Il Tirreno

Toscana

Dove batte ancora il cuore dei comunisti

di Mario Neri
Dove batte ancora il cuore dei comunisti

Il palaexpo di Empoli diventa il simbolo dell’orgoglio rosso

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EMPOLI. Forse, se questa giornata ha un senso, dovrebbe cominciare da qui, dalla collezione di Torquato e da questa vecchia pagina de l’Unità. In fondo, i militanti che percorrono la tavolata in questo punto esatto della tovaglia rossa si fermano tutti con aria interrogativa, agnostica. Prima pagina di domenica 5 novembre 1967, anniversario della rivoluzione d'ottobre: “50 anni che hanno cambiato il mondo”, il titolone sottolineato di rosso.

Qui, in fondo tutto è rosso. Rosse le bandiere con la falce e il martello, rossi i manifesti concepiti con grafica neo futurista che ritraggono Lenin mentre con un gigantesco martello spezza le catene del capitalismo annunciando il concerto della Banda Bassotti, rosse le spillette, le calamite da frigo con la faccia del Che Guevara, i dettagli delle t-shirt sui banchi che le volontarie hanno allestito per finanziare Settembre Rosso e La Rossa, che non sono sottomarini sovietici ma le associazioni che hanno organizzato “Riprendiamoci il 21”. Il Palaexpo di Empoli ieri è diventato un tempio dell’orgoglio rosso, insomma, di un evento che «non solo celebra il 96° anniversario della nascita del Partito comunista ma anche il suo futuro, le radici e le ali per farlo di nuovo volare», dicono Paolo Gaccione e Paolo Papucci. Il primo, vecchio irriducibile della Empoli rossa e da un anno iscritto al ri-nato Pci, il secondo quarantenne di Lari con una tessera di Rifondazione, entrambi convinti che, sì, nell’era di Trump, Grillo e Le Pen da una parte e Renzi dall’altra, c’è ancora «spazio per noi», e che proletariato, lotta di classe, guerra al capitale non siano ferri vecchi di un vocabolario scaduto e sterile per leggere il mondo, «ma ancora parole buone per descriverlo e capirlo». E che insomma, il vento possa fischiare ancora più forte.

Al dibattito, a cui partecipano Emiliano Brancaccio e Alexander Hobel, docenti di economia all’università del Sannio il primo e l’altro di storia contemporanea alla Federico II di Napoli oltre che responsabile cultura del partito, ci sono almeno 250 persone. Per la festa serale con birra e salsicce e musica ne sono attese mille, e solo «perché a Livorno molti compagni sono in corteo a ripercorre il tragitto che fecero Gramsci e Bordiga dal teatro Goldoni al San Marco, oggi è nato il Pci oh!», esulta Gaccione, convinto che una Toscana rossa esista ancora. In potenza almeno. «In una sezione Dem proverebbero un’invidia tremenda, chi la vede più tanta gente», dice Gabriele Bini, 37 anni. In sala, molti ultrasessantenni, barbe castriste, ma anche tanti giovani come lui. Anzi, pure di più. «Non dobbiamo più avere vergogna, ma rivendicare con orgoglio le nostre parole e i nostri simboli senza cedere alla nostalgia». «Guardi che Marx è stato celebrato poche settimane fa dal Finalcial Times - dice Brancaccio - e perfino un turbocapitalista come Warren Buffet ha detto che la lotta di classe esiste, solo che la stanno vincendo loro. Le parole vanno solo attualizzate».

Sarà, eppure a guardare Torquato Papucci, 78 anni, 38 passati alla Piaggio, sembra che il problema siano proprio i confini tracciati da quel titolone, e dalle vecchie categorie ideologiche. Da giovane il suo mondo e quello degli amici era la sezione a Lari, le domeniche passate a consegnare l’Unità porta a porta e poi la fabbrica. «Ecco, ora che mi ci fa pensare, oggi le fabbriche in effetti son quasi sparite. E dove sono le sezioni? E dov’è il partito? Chi sono i deboli da difendere?». E soprattutto, Torquato, oggi si potrebbe fare lo stesso titolo, “100 anni che hanno cambiato il mondo”? Il vecchio segretario di sezione allunga la mano, sfiora la pagina, sembra quasi la accarezzi, e poi solleva gli occhi: «Non l’avevo mai portata in giro la mia collezione, secondo lei dovrei rifarlo?», chiede indicando il quadro con la raccolta di tessere: si va dagli anni 50 agli 80. Gli amici che oggi votano Pd, il circolo quasi non sanno neppure se esista, eppure il Pd prende il 30%, il resto fagogitato dai 5 Stelle, e quel che resta dei comunisti a malapena raggiunge l’l%. «I grillini vanno rispettati - dice Papucci - alcuni sono anche dei nostri, o meglio, erano». «Ma Grillo, suvvia, un fenomeno piccolo borghese. Così nacque lo squadrismo», dice Gaccione. Tutti qui sono convinti che il point break sia stato la svolta della Bolognina. «Eravamo un partito da 12 milioni di elettori...». Nella “personale” di Torquato si va dai titoli sui funerali di Stalin a quelli sul boom di voti del ’76. «Certo la nostra storia è costellata di contraddizioni, ma non dobbiamo resettare tutto. Abbiamo sbagliato, qualcuno dei compagni si sente una curva, un cerchio di ultrà e invece dobbiamo aprirci». Insomma, il comunismo sarebbe tornato di moda. Anche se l’eredità di consensi se l’è presa il Pd e ora a saccheggiare un po’ di vocabolario ci si sono messi i populisti. «Sì Trump alza il pugno, ma attenzione a confondere le nostre istanze con quelle del populismo», dice Hobel. E il presidente Rossi e la sua rivoluzione socialista? «Rossi? Noi il compagno Enrico si conosce, che tu credi? Un leaderista..», aggiunge Gaccione.

Ma non sarà che a isolarvi sia quella tavola rossa, con i giornali e i titoli agiografici su Stalin? Se dici Stalin pensi Gulag no? E come la mettete con la Cina che va a Davos con i turbocapitalisti? «La Cina è passata dal medioevo alla modernità in 20 anni, un prezzo andava pagato», dice Gaccione, ma «guardatevi intorno: precariato, lavoratori sfruttati, diseguaglianze. Certo non si può pensare che i modelli di un tempo siano quelli di oggi. Noi siamo tutti guevaristi ma nessuno di noi si sognerebbe di combattere la rivoluzione nei boschi di Santa Luce, però cos’è tutto questo se non sfruttamento. Per questo le nostre pareti sono le stesse: anticapitalismo, antifascismo, antirazzismo». Ecco, l’altra settimana hanno fatto un’esposizione qui con le statuine del Duce: «Tranquilli, abbiamo gli anticorpi. Rossi, e grossi così»

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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