Astaldi vuole mollare i quattro nuovi ospedali
LUCCA. Astaldi vuole mollare la presa del project financing dei quattro nuovi ospedali della Toscana, ma – almeno ufficialmente – non per problemi economici. Il miliardo di debito di bilancio, a...
LUCCA. Astaldi vuole mollare la presa del project financing dei quattro nuovi ospedali della Toscana, ma – almeno ufficialmente – non per problemi economici. Il miliardo di debito di bilancio, a fronte degli 81 milioni di utile nel 2015, non preoccupa la società, che semplicemente non è più interessata a incassare i proventi della gestione per 19 anni – dal 2016 al 2034 – dei servizi non sanitari dell’ospedale Apuane di Massa, del San Luca di Lucca, del San Jacopo di Pistoia e del Santo Stefano di Prato.
Quattro ospedali costati all’incirca 100 milioni l’uno. Motivo? «Siamo una società di costruzioni, non gestiamo le infrastrutture». E lo mette nero su bianco in una nota inviata al Tirreno: «È normale che un’azienda che di mestiere realizza grandi opere possa avere nella propria strategia l’obiettivo di vendere la propria quota nella società concessionaria (Sat, ndr) a valle del completamento della fase di costruzione. È un processo usuale che avviene in tutto il mondo; in molti mercati a livello internazionale esiste un mercato estremamente importante di concessioni che vengono realizzate e poi cedute a grandi fondi infrastrutturali che sono specializzati nella gestione di infrastrutture».
Ma i Comuni storcono il naso. Non interessano più i soldi destinati dalla finanza di progetto sottoscritta con la Regione da Gesat, la società di gestione dei servizi non sanitari di cui fa parte la stessa Astaldi, insieme agli altri due costruttori Pizzarotti e Techint. Passano in secondo piano “il rimborso” della Regione da 40 milioni l’anno netti e l’incasso previsto da 3,5 dei parcheggi, gli affitti degli spazi commerciali, il lavanolo, le pulizie e le mense. Astaldi vuole vendere la sua quota azionaria in Sat (35%). Nessun accenno ai 200 milioni di debito contratti per costruire gli ospedali, nessun riferimento al fatto che anche per Gesat i conti non tornano come si pensava: entra un milione di euro l’anno invece che i 3,5 previsti. Il parcheggio dell’ospedale di Lucca è spesso vuoto, gli altri tre di Massa, Pistoia e Prato sono semivuoti. Gli affitti degli spazi commerciali non decollano.
E i Comuni storcono il naso su varie questioni. «A Pistoia siamo intenzionati a far valere nei confronti di Gesat il 15% di gestione dei posti auto nel parcheggio dell’ospedale: è scritto nell’accordo di programma del 2005», dice la vicesindaca Daniela Belliti. «A Prato hanno costruito un ospedale troppo piccolo rispetto alle esigenze della popolazione: ha due letti per stanza e non basta quando ci sono le emergenze», rincara la dose l’assessore alla salute di Prato, Luigi Biancalani.
La Regione per ora all’oscuro. Ma non è solo Astaldi che vuole uscire dal project financing. Techint se ne sarebbe già andata – è Astaldi a dirlo al Tirreno nella nota: altro 35% – mentre non si conosce la volontà di Pizzarotti (30%). Resta che a poco più di un anno dall’inaugurazione dell’ultimo dei quattro ospedali – quello delle Apuane – Astaldi voglia uscire dalla finanza di progetto. «Ovviamente nel realizzare la nostra attività – spiegano dal gigante delle costruzioni – rispettiamo tutte le regole previste dal contratto di concessione. In cui è scritto anche che, sino al momento del collaudo, occorra il gradimento dell’ente concedente (la Regione, ndr). La richiesta di gradimento verrà fatta al momento opportuno».
Infatti alla Regione si dicono all’oscuro. Per ora non sarebbe arrivata alcuna richiesta ufficiale di gradimento e dalle quattro ex-Asl coinvolte dicono che il collaudo tecnico-amministrativo di Pistoia si è concluso, si sta chiudendo quello di Prato, è in fase avanzata quello di Lucca, cui farà seguito quello per l’ospedale Apuane. Mentre Astaldi prepara le valigie.
Samuele Bartolini
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