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«Anche all’anagrafe sono una vera Regina»
di Donatella Francesconi
La trans ha ricevuto la nuova carta d’identità: ora è donna
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VIAREGGIO. Un giorno speciale. Di quelli che non si dimenticano e curano le ferite, anche recentissime, delle umiliazione subite. Oggi Regina Satariano rigira tra le mani la prima carta di identità nella quale specchiarsi senza la paura di non riconoscersi. Venticinque anni dopo quel primo seno arrotondato sotto la maglietta, quando Vincenzo decide il proprio destino al femminile. «Ci metterò un po’ ad abituarmi», sono le prime parole, a caldo. Abituarsi «a mostrare un volto solo, invece di due». Problema non da poco «quando esci dal tuo territorio, quando prendi un aereo, passi due-tre controlli e devi spiegare, esibire, mentre intorno a te si danno di gomito, bisbigliano…».
Un risultato privato, quello del documento in rosa. Ma non per Regina, leader del Movimento italiano transessuali, responsabile del Consultorio transgenere di Torre del Lago, realtà sostenuta dalla Regione Toscana e diventata un punto di riferimento nazionale. «Pochi lo ricordano, forse, ma l’idea di battersi per poter avere il cambio di sesso sui documenti senza l’intervento chirurgico per forza è nato proprio a Torre del Lago. Nel 2002, a vent’anni dalle legge 164 del 1982 che autorizzava il cambiamento (“rettificazione”, ndr) del proprio sesso anagrafico. Con Marcella Di Folco ed il Mit iniziò così la nostra battaglia. Due anni fa, poi la sentenza della Cassazione, alla quale molti tribunali si sono adeguati. Per giugno aspettiamo, però, che Corte Costituzionale legiferi in modo chiaro, univoco. Perché la legge viene rispettata a macchia d’olio. Ed è necessario porre fine a questa situazione».
Genovese di origine, Regina approda a Viareggio nel 1992: l’anno della scelta, del corpo che cambia, della transizione. «Ho scelto Viareggio per vivere. Una città dove il Carnevale porta le persone ad avere un atteggiamento di grande rispetto verso il travestimento. Vorrei anche essere cremata qui. Perché è qui che è nata la mia vita. E non sarà un caso se “viareggina” contiene “regina”» .
Spalle al mare, nello scenario del bar del Club Nautico di Viareggio, l’appuntamento con il cronista sta sulla notizia, ma è anche un parlare tra donne. Si ride, alle battute improvvise ed irriverenti delle quali Regina è maestra. E ci scappa anche qualche lacrima. Quando la carta di identità nuova di zecca porta un pensiero, una “dedica”. A Bea, transessuale tedesca, laurea in biologia, nel 2011 morta di freddo nella pineta di Torre del Lago dove viveva. Bea che ha lasciato ricordi e scritti, tra i quali quelli del bambino che era stata, al quale nessuno comprava bambole: «Ma io avevo un piccolo cane di stoffa e per lui ho cucito dei bei vestiti...». Da lassù - sono le parole di Regina- «oggi Bea è felice».
Ma rieccolo Vincenzo, approdato a Viareggio, nel primo corpo di donna esibito sulla strada: «Erano tutte più giovani di me, lisce, senza peli. Allora, per farmi notare usavo gli strass. Così, quando un'auto accendeva i fari, io sembravo un lampadario. E le napoletane subito a dire “eccolalà, è arrivata la reggina”. E gli uomini mi caricavano, eccome se mi caricavano. La guerra era quella».
Subito Regina diviene il direttore artistico della celebre discoteca “Frau Marlene”: «Il nostro rivale era la riviera adriatica, con il Cocoricò. Dove il direttore artistico era “il principe”. Mentre sulla costa tirrenica brillava la regina».
Subito dopo arrivano gli anni della Marina “gay friendly” di Torre del Lago, vetrina internazionale, passerella della politica lungo il sentiero della battaglia per il diritto degli omosessuali: «Noi transessuali ci siamo fatti indietro perché volevano che fossero riconosciuti quei diritti. Ma noi, nelle nostre battaglie, siano sempre stati lasciati soli. Lo dico ai politici delle grandi passerelle di Torre del Lago. E tra questi tanti politici omosessuali che hanno usato quella piattaforma per lanciare una battaglia sui diritti, ma non quelli dei transessuali. Grazie al lavoro che abbiamo fatto, anche stando un passo indietro, oggi possiamo rivendicare».
La politica ha corteggiato Regina senza riuscire ad “arruolarla”: «Se si entra nel sistema si è fagocitati e non si è più in grado di dire le cose, in libertà. Sono contenta, oggi, della scelta che ho fatto».
Chiusa l’esperienza del “Priscilla”, il locale sulla Marina torrelaghese dall’indimenticabile scarpa rossa tacco dodici formato maxi all’esterno, sfidanzata, Regina si dedica con la passione di sempre al consultorio transgenere. Arrivato ai nove anni, festeggiati con il libro “Sconvolti-Viaggio nella realtà transgender” delle psicoterapeute Chiara Dalle Luche e Roberta Rosin, presentato ieri a Lido di Camaiore. Seduti tra il pubblico i nipoti e le sorelle di Regina, «che mi hanno sempre considerato una donna», è l’affermazione pronunciata con la voce che si riserva agli affetti veri. All’attività con il consultorio Regina somma oggi la carica di vice presidente dell’Osservatorio nazione identità di genere. E guai a pensare “non mi riguarda”. Perché le parole di Regina costringono ad aprire gli occhi. Su quei maschi italiani tra noi, anche giovani, che «con i transessuali vanno cercando sempre più solo l’uomo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Un risultato privato, quello del documento in rosa. Ma non per Regina, leader del Movimento italiano transessuali, responsabile del Consultorio transgenere di Torre del Lago, realtà sostenuta dalla Regione Toscana e diventata un punto di riferimento nazionale. «Pochi lo ricordano, forse, ma l’idea di battersi per poter avere il cambio di sesso sui documenti senza l’intervento chirurgico per forza è nato proprio a Torre del Lago. Nel 2002, a vent’anni dalle legge 164 del 1982 che autorizzava il cambiamento (“rettificazione”, ndr) del proprio sesso anagrafico. Con Marcella Di Folco ed il Mit iniziò così la nostra battaglia. Due anni fa, poi la sentenza della Cassazione, alla quale molti tribunali si sono adeguati. Per giugno aspettiamo, però, che Corte Costituzionale legiferi in modo chiaro, univoco. Perché la legge viene rispettata a macchia d’olio. Ed è necessario porre fine a questa situazione».
Genovese di origine, Regina approda a Viareggio nel 1992: l’anno della scelta, del corpo che cambia, della transizione. «Ho scelto Viareggio per vivere. Una città dove il Carnevale porta le persone ad avere un atteggiamento di grande rispetto verso il travestimento. Vorrei anche essere cremata qui. Perché è qui che è nata la mia vita. E non sarà un caso se “viareggina” contiene “regina”» .
Spalle al mare, nello scenario del bar del Club Nautico di Viareggio, l’appuntamento con il cronista sta sulla notizia, ma è anche un parlare tra donne. Si ride, alle battute improvvise ed irriverenti delle quali Regina è maestra. E ci scappa anche qualche lacrima. Quando la carta di identità nuova di zecca porta un pensiero, una “dedica”. A Bea, transessuale tedesca, laurea in biologia, nel 2011 morta di freddo nella pineta di Torre del Lago dove viveva. Bea che ha lasciato ricordi e scritti, tra i quali quelli del bambino che era stata, al quale nessuno comprava bambole: «Ma io avevo un piccolo cane di stoffa e per lui ho cucito dei bei vestiti...». Da lassù - sono le parole di Regina- «oggi Bea è felice».
Ma rieccolo Vincenzo, approdato a Viareggio, nel primo corpo di donna esibito sulla strada: «Erano tutte più giovani di me, lisce, senza peli. Allora, per farmi notare usavo gli strass. Così, quando un'auto accendeva i fari, io sembravo un lampadario. E le napoletane subito a dire “eccolalà, è arrivata la reggina”. E gli uomini mi caricavano, eccome se mi caricavano. La guerra era quella».
Subito Regina diviene il direttore artistico della celebre discoteca “Frau Marlene”: «Il nostro rivale era la riviera adriatica, con il Cocoricò. Dove il direttore artistico era “il principe”. Mentre sulla costa tirrenica brillava la regina».
Subito dopo arrivano gli anni della Marina “gay friendly” di Torre del Lago, vetrina internazionale, passerella della politica lungo il sentiero della battaglia per il diritto degli omosessuali: «Noi transessuali ci siamo fatti indietro perché volevano che fossero riconosciuti quei diritti. Ma noi, nelle nostre battaglie, siano sempre stati lasciati soli. Lo dico ai politici delle grandi passerelle di Torre del Lago. E tra questi tanti politici omosessuali che hanno usato quella piattaforma per lanciare una battaglia sui diritti, ma non quelli dei transessuali. Grazie al lavoro che abbiamo fatto, anche stando un passo indietro, oggi possiamo rivendicare».
La politica ha corteggiato Regina senza riuscire ad “arruolarla”: «Se si entra nel sistema si è fagocitati e non si è più in grado di dire le cose, in libertà. Sono contenta, oggi, della scelta che ho fatto».
Chiusa l’esperienza del “Priscilla”, il locale sulla Marina torrelaghese dall’indimenticabile scarpa rossa tacco dodici formato maxi all’esterno, sfidanzata, Regina si dedica con la passione di sempre al consultorio transgenere. Arrivato ai nove anni, festeggiati con il libro “Sconvolti-Viaggio nella realtà transgender” delle psicoterapeute Chiara Dalle Luche e Roberta Rosin, presentato ieri a Lido di Camaiore. Seduti tra il pubblico i nipoti e le sorelle di Regina, «che mi hanno sempre considerato una donna», è l’affermazione pronunciata con la voce che si riserva agli affetti veri. All’attività con il consultorio Regina somma oggi la carica di vice presidente dell’Osservatorio nazione identità di genere. E guai a pensare “non mi riguarda”. Perché le parole di Regina costringono ad aprire gli occhi. Su quei maschi italiani tra noi, anche giovani, che «con i transessuali vanno cercando sempre più solo l’uomo».
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