca dati poi (...) la gestiamo anche noi (...) per creare un archivio centralizzato del Gircd... i dati, allora... il centro di Firenze ha le sue cartelle cliniche informatizzate o cartacee, voglio metterle in archivio del Gircd». E Fanelli aggiunge: «(...) poi li vendiamo e via».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
IL NUOVO KIT... E IO PAGO
Convegni all’estero e anche brevetti da acquisire con la complicità del luminare di Parma e dello stesso Cammi a fini commerciali. Secondo l’accusa, in particolare, la Molteni aveva puntato un dispositivo farmacologico utile per tracciare il profilo genetico pazienti al fine di stabilire il dosaggio con gli oppiacei. Seghi Recli aveva interesse a brevettare in Italia questo kit prodotto dalla ditta straniera Luminex. E per ciò avrebbe offerto denaro a Fanelli e Cammi: i due avrebbero dovuto organizzare la sperimentazione del dispositivo negli ospedali a disposizione del luminare (non dimentichiamo che Fanelli dirigeva il centro di terapia del dolore Hub più grande di Italia). E infatti, i kit brevettati poi sarebbero stati inseriti negli Hub. Fanelli intercettato dice a Cammi: «Cosa vuole Molteni? Molteni dice: io voglio il brevetto di questa roba e pago tutta la sperimentazione per il lancio. Faccio gli studi, faccio tutto. Voi Luminex sviluppate la tecnologia. La tecnologia è vostra, io compro il kit, ma il brevetto è mio». E aggiunge: «Noi lo possiamo mettere in tutti i centri hub». Dichiarazioni che secondo chi indaga mostrano come una ricerca scientifica venga trasformata in un’operazione commerciale, su pazienti ignari in ospedali pubblici. E secondo l’indagine, alla fine il cerchio dell’affare si chiude.
«TUTTO AL TUO SERVIZIO»
Nel giugno 2015 Fanelli non è ancora ufficialmente responsabile del centro Hub dell’Emilia Romagna, Biogenap, per la ricerca sulla terapia del dolore, che secondo l’accusa già lo propone a Molteni come struttura al suo servizio. A Federico Seghi Recli dice: «... (il nuovo centro, ndr) non è più nel sistema ospedale o università, ma entra sotto l’egida Cnr, cioè viene fatto uno spin off tra noi (università di Parma, ndr) e Cnr romano (...) perciò io divento, mi affilio al Cnr, anche dal punto di vista, non so, economico, brutalmente della burocrazia (...), tutto viene spianato perché insomma, una roba che poi te la spiego, però è una crescita pazzesca questa qua, unico centro in Europa così! (...) eh perciò lo mettiamo come piattaforma a tua disposizione e diventa una roba interessante». E Seghi Recli: «Meraviglioso!». Un’opportunità che per i carabinieri il manager collega agli accordi con la Luminex e con Fanelli stesso, per la “brevettabilità” dei kit da usare come medicina personalizzata.
DATI DEI PAZIENTI IN VENDITA
E non è tutto. Sul banco ci sarebbero anche i dati sensibili dei pazienti in vendita alle case farmaceutiche attraverso i centri ospedalieri Hub, dove venivano raccolti. Come emerge dalle indagini, queste informazioni confluivano nelle banche dati del Pinhub (ex Gircd), una rete nazionale di terapia del dolore che mette insieme i dati di tutti i vari Hub sparsi per il Paese. Secondo l’accusa Cammi aveva fiutato il valore commerciale di questo archivio, coinvolgendo le case farmaceutiche, disposte a pagare per avere l’accesso a dati (sensibili) che avrebbero permesso loro di modulare le strategie aziendali. «Io voglio organizzare subito l’archivio dei dati di tutti i centri, è un lavoro che ho già fatto a suo tempo, la banca dati poi (...) la gestiamo anche noi (...) per creare un archivio centralizzato del Gircd... i dati, allora... il centro di Firenze ha le sue cartelle cliniche informatizzate o cartacee, voglio metterle in archivio del Gircd». E Fanelli aggiunge: «(...) poi li vendiamo e via».
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