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Chiantibanca, interviene Bankitalia Conti alla Procura
di Stefano Taglione
Alla vigilia del rinnovo dei vertici, scatta l’accusa da Roma: «Scarsa sorveglianza» da parte dell’ex cda dell’istituto
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FIRENZE. Gli occhi di Banca d’Italia sono puntati su Chiantibanca. In particolar modo sui vecchi manager dell’istituto di credito cooperativo toscano, mentre i nuovi hanno mandato tutte le carte alla Procura della Repubblica. Ma cosa contesta Bankitalia? In una lettera riservata scrive di «scarsa attenzione ai tassi di copertura dei crediti deteriorati», classificazioni dei titoli in contrasto con gli standard internazionali e politiche antiriclaggio da migliorare. Ma non solo: anche una «non sufficiente attenzione», da parte dei vertici aziendali, che avrebbero assecondato «la disponibilità dell’Esecutivo a sostenere iniziative di sviluppo edilizio, che spesso hanno denotato difficoltà di rimborso».
La Banca d’Italia – in un documento riservato di tre giorni fa – stronca la vecchia gestione di Chiantibanca, contestando il Consiglio di amministrazione in carica fino all’aprile dell’anno scorso. Chiantibanca è uno dei principali istituti di credito cooperativo della Toscana, ha sede a Monteriggioni (in provincia di Siena) ed è guidata da un anno dall’ex membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea, l’economista Lorenzo Bini Smaghi. È in questo clima che domenica i circa 25.000 soci saranno chiamati ad eleggere il nuovo Cda della Bcc, per la quale concorre lo stesso Bini Smaghi insieme a un’altra lista, dal nome “Fedeltà alla storia e alla cooperazione”.
Secondo Bankitalia il management dell’istituto senese non avrebbe svalutato per tempo i cosiddetti “npl” (non performing loans: i prestiti per i quali non si riesce a ottenere un rimborso), non tutelandosi a sufficienza per contrastare i crediti deteriorati. Chiantibanca ha chiuso il bilancio 2016 in rosso per 90,4 milioni di euro e, non più tardi di due mesi fa, si sono dimessi il direttore generale, Andrea Bianchi, e cinque consiglieri.
Nella lettera la Banca d’Italia spiega, appunto, come mai l’istituto di credito sia finito in acque così burrascose, consigliando di rafforzare la patrimonialità e a strutturarsi con processi di controlli interni più efficienti. Si fa riferimento anche a tre titoli di Stato a lunga scadenza (Btp, Buoni del Tesoro poliennali, a rimborso nel 2046) che avrebbero «fatto sovrastimare il patrimonio netto di 9,1 mln euro. Una vicenda su cui – in un documento proprio – punta l’attenzione anche la vigilanza interna di Chiantibanca e sul quale il Cda, all’unanimità, ha deciso di inviare gli atti in Procura.
Secondo quanto anticipato da Repubblica, che cita l’organo di vigilanza, i Btp inizialmente sarebbero stati inseriti nel portafoglio “trading”, quindi per essere venduti sul mercato, e non in quello delle “immobilizzazioni”, che si usa per creare garanzie di più lungo periodo. Ma circa due mesi dopo l’acquisto dei Buoni del Tesoro poliennali, nel giugno del 2015, questi stessi titoli avrebbero subito la modifica ab origine della loro classificazione, in contrasto con gli standard contabili internazionali.
La Banca d’Italia – riferendosi sempre alle criticità emerse fino all’aprile del 2016 – scrive che «tali vicende hanno condotto alle dimissioni di cinque amministratori, dei membri del Collegio sindacale e del direttore generale, con i riflessi reputazionali che hanno determinato una non trascurabile contrazione della raccolta da clientela». In pratica alcuni correntisti avrebbero preferito togliere i loro soldi dai conti correnti aperti in Chiantibanca. «Il complessivo quadro descritto – recita ancora il documento della Banca d’Italia – evidenzia la necessità di una azione di governo che, nelle more della confluenza della Bcc in un gruppo bancario cooperativo, persegua con determinazione il risanamento della situazione aziendale». Proprio domenica, oltre alle elezioni del nuovo Cda, l’assemblea dei soci della banca chiantigiana è chiamata a decidere l’eventuale adesione alla Cassa Centrale Banca del Trentino, caldeggiata proprio dal presidente Bini Smaghi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La Banca d’Italia – in un documento riservato di tre giorni fa – stronca la vecchia gestione di Chiantibanca, contestando il Consiglio di amministrazione in carica fino all’aprile dell’anno scorso. Chiantibanca è uno dei principali istituti di credito cooperativo della Toscana, ha sede a Monteriggioni (in provincia di Siena) ed è guidata da un anno dall’ex membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea, l’economista Lorenzo Bini Smaghi. È in questo clima che domenica i circa 25.000 soci saranno chiamati ad eleggere il nuovo Cda della Bcc, per la quale concorre lo stesso Bini Smaghi insieme a un’altra lista, dal nome “Fedeltà alla storia e alla cooperazione”.
Secondo Bankitalia il management dell’istituto senese non avrebbe svalutato per tempo i cosiddetti “npl” (non performing loans: i prestiti per i quali non si riesce a ottenere un rimborso), non tutelandosi a sufficienza per contrastare i crediti deteriorati. Chiantibanca ha chiuso il bilancio 2016 in rosso per 90,4 milioni di euro e, non più tardi di due mesi fa, si sono dimessi il direttore generale, Andrea Bianchi, e cinque consiglieri.
Nella lettera la Banca d’Italia spiega, appunto, come mai l’istituto di credito sia finito in acque così burrascose, consigliando di rafforzare la patrimonialità e a strutturarsi con processi di controlli interni più efficienti. Si fa riferimento anche a tre titoli di Stato a lunga scadenza (Btp, Buoni del Tesoro poliennali, a rimborso nel 2046) che avrebbero «fatto sovrastimare il patrimonio netto di 9,1 mln euro. Una vicenda su cui – in un documento proprio – punta l’attenzione anche la vigilanza interna di Chiantibanca e sul quale il Cda, all’unanimità, ha deciso di inviare gli atti in Procura.
Secondo quanto anticipato da Repubblica, che cita l’organo di vigilanza, i Btp inizialmente sarebbero stati inseriti nel portafoglio “trading”, quindi per essere venduti sul mercato, e non in quello delle “immobilizzazioni”, che si usa per creare garanzie di più lungo periodo. Ma circa due mesi dopo l’acquisto dei Buoni del Tesoro poliennali, nel giugno del 2015, questi stessi titoli avrebbero subito la modifica ab origine della loro classificazione, in contrasto con gli standard contabili internazionali.
La Banca d’Italia – riferendosi sempre alle criticità emerse fino all’aprile del 2016 – scrive che «tali vicende hanno condotto alle dimissioni di cinque amministratori, dei membri del Collegio sindacale e del direttore generale, con i riflessi reputazionali che hanno determinato una non trascurabile contrazione della raccolta da clientela». In pratica alcuni correntisti avrebbero preferito togliere i loro soldi dai conti correnti aperti in Chiantibanca. «Il complessivo quadro descritto – recita ancora il documento della Banca d’Italia – evidenzia la necessità di una azione di governo che, nelle more della confluenza della Bcc in un gruppo bancario cooperativo, persegua con determinazione il risanamento della situazione aziendale». Proprio domenica, oltre alle elezioni del nuovo Cda, l’assemblea dei soci della banca chiantigiana è chiamata a decidere l’eventuale adesione alla Cassa Centrale Banca del Trentino, caldeggiata proprio dal presidente Bini Smaghi.
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