Il Tirreno

Toscana

Una bomba sul parabrezza ma la miccia si spegne

Una bomba sul parabrezza ma la miccia si spegne

Un ordigno che poteva uccidere. È stato posato nella notte sopra all’auto in sosta Vendetta o avvertimento, l’autore ha tentato di riaccenderla poi è scappato

4 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. Una bottiglia piena di benzina, incastrata in un tubo di plastica arancione, riempito per una decina di centimetri di polvere da sparo. E una lunga miccia bruciata a metà, probabilmente difettosa, che si è spenta prima che facesse esplodere l’ordigno.

Momenti di paura nella tarda mattinata di ieri in viale Adua, a Pistoia, dove, uscendo di casa, un uomo ha trovato, appoggiata sul cofano della sua auto, parcheggiata davanti al portone del condominio, una rudimentale bomba. Erano all’incirca le 11. Avvertito il 113, sul posto – praticamente sotto il Ponte Europa, davanti all’autolavaggio – sono dapprima accorsi i poliziotti della Squadra volante, e poi, constatata la fondatezza dell’allarme, altre pattuglie della questura di via Pertini e gli artificieri della polizia di Firenze.

Con l’aiuto di vigili urbani e carabinieri, la polizia, coordinata dal vicequestore Antonio Fusco, ha provveduto a chiudere al traffico il viale e le rampe del cavalcavia. Quindi gli artificieri, indossate le tute protettive, hanno posizionato sul cofano dell’auto – una Mercedes classe A di un 34enne albanese con precedenti penali – un cannoncino ad acqua compressa, che ha sparato la sua carica dirompente contro la bomba, riducendola in mille pezzi e rendendola inoffensiva.

L’allarme è rientrato attorno alle 14, ma per un’altra ora il tratto di viale Adua dove era parcheggiata l’auto è rimasto chiuso per consentire i rilievi della polizia Scientifica. La Squadra mobile sta indagando per accertare la natura del fallito attentato, messo in atto, certamente, durante la notte. Escluse fin da subito piste di natura terroristica.

Nel condominio davanti al quale era parcheggiata l’auto del 34enne albanese, al numero 298 di viale Adua, abitano soprattutto stranieri. Nel pomeriggio l’uomo – che ha alle spalle trascorsi legati agli stupefacenti e a reati contro il patrimonio – è stato sentito in questura dagli inquirenti, per capire se dietro al fallito attentato possa esserci una vendetta nei suoi confronti, oppure un avvertimento. Ma al momento non viene escluso che, visto che la Mercedes era parcheggiata – da tre o quattro giorni – proprio davanti al portone del palazzo, a poco più di un metro di distanza, obiettivo del gesto potesse essere qualcuno tra gli altri condòmini.

Comunque, il proprietario dell’auto ha spiegato che quando la sera di sabato è rincasato sul cofano non c’era niente. Chi ha agito, quindi, lo ha fatto durante la notte. Il rudimentale ordigno, creato con una bottiglia di plastica e un tubo arancione da idraulica, si trovava all’interno di una busta di plastica con evidenti segni di bruciatura: testimonianza che, oltre allo spezzone di una quindicina di centimetri di miccia, qualcuno aveva effettivamente cercato di farlo esplodere in tutti i modi. Per poi desistere, forse costretto ad allontanarsi dall’arrivo di qualcuno.

Fatto sta che la bomba è stata scoperta solo alle 11 della mattina successiva, dal proprietario, che, una volta capito di cosa si trattava, ha chiamato il 113. Messa in sicurezza la zona, con la chiusura di un lungo tratto del viale, è toccato agli artificieri della polizia fatti intervenire da Firenze il compito di rendere inoffensivo l’ordigno. Dapprima, indossato l’apposito “scafandro” protettivo, uno di loro ha eseguito un sopralluogo, per poi posizionare sul cofano un cannoncino ad acqua telecomandato, capace di sparare un “dardo” d’acqua ad altissima pressione in grado di disarticolare in una frazione di secondo qualsiasi cosa incontri sulla sua traiettoria: il getto è così veloce e potente che l’eventuale innesco non sarebbe in grado di comandare l’ordigno esplosivo.

Una volta raggiunta la distanza di sicurezza e fatti allontanare tutti i poliziotti, il caporeparto degli artificieri, dopo un breve conto alla rovescia, ha premuto il bottone del radiocomando. Come quello di un grosso petardo, lo scoppio del cannoncino è stato udito a centinaia di metri di distanza. L’acqua compressa ha disintegrato la bomba, sfondando anche il parabrezza dell’auto. Quindi è toccato alla polizia Scientifica catalogare tutti i frammenti dell’ordigno. Anche se, come detto, la bomba era a prima vista composta da benzina e polvere pirica, saranno le analisi sui campioni inviati in laboratorio a darne la conferma.

In ogni caso, secondo gli artificiali l’ordigno, per le sue caratteristiche, sarebbe stato in grado di causare notevoli danni: avrebbe potuto uccidere chi si fosse trovato a passare nei pressi al momento dell’esplosione.

Massimo Donati

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web