Il Tirreno

Toscana

Trovati nuovi resti, forse ucciso dal gelo

di Libero Red Dolce
Trovati nuovi resti, forse ucciso dal gelo

Spedizione della polizia sui sentieri del ritrovamento. La nuova ipotesi: si era perso e non è più riuscito a tornare

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MASSA. C’è un bivio: una strada ti smarrisce, l’altra, forse, dopo un lungo giro ti riporterà a casa. È il sentiero 38 direzione Vinca. Collega due borghi di cavatori. L’uomo senza testa ha preso quella sbagliata, ha superato la biforcazione che arriva fino a Foce di Vinca e ha preso a sinistra, il sentiero che serve le cave. Un errore, a sentire gli inquirenti guidati dal vicequestore Antonio Dulvi Corcione. La scelta sfortunata di chi quei sentieri non li conosce e poi smarrito non è riuscito a tornare indietro sorpreso da un malore o dall’assideramento.

Sono tornati su in più di 15 ieri, tra poliziotti e uomini del Servizio di soccorso alpino. Un sopralluogo ad ampio raggio per trovare quel che manca per comporre il puzzle. A partire dalla testa del cadavere. Due squadre su due sentieri diversi, le montagne battute palmo a palmo. Intorno al corpo nessuna traccia di fuochi accesi, non ha nemmeno cercato riparo. Eppure d’intorno c’erano delle case, seppur diroccate. O dei massi. Ma nulla, il corpo era esposto agli elementi. E forse lì sta la chiave del mistero.

«Riteniamo che si sia sentito male – spiega Corcione – un malore lo ha colto, magari mentre pensava di tornare indietro dal percorso che aveva imboccato. Se prima tutte le piste erano aperte, compresa quella dell’omicidio, adesso ci pare più chiaro che deve essersi smarrito mentre camminava. Magari il freddo o la neve lo hanno sorpreso, non lasciandogli scampo».

Il pellegrino smarrito. In tasca le istruzioni su come comprare un biglietto del treno per Tolosa e le indicazioni per la diocesi di Pisa. Nessun portafogli e 35 euro in contanti. Qualche scontrino: pagati un caffè, patatine e pezzi di tavola calda.

E ieri la scoperta, nel luogo dove hanno trovato il cadavere, di altri effetti personali che gli agenti stanno analizzando. Pare fossero suoi. «Ci rafforzano nella nostra idea che si tratti di una persona che frequentava il giro delle Caritas – spiega Corcione – qualcuno che usufruiva delle mense e di servizi per gli indigenti. Qualcuno, e questo è sicuro, che viaggiava molto». Probabilmente uno straniero, dato che non c’è nessun collegamento con il territorio. Né denunce di scomparsa, né indizi addosso.

Le novità. Denti e resti ossei. La prima volta con il cadavere da tirare su in cordata, tra il freddo e il peso, non li avevano notati. Eppure c’era per terra ancora qualche resto del cadavere senza testa. Del cranio però nessuna notizia. Può essere scivolato nel dirupo o qualche animale lo ha trascinato via. D’altronde quando lo hanno ritrovato il corpo era già smembrato. In pratica la parte di sopra non esisteva più. C’era la colonna vertebrale quasi integra e intorno, sparpagliate, le costole.

«Probabile che degli animali abbiano trovato il corpo e lo abbiamo aggredito – sostiene Giorgio Baldini, capo stazione del Soccorso Alpino – magari anche bestiole non proprio piccolissime. La parte di sotto era più integra invece, aveva ancora indosso le mutande e i pantaloni. Tanto che quando lo abbiamo spostato si è sentito un tremendo odore, quella parte doveva essere ancora in decomposizione, protetta dagli indumenti».

Il briefing. Una squadra è ancora su per uno dei sentieri, mentre l’altra è scesa giù verso rifugio dei Pisani. Si tirano fuori le cartine per dare un senso, per provare a entrare nella testa di chi su quella montagna ha trovato la sua tomba.

Resta in piedi un dubbio, un mistero che più di altri sembra difficile da squarciare. Cosa o chi lo ha portato lassù? All’inizio del sentiero nessun mezzo, eppure per arrivare all’imbocco del 38 c’è una strada in salita che anche in auto, dal lato massese, impegna per almeno 15 minuti di tornanti ripidi. Da Colonnata invece si arriva dal centro con diverse corse di autobus. E poi c’è da scarpinare fino a Vinca. Da casa dei pisani al punto del ritrovamento sono 40 minuti di passeggiata per un esperto. Chi non ha confidenza quei sentieri può metterci anche un’ora e più. Per finire in un posto come quello due sono le ipotesi: o ti sei perso o ti ci hanno portato. Da ieri gli inquirenti propendono con più convinzione per la prima. Qualcosa di più dirà l’autopsia e l’esame genetico che faranno la prossima settimana. A quel punto forse si potrà dire qualcosa di più su un eventuale assideramento o sulla causa di morte.

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