Il presidio
Sequestrano villa e cavalli ai rom evasori
di Massimo Donati
La finanza scova ranch e ippodromo privato per allenare i puledri in Valdinievole
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BORGO A BUGGIANO. Un vero e proprio ranch. Con tanto di pista privata in sabbia per far allenare i cavalli della scuderia che, solo negli ultimi anni, ha fruttato un montepremi totale di 3 milioni di euro. E poi la villa, altri sei immobili, nove terreni coltivati, sette veicoli tra cui una Jaguar e un motorhome di lusso, e, appunto, 15 cavalli trottatori: protagonisti in varie competizioni ippiche nazionali, per loro erano stati anche costruiti speciali box, stalle e spazi verdi recintati dove poter sgambare. Un patrimonio del valore di almeno 2 milioni di euro quello che ieri mattina la Guardia di Finanza di Pistoia ha sequestrato a una famiglia di etnia rom – i Levacovich – residente a Borgo a Buggiano, in via Vasone, nella zona di Pittini, in Valdinievole.
Quella eseguita ieri dalle Fiamme gialle pistoiesi, nell’ambito dell’operazione denominata “Khuro” (“puledro” in lingua rom), è una misura di prevenzione patrimoniale prevista dal codice antimafia (il decreto legislativo 159 del 2011), nato per colpire i patrimoni illeciti delle organizzazioni criminali ma la cui applicazione è stata in seguito estesa anche ai “delinquenti comuni abituali” e agli “evasori fiscali abituali”. In questo caso le indagini portate avanti dagli investigatori del Nucleo di polizia tributaria avrebbero accertato che i 5 destinatari del provvedimento di sequestro non avrebbero fonti di reddito tali da giustificare i beni in loro possesso. Che sarebbero perciò stati acquistati con denaro di provenienza illecita, frutto diretto dell’attività criminale.
Fatto sta che, forte delle prove acquisite dai finanzieri, la procura di Pistoia (a coordinare le indagini, il procuratore capo Paolo Canessa e il sostituto Fabio Di Vizio) ha chiesto e ottenuto dal tribunale (in composizione collegiale, Roberto Tredici presidente) l’emissione della misura di prevenzione patrimoniale.
Qualora i destinatari del provvedimento non fossero in grado di dimostrare che i beni sequestrati sono stati acquistati con denaro guadagnato lecitamente (a differenza di quanto avviene in un procedimento penale, qui l’onere della prova compete al cittadino), il sequestro si tramuterebbe in confisca, così come avviene solitamente per i beni sottratti alla mafia. E la legge prevede che il “proposto” non può tentare di scagionarsi sostenendo che il denaro utilizzato deriva dall’evasione fiscale, in quanto l’essere evasore abituale, come detto, giustifica di per sé l’applicazione della misura come l’essere abitualmente dedito alla commissione di reati contro il patrimonio: pericolosità sociale e pericolosità fiscale si equivalgono.
Misura che ieri ha potuto essere applicata in quanto Vittorio Levacovich, detto Dante, 54 anni, capostipite della famiglia, è statodenunciato più volte da varie autorità giudiziarie per una serie di reati contro il patrimonio (furto, ricettazione, rapina), per porto abusivo di armi e per reati contro la persona (a suo carico anche una condanna per tentato omicidio). Gli altri destinatari del provvedimento sono poi la moglie Emanuela Odorovich e i figli Gianni Levacovich, Martin Levacovich e Debora Levacovich. «Una misura doverosa – ha spiegato il procuratore capo Paolo Canessa – a dimostrazione di come questa procura e questo tribunale siano molto attenti su tale fronte, e di come la Guardia di Finanza faccia molto bene il proprio lavoro. Non è la prima volta che tale strumento viene utilizzato da noi. Questa occasione è particolare per l’importanza del sequestro e per la qualità dei soggetti coinvolti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Quella eseguita ieri dalle Fiamme gialle pistoiesi, nell’ambito dell’operazione denominata “Khuro” (“puledro” in lingua rom), è una misura di prevenzione patrimoniale prevista dal codice antimafia (il decreto legislativo 159 del 2011), nato per colpire i patrimoni illeciti delle organizzazioni criminali ma la cui applicazione è stata in seguito estesa anche ai “delinquenti comuni abituali” e agli “evasori fiscali abituali”. In questo caso le indagini portate avanti dagli investigatori del Nucleo di polizia tributaria avrebbero accertato che i 5 destinatari del provvedimento di sequestro non avrebbero fonti di reddito tali da giustificare i beni in loro possesso. Che sarebbero perciò stati acquistati con denaro di provenienza illecita, frutto diretto dell’attività criminale.
Fatto sta che, forte delle prove acquisite dai finanzieri, la procura di Pistoia (a coordinare le indagini, il procuratore capo Paolo Canessa e il sostituto Fabio Di Vizio) ha chiesto e ottenuto dal tribunale (in composizione collegiale, Roberto Tredici presidente) l’emissione della misura di prevenzione patrimoniale.
Qualora i destinatari del provvedimento non fossero in grado di dimostrare che i beni sequestrati sono stati acquistati con denaro guadagnato lecitamente (a differenza di quanto avviene in un procedimento penale, qui l’onere della prova compete al cittadino), il sequestro si tramuterebbe in confisca, così come avviene solitamente per i beni sottratti alla mafia. E la legge prevede che il “proposto” non può tentare di scagionarsi sostenendo che il denaro utilizzato deriva dall’evasione fiscale, in quanto l’essere evasore abituale, come detto, giustifica di per sé l’applicazione della misura come l’essere abitualmente dedito alla commissione di reati contro il patrimonio: pericolosità sociale e pericolosità fiscale si equivalgono.
Misura che ieri ha potuto essere applicata in quanto Vittorio Levacovich, detto Dante, 54 anni, capostipite della famiglia, è statodenunciato più volte da varie autorità giudiziarie per una serie di reati contro il patrimonio (furto, ricettazione, rapina), per porto abusivo di armi e per reati contro la persona (a suo carico anche una condanna per tentato omicidio). Gli altri destinatari del provvedimento sono poi la moglie Emanuela Odorovich e i figli Gianni Levacovich, Martin Levacovich e Debora Levacovich. «Una misura doverosa – ha spiegato il procuratore capo Paolo Canessa – a dimostrazione di come questa procura e questo tribunale siano molto attenti su tale fronte, e di come la Guardia di Finanza faccia molto bene il proprio lavoro. Non è la prima volta che tale strumento viene utilizzato da noi. Questa occasione è particolare per l’importanza del sequestro e per la qualità dei soggetti coinvolti».
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