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Telefonate moleste

La beffa del Senato, niente più limiti alle telefonate commerciali moleste

Ilaria Bonuccelli
La beffa del Senato, niente più limiti alle telefonate commerciali moleste

Una norma nascosta nel Ddl Concorrenza rende ora possibili le chiamate senza il consenso degli utenti. E' il risultato dell’emendamento inserito nel decreto dai senatori di M5S Castaldi, Girotto e Petrocelli

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ROMA. Bomba libera tutti. Da oggi, 3 maggio, per il Senato non esistono più limiti alle telefonate commerciali moleste. Se la Camera confermerà la norma appena approvata a Palazzo Madama nessuno si potrà più salvare dal telemarketing aggressivo. Altro che Registro delle Opposizioni. Altro che distinzione fra numeri fissi e cellulari. Ci pensa il Senato a rendere tutti uguali. Con una norma nascosta nel Ddl Concorrenza, rimasto congelato per diciotto mesi, dato per morto e alla fine resuscitato in meno di tre giorni. D’ora in avanti, infatti, chiunque voglia venderci un contratto, una lavatrice, voglia avanzarci una proposta commerciale o solo infastidirci telefonicamente, per i senatori, non deve fare altro che alzare la cornetta e chiamarci. Senza avere il nostro consenso. Ha bisogno della nostra autorizzazione solo a continuare la chiamata, ma dopo che già ci ha disturbati visto che può stabilire con noi «un contatto telefonico anche non sollecitato».

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Così stabilisce l’emendamento infilato nel Ddl concorrenza, appunto, da tre senatori di M5S: Castaldi, Girotto, Petrocelli (in ordine rigorosamente alfabetico). Mentre da ottobre, la commissione Lavori pubblici del Senato annaspa per approvare e mandare in aula una leggina che difenda gli abbonati dal telemarketing aggressivo - come chiede Il Tirreno con la sua campagna e petizione on line (che ha superato le 115mila firme) - Palazzo Madama supera a destra votando la fiducia sul Ddl Concorrenza, blindato dal governo. Nel testo uscito dalla Commissione Industria, con l’avallo del Pd. Che, pure, in commissione Lavori pubblici si sta battendo per estendere l’iscrizione al Registro delle Opposizioni anche ai cellulari (circa 90 milioni in Italia) e sottrarli alle chiamate commerciali indesiderate. Ma senza successo.

Da oggi pomeriggio, grazie a 153 senatori che vogliono garantire la tenuta del governo, chi ha un telefono è meno protetto dalla pubblicità molesta. E a nulla è valso l’ammonimento che meno di un anno fa il Garante della Privacy, proprio alle Camere, aveva lanciato contro il telemarketing selvaggio. Antonello Soro aveva invitato il Parlamento a legiferare contro l’abuso del telemarketing che, come ricorda anche Antitrust (che ha appena aperto due nuove istruttorie contro un paio di colossi della telefonia), spesso si trasforma anche in pratiche commerciali scorrette: dall’attivazione di contratti non richiesti, alla truffa con falsificazione di dati e firme.

Eppure nulla sembra fermare questo business da miliardi di euro che si basa sulla vendita di dati, appunto, e numeri di telefono. Anche se i tre senatori di M5s, garantiscono di aver presentato l’emendamento al Ddl Concorrenza non «per fare un piacere alle lobby della comunicazione», ma per aumentare il livello di protezione degli abbonati.

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Il risultato, al momento, appare l’opposto di quanto desiderato. Infatti, l’emendamento inserito nel Ddl concorrenza e appena approvato va incidere sull'articolo 18 della legge già licenziata alla Camera. L'articolo 18 si intitola “Eliminazione di vincoli per il cambio di fornitore di servizi di telefonia, di reti televisive e di comunicazioni elettroniche”.

Nel testo in discussione al Senato, spunta l’articolo 4 bis che nel testo licenziato dalla Camera non c'è: «Gli operatori e i soggetti terzi che stabiliscono, con chiamate vocali effettuate con addetti, un contatto anche non sollecitato con l'abbonato a fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale, hanno l'obbligo di comunicare all'esordio della conversazione i seguenti dati: 1) gli elementi di identificazione univoca del soggetto per conto del quale chiamano (obbligo già previsto nel Codice della privacy attuale, ndr); 2) l'indicazione dello scopo commerciale o promozionale del contatto». La tutela dove sta? Ma nel comma ter: «Il contatto è consentito solo se l’abbonato destinatario della chiamata, presta un esplicito consenso al proseguimento della conversazione». Insomma, solo se dice sì. Se dice no, il call center deve riattaccare. In pratica come fa ora.

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