Il Tirreno

Toscana

Alzi gli occhi e vedi crepe Allarme fai-da-te sui ponti 

di Lara Loreti
Alzi gli occhi e vedi crepe Allarme fai-da-te sui ponti 

Quattro strutture a rischio individuate in 15 giorni, ma la manutenzione scarseggia in tutta la regione. Poche anche le ispezioni “visive” che segnalano i primi pericoli

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LIVORNO. È il ponte che da Mortaiolo, piccola frazione del Comune di Collesalvetti, a dieci chilometri da Livorno, conduce nei campi che ruotano intorno al canale Scolmatore dell’Arno. Si chiama in via del Grano. Federico Falossi, direttore dell’azienda agricola i Vigneti di Nugola, la fa tutti i giorni, tagliando il tragitto di 10 chilometri: «L’alternativa è fare la via Emilia, ma è troppo pericoloso con i trattori svoltare a sinistra, appena passato lo Scolmatore». Sabato di Pasqua, a spasso con il cane nei campi sottostanti, c’è Andrea. A un tratto, alza lo sguardo. Qualcosa non torna: c’è un disallineamento nella campata. E la trave ha ceduto, abbassandosi di qualche centimetro. Non perde un attimo: scatta delle foto e invia la segnalazione al Comune di Collesalvetti. Passate le feste, dopo tre giorni, la polizia municipale, d’accordo con l’assessore ai lavori pubblici Roberto Menicagli, emana un’ordinanza in cui chiude il ponte in via precauzionale “fino all’esito delle verifiche delle condizioni di staticità e all’esecuzione degli eventuali lavori di consolidamento”, come si legge nel documento.
SE SI CAVALCA LA MORTE
È il 18 aprile: lo stesso giorno a Fossano (Cuneo) una rampa di collegamento del viadotto della tangenziale crolla improvvisamente, distruggendo un’auto dei carabinieri. Illesi i militari, che stanno svolgendo un posto di controllo. A Collesalvetti la tragedia è stata evitata, a Fossano è stata “solo” sfiorata. Ma è ancora vivo il ricordo del dramma del 9 marzo scorso, quando il cedimento di un ponte sull’A14 vicino ad Ancona, durante lavori di manutenzione, ha causato la morte di una coppia. Con due operai feriti. E che dire dell’episodio del 28 ottobre 2016 ad Annone (Lecco) sulla corsia Nord della superstrada 36: passa un tir da 108 tonnellate e il cavalcavia piomba sulla strada, stritolando un’Audi. Il conducente muore sul colpo.
PROBLEMA SOTTOVALUTATO
Il punto è che nei 23mila chilometri quadri di area che formano la Toscana, ci sono decine di migliaia di ponti. Tanti, vecchi, spesso maltenuti. A volte ignorati. «Purtroppo il problema negli anni è stato sottovalutato — riflette il professor Pietro Croce, docente di costruzioni di ponti all’Università di Pisa — E invece la prevenzione è essenziale. Soprattutto è importante che la manutenzione sia affidata a persone esperte, in grado di riconoscere possibili dissesti, così da poter organizzare indagini più approfondite e programmare interventi in scaletta di priorità. I ponti in Toscana, come in tutta Italia, sono tanti. Ciò vuol dire che il rischio si moltiplica. Per di più stiamo parlando di cavalcavia costruiti negli anni 60 e 70, che hanno sui 50-60 anni. Diventano quindi importantissimi un monitoraggio mirato e la manutenzione. Quest’ultima può essere ordinaria, e va fatta ogni 4-5 anni, oppure straordinaria, da eseguire ogni 30-40 anni».
UN CASO OGNI 4 GIORNI
Impossibile smaltire la paura, soprattutto se si considera che cedimenti e incidenti del genere sono molto frequenti. In Toscana in 15 giorni ci sono stati almeno quattro episodi. Il 7 aprile sulla FiPiLi, vicino Empoli ovest, un tir ha danneggiato il cavalcavia di via Castelluccio, con conseguente pioggia di detriti. Sabato 15 c’è stato il caso di Colle, a Livorno. Venerdì scorso, è stata la volta del sovrappasso di Casale, vicino Prato, sulla Firenze-mare, dove i cittadini hanno segnalato delle crepe preoccupanti con caduta di pezzi di cemento. A Donoratico, invece, a pochi chilometri da Cecina, a destare preoccupazione è stato il cavalcaferrovia che porta al mare: il degrado in cui versa ha spinto il gruppo di minoranza M5s a presentare un’interrogazione urgente in consiglio comunale.
COSA FARE
«Un ponte è un po’ come il corpo umano: le patologie si manifestano attraverso i sintomi. È dunque necessario rivolgersi a un medico che cerca di interpretarli, anche attraverso indagini cliniche — spiega Croce — Lo stesso vale per i ponti: ad esempio, la perdita di calcinacci spesso è legata alla corrosione delle armature, che molte volte è facilitata dal sale usato contro il ghiaccio. Il contatto con l’acqua forma soluzioni che possono infiltrarsi nel manto, tra i giunti, e interessare anche le superfici verticali del calcestruzzo». Ciò vuol dire che già “guardare” il ponte è fondamentale. «Il monitoraggio si estrinseca in 3 fasi — spiega il docente — La prima è l’ispezione visiva fatta da personale esperto, in grado di fare una diagnosi, identificando i sintomi. In secondo luogo, in presenza di segnali di dissesto, bisogna intervenire con metodologie di indagine più raffinate e personale più qualificato. La terza sta nelle operazioni di manutenzione e di riparazione, più o meno importanti a seconda del grado di dissesto che si rileva». A questo proposito, la prefettura di Pisa sta lavorando a una task force di esperti in cui coinvolgere anche l’università. «Ben venga — commenta Croce — Da qualche parte bisogna pur cominciare».

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