Il Tirreno

Toscana

Lucca, il Pd si spacca verso tre candidature

di Luca Cinotti

Il sindaco uscente Tambellini non gradito all’ala renziana

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LUCCA. Tre nomi, una poltrona e un partito a brandelli. Il panorama del Pd lucchese a pochi mesi dalle elezioni comunali ricorda quello della dissoluzione della Jugoslavia: fazioni che si combattono senza esclusioni di colpi, veleni e livori che arrivano sul piano personale, veti incrociati. E un odore di cupio dissolvi che aleggia su tutto. Se non ci saranno sorprese dell’ultimo momento (cioè entro stasera, al più tardi domani), i democratici si presenteranno con tre candidati alla consultazione prevista per la prossima primavera. Il primo è il sindaco uscente, Alessandro Tambellini: non renziano, molto vicino al governatore Enrico Rossi, nel 2012 ha posto fine al digiuno del centrosinistra nell’ex mosca bianca, governata per cinquant’anni dalla Dc e poi dal centrodestra, con un’unica parentesi fra il 1994 e il 1998. Tambellini non sarebbe il candidato ufficiale del Pd: questo casacca sarebbe indossata da Stefano Baccelli, ex popolare, renziano, presidente della Provincia per due mandati e oggi consigliere regionale. Terzo incomodo Matteo Garzella, giovane presidente del consiglio comunale, in rottura prolungata con il sindaco e la sua maggioranza.

Primarie sì, primarie no. Il punto di rottura è stato sulla ricandidatura di Tambellini senza le primarie. Il sindaco, da mesi, andava annunciando che non avrebbe accettato queste consultazione, considerandole comunque una diminutio del proprio operato. E rimarcando che mai, in consiglio comunale, sono state sollevate critiche alle scelte dell’amministrazione. In realtà, in questi cinque anni, le tensioni ci sono state - soprattutto sull’urbanistica. Ma Tambellini ha potuto contare su un consiglio “blindato” e i distinguo non sono mai andati oltre prese di posizioni personali. Proprio questa autonomia del sindaco, però, è stata mal digerita dai renziani, che in Lucchesia hanno come potente referente il senatore Andrea Marcucci. E l’idea delle primarie per disarcionare Tambellini e sostituirlo con Baccelli è stata accarezzata da tempo. Se il 4 dicembre avesse vinto il “Sì” al referendum costituzionale, la consultazione interna sarebbe stata pressoché certa. Il “No” uscito dalle urne ha però indebolito i renziani e portato le parti intorno a un tavolo - mediato e voluto anche dal governatore Rossi e dal segretario regionale del Pd Dario Parrini - per tentare una composizione.

L’accordo saltato. È stato a questo punto che la crisi è esplosa. A lungo si è pensato che l’accordo potesse essere raggiunto, anche grazie all’opera del commissario Stefano Bruzzesi, inviato dal regionale per gestire l’unione comunale dopo le dimissioni del segretario. Ma la trattativa si è stoppata drammaticamente sulla questione delle liste. In sostanza, a Tambellini è stato proposto il “metodo Rossi” (dal nome del presidente della Regione): candidatura unitaria e senza primarie, ma presenza forte dei renziani in giunta e candidature in lista scelte dal partito. Con - sottinteso - una forte trazione renziana. Su quest’ultimo punto si è innestato il “veto” dei renziani ad alcuni nomi particolarmente vicini a Tambellini, come la vicesindaca Ilaria Vietina e il capogruppo Pd Francesco Battistini. In più, i tambelliniani hanno sempre ritenuto di essere “schiacciati” dalla presenza in lista di un numero esorbitante di renziani, che non poteva essere controbilanciato neanche dalla previsione di una o due liste civiche espressione del sindaco. Risultato: l’ultimo tentativo di mediazione, in un incontro a Firenze lunedì sera, è naufragato fra accuse incrociate. E al commissario Bruzzesi non è rimasta altra scelta per dare il via alla procedura per le primarie, previste fra il 19 febbraio e il 5 marzo. In realtà, anche in queste ore uno spiraglio per l’accordo è ancora aperto, ma dovrebbe passare da un ammorbidimento dei toni e da un punto di caduta ben definito, probabilmente con due liste separata espressione del Pd: una “ufficiale”, con simbolo, dei renziani e una del sindaco. Dovesse saltare questa mediazione, Baccelli scenderebbe ufficialmente in campo cominciando a raccogliere le firme per le primarie.

Il terzo incomodo. Primarie che, però, rischierebbero di rimanere deserte. Perché Tambellini non vuole parteciparvi e anche Garzella si è sfilato da tempo. Quest’ultimo, infatti, sostiene che la consultazione avrebbe senso solo con la presenza di Baccelli e di Tambellini. E comunque non si fida dei due e dei tentativi per raggiungere quello che chiama un «accordo sottobanco». Così ha dato appuntamento al primo turno, spiegando che saranno quelle le vere primarie.

Le altre forze. Il centrodestra sta alla finestra, aspettando gli eventi. In pole position c’è il giornalista Remo Santini, ma la strategie potrebbero cambiare a seconda dell’avversario. Il M5S, spaccato al proprio interno, non ha ancora espresso un candidato. E così gli unici a essersi fatti avanti sono Fabio Barsanti (CasaPound), Marco Santi Guerrieri (fuoriuscito da Fratelli d’Italia) e lo storico dell’arte Luca Nannipieri, assessore della giunta leghista di Cascina. Grande, insomma, la confusione fra le Mura.

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