Il presidio
Pubblico impiego: precari sfruttati? Ora c'è il rimborso, ecco come averlo
Pubblico impiego: ecco i cinque requisiti per presentare il ricorso. Risarcimento fino a 50mila euro
C’è una chance di riscatto per chi lavora da anni nel pubblico impiego ma è ancora precario. C’è la possibilità di ottenere un risarcimento considerevole – fino a 50.000 euro – a mo’ di ristoro per il danno causato dal proprio stato di precarietà. E questo è possibile alla luce di diverse sentenze pronunciate nelle aule di giustizia italiane e europee. Nella Pubblica Amministrazione (Pa) accade non di rado che i contratti a tempo determinato vengano rinnovati – uno dopo l’altro – anche oltre la soglia di 36 mesi, nonostante la legge lo impedisca e senza che venga considerata l’anzianità maturata da chi è impiegato. Così il lavoratore entra in un circolo vizioso: accetta i rinnovi contrattuali inseguendo la speranza di una stabilizzazione, ma la sua condizione di precario gli impedisce, ad esempio, la possibilità di accedere al credito (finanziamenti, mutui…) e progettare il proprio futuro: è un danno che merita un risarcimento, secondo la Corte di Giustizia Europea.
Il primo passo. Per sapere se il ristoro spetta – e a quanto ammonta – si può consultare www.rimborsoprecari.it , sito web messo a punto dai professionisti di Gcp-Gestione Crediti Pubblici, società specializzata nel recupero crediti che il cittadino vanta nei confronti della Pa e dello studio legale Frisani di Firenze. Tramite il “portale”, ci si può fare un’idea anche del cammino legale da intraprendere, che si configura come un ricorso al giudice del lavoro da depositare su base provinciale. Per informazioni, si può chiamare il numero verde 800629585 o scrivere a info@rimborsoprecari.it .
I requisiti. Per potersi avvalere delle competenze del team di rimborsoprecari.it e fare ricorso, servono dei requisiti. Eccoli: aver prestato servizio per una Pa o per aziende partecipate; aver lavorato per più di 36 mesi; essere stato assunto con contratto a tempo determinato; aver lavorato alle dipendenze del medesimo datore di lavoro; aver svolto, per lo stesso datore, la medesima mansione o mansioni equivalenti.
Chi può fare ricorso. Può far valere il diritto, chi ha lavorato alle dipendenze della Pubblica Amministrazione. E quindi, ad esempio, gli impiegati amministrativi di Regioni, Province, Comuni, Comunità montane e consorzi e associazioni di esse; le guardie forestali della Regione; gli “assegnisti” impiegati negli enti pubblici di ricerca come il Cnr o nelle università e nelle scuole superiori universitarie; le maestre e le educatrici, gli insegnanti, il personale Ata delle scuole pubbliche; i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari delle Asl. Ma anche chi ha lavorato per le aziende a partecipazione pubblica: Poste Italiane, Ferrovie dello Stato, Anas, Enel, Eni, Finmeccanica, Alitalia…
Calcola il rimborso. Con il ricorso al giudice del lavoro, un precario può chiedere la stabilizzazione e ottenere un risarcimento. Se per la stabilizzazione la strada è un po’ più lunga e il risultato non scontato – per essere assunti a tempo indeterminato nel pubblico impiego è necessario vincere un concorso che l’ente prima deve bandire – per il risarcimento il percorso è in discesa, assicurano Silvia Malandrin di Gcp, e Emanuela Rosanò e Pasquale Tancredi, avvocati dello Studio Frisani. Per calcolare quanto spetta seguiamo le tappe di rimborsoprecari.it . Supponiamo che un lavoratore abbia avuto uno stipendio di 2.500 euro lordi mensili (pari a 1.800 euro netti): moltiplichiamolo la cifra per 14 (cioè 12 mensilità, più tredicesima, e quattordicesima) e dividiamo per 12: otteniamo la cosiddetta “ultima retribuzione globale di fatto”; moltiplichiamo la somma fino a un massimo ottenibile di 12 mensilità (è quanto ha stabilito nel 2016 la Corte di Cassazione a sezioni unite ): il risultato è quanto ci spetta, cioè 34.992 euro, a cui vanno aggiunte le somme degli scatti di anzianità, più interessi e rivalutazione, cioè fino a 50.000 euro esentasse. Un lavoratore che ha aveva uno stipendio decisamente più basso, di 1.000 euro lordi al mese, potrà ottenere fino a 19.600 euro; per 1.500 euro lordi al mese, fino a 29.400 euro. E le cifre, ottenute a titoli di risarcimento del danno, non sono tassabili.
Il costo della tutela. Per valutare il profilo del precario, verificare i requisiti, istruire e seguire nelle aule di Tribunale il ricorso,Gcp e Studio legale Frisani non chiedono alcun anticipo; la prestazione si paga solo ad incasso avvenuto, nella misura del 25% sulla somma incassata e di quattro mensilità in caso di stabilizzazione; nulla è dovuto se il ricorso non andasse a buon fine.
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