Meteo
Non arrivano i pareri, legge-scudo ferma al Senato
di Ilaria Bonuccelli
Il relatore Ranucci (Pd) fa mettere a verbale una protesta: «In tempi rapidi si esprima la commissione Giustizia: il provvedimento è assai atteso»
4 MINUTI DI LETTURA
ROMA. Sei mesi di discussione e ancora nessun risultato. Alla fine si risente anche Raffaele Ranucci. A Palazzo Madama, in commissione Lavori Pubblici, il senatore del Pd è il relatore del disegno di legge che deve mettere un freno alle telefonate commerciali indesiderate. Tutti sembrano essere d’accordo. A parole. Ma la legge si blocca a ogni passo. Tanto che l’11 aprile, Ranucci fa mettere a verbale una dichiarazione durante una seduta della commissione: «Auspico che la commissione Giustizia renda in tempi rapidi il prescritto parere su testo ed emendamenti, al fine di consentire alla commissione (Lavori pubblici) di procedere alla votazione, trattandosi di un provvedimento assai atteso».
LA LEGGE AL PALO
Insomma, Ranucci suona la sveglia ai colleghi. E dà un avvertimento alle lobby che si mettono di traverso alla riforma del telemarketing che il Garante della Privacy definisce “selvaggio”. La proposta di riforma va nella direzione sollecitata da Il Tirreno con la campagna avviata a settembre: consentire l’iscrizione al Registro delle Opposizioni di tutte le numerazioni assegnate in Italia, non solo dei numeri pubblicati negli elenchi telefonici. Così si includerebbero circa 100 milioni di numeri oggi esclusi, fra cellulari e fissi “riservati”. L’iscrizione, poi, dovrebbe anche funzionare come divieto assoluto per le società a usare il numero degli abbonati/utenti per fini commerciali. Il disegno di legge (che porta il nome del leghista Jonny Crosio) sintetizza i ddl presentati in commissione Lavori pubblici dalle senatrici Anna Bonfrisco (CoR) e Manuela Granaiola (Pd). E ha l’appoggio di centrodestra e centrosinistra. Non a caso il presidente della Lavori Pubblici, l’ex ministro Altero Matteoli (Fi) ha messo all’ordine del giorno della commissione la riforma del Registro delle Opposizioni a ottobre.
L’impegno fu di chiudere la materia in una ventina di giorni e di portare il ddl in aula prima del bilancio dello Stato e del referendum costituzionale. Invece il piano è saltato. Fra crisi di governo, ora primarie, congresso del Pd e paralisi (o quasi) dell’attività parlamentare, la legge contro le chiamate moleste rischia (di nuovo) di restare al palo.
PARERE NON OSTATIVO
Basta pensare che la commissione Industria del Senato l’ha licenziata due mesi fa. C’è anche da dire che questa commissione conosce la materia: da qui era partita la riforma (con Anna Bonfrisco) nel 2015: doveva essere inserita nel Ddl Concorrenza che non ha mai visto la luce.
Comunque, il 21 febbraio la commissione Industria esprime «parere non ostativo» con una serie di osservazioni e prescrizioni. Intanto la commissione «riconosce il valore soggettivo del dato personale (compreso il numero di telefono, ndr) e riconosce altresì il valore economico del dato personale in quanto suscettibile, da solo o in relazione alla sua circolazione, di generale interessi commerciali significati, con riflessi anche rispetto alla libertà di impresa e alla leale concorrenza tra imprese». Inoltre, la commissione Industria ammette che la legislazione italiana «ha messo al centro la dimensione soggettiva del dato personale, ponendo a carico dell’interessato il potere di verificare, controllare e gestire l’utilizzo e la circolazione dei propri dati, a prescindere dagli obblighi nascenti dal vincolo contrattuale».
DATI SENZA CONTROLLO
Nello specifico, la commissione Industria, conferma irregolarità nella gestione dei numeri di telefono. Nello specifico registra: 1) la diffusione «su larga scala dell’uso di Internet e della telefonia mobile ha fatto emergere fenomeni quali la comunicazione senza controllo dei dati a soggetti terzi per fini di marketing e l’utilizzo illegittimo degli stessi; 2) la nomina di società terze come responsabili di trattamento da parte del titolare del trattamento dei dati dei privati; 3) la difficoltà di esercizio dei diritti previsti dall’articolo 7 del Codice della Privacy (il cittadino non riesce a sapere dai call center da chi e come abbiano avuto il proprio numero, né riescono a farsi cancellare dalle liste con richiesta orale, ndr); 4)le limitazioni connesse all’operatività del Registro delle opposizioni; la raccolta dei dati tramite formulari non corretti».
NUMERI CEDUTI
NON CONSAPEVOLMENTE
In più - evidenzia la commissione Industria - nell’era dei “Big Data” e del social business «l’analisi del valore generato dai dati personali, non sempre ceduti volontariamente e consapevolmente, è divenuto fondamentale per le strategie delle aziende».
REGISTRO DEI CONSENSI
Proprio in virtù di tutte queste considerazioni, la commissione Industria conferma la necessità di ampliare la funzionalità del Registro delle Opposizione. Ma invita a trasformarlo in un Registro dei «consensi: cosicché solo coloro che esprimono in modo palese la loro volontà, iscrivendosi a tale registro, possano essere contattati dalle imprese per finalità commerciali, sancendo la possibilità di visualizzare tutti i trattamenti a fini commerciali (dei dati personali) in essere e contestualmente esercitare la revoca del consenso».
DISCUSSIONE NON CONVOCATA
In qualche modo, la commissione Lavori pubblici due mesi fa, incassa il via libero della commissione Industria. Dopo di che i lavori si sono impantanati. Fino all’appello di Ranucci. Che, al momento, risulta caduto nel vuoto. La commissione giustizia al Senato venerdì non aveva messo all’ordine del giorno l’esame della Riforma del Registro delle opposizioni. Non della prossima seduta, per lo meno. Le telefonate moleste, quindi, possono continuare.
LA LEGGE AL PALO
Insomma, Ranucci suona la sveglia ai colleghi. E dà un avvertimento alle lobby che si mettono di traverso alla riforma del telemarketing che il Garante della Privacy definisce “selvaggio”. La proposta di riforma va nella direzione sollecitata da Il Tirreno con la campagna avviata a settembre: consentire l’iscrizione al Registro delle Opposizioni di tutte le numerazioni assegnate in Italia, non solo dei numeri pubblicati negli elenchi telefonici. Così si includerebbero circa 100 milioni di numeri oggi esclusi, fra cellulari e fissi “riservati”. L’iscrizione, poi, dovrebbe anche funzionare come divieto assoluto per le società a usare il numero degli abbonati/utenti per fini commerciali. Il disegno di legge (che porta il nome del leghista Jonny Crosio) sintetizza i ddl presentati in commissione Lavori pubblici dalle senatrici Anna Bonfrisco (CoR) e Manuela Granaiola (Pd). E ha l’appoggio di centrodestra e centrosinistra. Non a caso il presidente della Lavori Pubblici, l’ex ministro Altero Matteoli (Fi) ha messo all’ordine del giorno della commissione la riforma del Registro delle Opposizioni a ottobre.
L’impegno fu di chiudere la materia in una ventina di giorni e di portare il ddl in aula prima del bilancio dello Stato e del referendum costituzionale. Invece il piano è saltato. Fra crisi di governo, ora primarie, congresso del Pd e paralisi (o quasi) dell’attività parlamentare, la legge contro le chiamate moleste rischia (di nuovo) di restare al palo.
PARERE NON OSTATIVO
Basta pensare che la commissione Industria del Senato l’ha licenziata due mesi fa. C’è anche da dire che questa commissione conosce la materia: da qui era partita la riforma (con Anna Bonfrisco) nel 2015: doveva essere inserita nel Ddl Concorrenza che non ha mai visto la luce.
Comunque, il 21 febbraio la commissione Industria esprime «parere non ostativo» con una serie di osservazioni e prescrizioni. Intanto la commissione «riconosce il valore soggettivo del dato personale (compreso il numero di telefono, ndr) e riconosce altresì il valore economico del dato personale in quanto suscettibile, da solo o in relazione alla sua circolazione, di generale interessi commerciali significati, con riflessi anche rispetto alla libertà di impresa e alla leale concorrenza tra imprese». Inoltre, la commissione Industria ammette che la legislazione italiana «ha messo al centro la dimensione soggettiva del dato personale, ponendo a carico dell’interessato il potere di verificare, controllare e gestire l’utilizzo e la circolazione dei propri dati, a prescindere dagli obblighi nascenti dal vincolo contrattuale».
DATI SENZA CONTROLLO
Nello specifico, la commissione Industria, conferma irregolarità nella gestione dei numeri di telefono. Nello specifico registra: 1) la diffusione «su larga scala dell’uso di Internet e della telefonia mobile ha fatto emergere fenomeni quali la comunicazione senza controllo dei dati a soggetti terzi per fini di marketing e l’utilizzo illegittimo degli stessi; 2) la nomina di società terze come responsabili di trattamento da parte del titolare del trattamento dei dati dei privati; 3) la difficoltà di esercizio dei diritti previsti dall’articolo 7 del Codice della Privacy (il cittadino non riesce a sapere dai call center da chi e come abbiano avuto il proprio numero, né riescono a farsi cancellare dalle liste con richiesta orale, ndr); 4)le limitazioni connesse all’operatività del Registro delle opposizioni; la raccolta dei dati tramite formulari non corretti».
NUMERI CEDUTI
NON CONSAPEVOLMENTE
In più - evidenzia la commissione Industria - nell’era dei “Big Data” e del social business «l’analisi del valore generato dai dati personali, non sempre ceduti volontariamente e consapevolmente, è divenuto fondamentale per le strategie delle aziende».
REGISTRO DEI CONSENSI
Proprio in virtù di tutte queste considerazioni, la commissione Industria conferma la necessità di ampliare la funzionalità del Registro delle Opposizione. Ma invita a trasformarlo in un Registro dei «consensi: cosicché solo coloro che esprimono in modo palese la loro volontà, iscrivendosi a tale registro, possano essere contattati dalle imprese per finalità commerciali, sancendo la possibilità di visualizzare tutti i trattamenti a fini commerciali (dei dati personali) in essere e contestualmente esercitare la revoca del consenso».
DISCUSSIONE NON CONVOCATA
In qualche modo, la commissione Lavori pubblici due mesi fa, incassa il via libero della commissione Industria. Dopo di che i lavori si sono impantanati. Fino all’appello di Ranucci. Che, al momento, risulta caduto nel vuoto. La commissione giustizia al Senato venerdì non aveva messo all’ordine del giorno l’esame della Riforma del Registro delle opposizioni. Non della prossima seduta, per lo meno. Le telefonate moleste, quindi, possono continuare.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
