Il presidio
I Comuni turistici mantengono Roma
Un fiume di milioni dalla Toscana verso le grandi città Rosignano perde 6 milioni, Forte 11. E Firenze ne trova 60
FIRENZE. «Forse a Rosignano non riusciamo a fare la manutenzione delle strade. A Firenze, di sicuro gliele asfaltiamo noi». E anche a Roma o Torino. Daniele Donati cerca di buttarla in battuta. Ma di ridere l’assessore al bilancio di Rosignano ne ha poca voglia. Nel suo bilancio mancano più di 5,6 milioni, fra rimborsi Imu che lo Stato non gli versa e soldi che lo Stato gli preleva per il “Fondo di solidarietà comunale”: un fondo istituito per aiutare gli enti locali in difficoltà. «E questo vuol dire dover imporre ai nostri cittadini l’addizionale Irpef o non poter contenere le tariffe dei servizi a domanda individuale, come la retta dei nidi o la mensa scolastica».
Il Fondo di solidarietà - spiega Anci Toscana - oggi si calcola non tenendo conto di quanto effettivamente spende o incassa dalle imposte un Comune. Si calcola in base alle sue capacità fiscali (quanto potrebbe incassare dalle imposte): perciò i Comuni turistici risultano svantaggiati, visto che hanno più seconde case e Imu più “esigibile”. Inoltre si calcola in base alla spesa presunta per l’erogazione dei servizi. La differenza fra entrate e uscite così calcolate, è quanto i Comuni devono avere o dare al fondo di solidarietà. E fa sì, ad esempio, che a Forte dei Marmi, il Comune - conferma il sindaco Franco Buratti - ha dovuto anche chiudere un nido (su due). Nel suo bilancio, il più tartassato della Toscana, infatti, il fondo di solidarietà pesa per quasi 11 milioni, fra mancate entrate (rimborso dallo Stato per Imu prima casa tagliata) e oltre 5 milioni da versare all’Erario.
In Toscana sono 28 i Comuni che, per il meccanismo del fondo di solidarietà, devono soldi a Roma. E la maggior parte sono Comuni a vocazione turistica. Si va dall’Abetone, a Castiglione della Pescaia. C’è praticamente tutta l’Elba (escluso Portoferraio, per la prima volta), la Versilia costiera, eccetto Viareggio (in dissesto finanziario), l’Argentario, la costa livornese, non Livorno. Mancano anche le città d’arte: Lucca, Pisa che vanta un credito nei confronti dello Stato di oltre 10 milioni e Firenze con un credito di 60 milioni. Anche se di turisti ne ha più di tutti. Non è un caso che da anni, i Comuni turistici, soprattutto costieri stiano tentando (invano) di far cambiare i parametri di calcolo del fondo di solidarietà, dice Alessandro Del Dotto, sindaco di Camaiore: «Nel 2011, lo Stato mi garantiva 111 euro di trasferimenti erariali per ciascun residente. Oggi io riscuoto le tasse e mantengo lo Stato. In poco più di dieci anni, il mio bilancio ha perso oltre 10 milioni di entrate, ho un margine di manovra di meno del 30%, posso investire in iniziative culturali, sportive e manifestazioni mezzo milioni, meno della metà di quando sono stato eletto sindaco. L’autonomia finanziaria degli enti locali esiste solo sulla carta». E non è un caso - aggiunge Donati da Rosignano - che alcuni Comuni del Nord Italia «abbiano impugnato davanti al Tar del Lazio gli atti con cui si stabiliscono i criteri di calcolo del Fondo di solidarietà. Noi non vogliamo abolirlo del tutto: comprendiamo l’utilità se le risorse vengono utilizzate per garantire il mantenimento di servizi nei comuni montani o in zone difficilmente raggiungibili. Ma non possono essere i Comuni turistici a mantenere gli investimenti nelle grandi città. Soprattutto considerando che il costo dei nostri servizi è molto più alto di quello calcolato e riconosciuto: noi non possiamo calibrarlo sui residenti, ma sulla popolazione aumentata, includendo anche i turisti».
Ilaria Bonuccelli
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