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Banca di Cambiano mira a espandersi in Lucchesia 

Banca di Cambiano mira a espandersi in Lucchesia 

L’istituto vuole ingrandirsi nella Piana delle cartiere. E intanto apre ad Arezzo Chiuso il bilancio con utile netto di 5,1 milioni. La raccolta arriva a 2,6 miliardi

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FIRENZE. «Siamo tranquilli, la Banca di Cambiano ha un buon bilancio». Queste le prime parole del presidente Paolo Regini per la presentazione dell’esercizio 2016 che verrà sottoposto oggi all’approvazione dei soci, a Castelfiorentino. E anche quest’anno, come ha spiegato il direttore generale Francesco Bosio, continuerà la politica di «crescita misurata» con l’apertura a breve di una filiale ad Arezzo e l’interesse «ad espandersi nella Lucchesia».
Il bilancio 2016, l’ultimo prima dell’uscita dal mondo cooperativo e la trasformazione in spa della banca, è stato chiuso con un utile netto di 5,1 milioni di euro, nonostante i quasi 4 milioni di oneri straordinari sostenuti nell'esercizio per il sostegno alle banche in crisi. La raccolta complessiva ha raggiunto quasi 2,6 miliardi con un incremento del 2,62% (mentre a livello nazionale c’è stata una flessione dello 0,6%). I crediti verso la clientela ammontano a 2,1 miliardi (+6,99%, pari a 138,9 milioni). Il rapporto impieghi/raccolta risulta essere del 98,50% (era l'88,42% nel 2015).
Il totale dei crediti deteriorati, a fine 2016, al netto delle svalutazioni compiute, sono pari all'11,68% sul totale dei crediti netti, rispetto al 13% del 31 dicembre 2015. Con una copertura «ritenuta di assoluta tranquillità e pari a quasi il 50%», ha aggiunto Bosio. Specificando anche che «nel deteriorato ci sono diverse componenti. Noi come Banca di Cambiano abbiamo molte garanzie e comunque non vogliamo aderire alla moda delle cessioni dei pacchetti dei crediti deteriorati». E ha aggiunto: «Siamo abituati a gestire in autonomia le sofferenze». Passando poi agli obblighi di accantonamento (e con un accenno indiretto a Chiantibanca), il direttore ha puntato il dito contro le rigidità delle normative applicate da Banca d’Italia che «va avanti a forza di tabelle, basandosi solo su indicatori e prescindendo dalle situazioni concrete».
L’esercizio 2016 si è caratterizzato, in ogni caso, «dalle attività complesse e articolate di predisposizione dell’istanza per la cosiddetta way out - hanno spiegato i vertici della banca - un’ operazione che si è perfezionata il 16 novembre 2016 con la ricezione da parte della Banca d’Italia, dopo quello della Bce del 5 ottobre 2016, del nullaosta all’operazione, che ha permesso alla Banca di credito cooperativo di diventare, dal primo gennaio 2017, Banca Cambiano 1884 spa, con la strutturazione derivante dalla legge di riforma del credito cooperativo, con l’ente Cambiano scpa». Con una tassa di oltre 54 milioni (pari al 20% del patrimonio)già versata, come prevedeva la normativa, per aderire al percorso di uscita e trasformazione. «Un furto - ha sottolineato il direttore Bosio - per cui abbiamo presentato istanza di rimborso».
Lucia Aterini

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