L’ALLIEVO DI CALAMANDREI CHE INCANTAVA CON LE PAROLE
di VALDO SPINI Eravamo stati eletti alla camera dei deputati nello stesso anno, il 1979. Lui presidente della Regione Toscana con già un prestigioso cursus honorum alle spalle. Io giovane deputato...
di VALDO SPINI
Eravamo stati eletti alla camera dei deputati nello stesso anno, il 1979. Lui presidente della Regione Toscana con già un prestigioso cursus honorum alle spalle. Io giovane deputato trentatreenne. Le correnti erano diverse: lui nenniano e poi tra i più stretti collaboratori di Bettino Craxi, io della sinistra lombardiana. Non sono mancati i momenti di scontro, anche perché il sistema delle preferenze provoca una forte competizione all'interno dei singoli partiti, quando ci siamo trovati nella stessa lista. Ma sempre con reciproco rispetto e reciproca stima. Il tratto personale di Lagorio era del resto molto signorile. Quando a 35 anni, nel 1981, divenni vicesegretario del Psi e feci la prima apparizione pubblica a Firenze, alla gloriosa sezione del Psi Gustavo Console, Lelio volle venite a salutarmi e congratularsi.
La radice greca di Lelio richiama nel significato qualcuno che parla e Lagorio, che era anche avvocato, era un grande oratore. Di lui si diceva scherzando che se anche gli avessero dato da leggere in pubblico l'elenco telefonico, lo avrebbe fatto in modo da attrarre l'uditorio. Teneva molto a ricordare di essere stato allievo e assistente di Piero Calamandrei, e la sua prima militanza politica era stata in Unità Popolare, il movimento degli ex azionisti fiorentini, da cui era entrato nel 1957 nel Psi, il partito in cui militerà poi per tutta la vita.
Molti sono gli aspetti della sua vita nelle istituzioni che si potrebbero ricordare. Qui ci si concentrerà su due. Lelio Lagorio è stato il primo presidente della Regione Toscana. Con il democristiano Piero Bassetti della Lombardia e il comunista Guido Fanti dell'Emilia fu tra gli uomini di punta del nuovo istituto democratico.
Nel 1980 divenne invece ministro della Difesa, il primo socialista a ricoprire questo incarico. Lo fece politicamente molto bene, con la particolare capacità di capire il mondo militare che gli veniva dall'essere figlio di un ufficiale dello Stato Maggiore. Si trovò a gestire la questione degli euromissili, la risposta della Nato all'installazione da parte sovietica dei missili a media e a corta gittata sul confine europeo. Questione delicata e determinante nello scacchiere geopolitico d'allora, che portò alla rimozione di quei missili da una parte e dall'altra.
Uscito dalla politica, lo si poteva incontrare in Biblioteca Nazionale dove preparava una serie di libri di storia sia locale (Volterra), sia politica, sugli ultimi anni del Psi, sia sulle vicende di politica militare. Del resto, venuto meno il Psi dei suoi anni, non aveva motivi particolari di impegno. Portava magnificamente i suoi novant'anni. Per questo rimasi sorpreso quando, telefonandogli per gli auguri di Natale, seppi dalla moglie Vanna che era caduto e lo si era dovuto ricoverare in ospedale.
Era un politico di elevata preparazione professionale e culturale, come in genere nella prima Repubblica si richiedeva. Uno dei principali leaders del psi craxiano, ma sempre con una misura nel comportamento che lo faceva rifuggire dalle esibizioni di potere di molti protagonisti di quel periodo.
La prima volta che ho avuto occasione di incontrarlo è stato quando nel 1961 accompagnò noi, giovani di "Nuova Resistenza" dal prefetto che ci aveva vietato una manifestazione, per perorare la nostra causa. Ed è con lo spirito di quegli anni che gli rivolgo il nostro consueto saluto: ciao Lelio!
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