Il Tirreno

Toscana

Quel biglietto che porta a una parrocchia di Pisa

di Danilo D’Anna
Quel biglietto che porta a una parrocchia di Pisa

Il foglio era tra i resti dell’uomo trovato smembrato sul Monte Sagro Sopra l’indirizzo di una chiesa. Trovati anche scontrini di bar della Valdicecina

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MASSA. Da una parte c’è un corpo irriconoscibile, dall’altra una serie di indizi che sembrano voler parlare per suggerire la soluzione agli inquirenti: un biglietto con scritto l’indirizzo di una parrocchia nei pressi di Pisa, una serie di scontrini di bar della Valdicecina e infine un appunto su un biglietto ferroviario dall’Italia a Tolosa, poche righe che spiegano come e dove acquistarlo. E infine un nominativo sul giubbotto che indossava la vittima. Ci sono tutti gli elementi per un giallo, a tinte noir. Perché quel corpo senza testa, braccio e bacino potrebbe essere il risultato di un omicidio compiuto a mille metri di altezza, alla Casa dei Pisani. Sentiero 38. Sul monte Sagro. Un luogo che offre una vista mozzafiato sulle vecchie cave e che, alla bisogna, è un posto dove si può compiere qualunque malefatta senza essere visti. Anche uccidere.

E il capo della squadra mobile di Massa Carrara, Antonio Dulvi Corcione, sembra seguire proprio la pista del delitto. Anche se le tracce raccolte dai suoi uomini e dalla scientifica sembrano suggerire più un incidente che un atto violento. Ma l’intuito del vicequestore è stuzzicato dal dirupo in cui giovedì 29 dicembre un gruppo di speleologi fiorentini ha trovato per caso i resti dell’escursionista. Un anfratto che dalla strada era impossibile scorgere. L’impressione è che sia stato buttato lì di proposito, insomma; da qualcuno che conosce quei luoghi alla perfezione (l’omicida potrebbe essere un apuano). Ma per poter dire omicidio bisogna avere le prove e senza autopsia non ci sono. L’esame autoptico verrà fatto all’istituto di medicina legale di Pisa tra qualche giorno e servirà per chiarire l’etnia della vittima e soprattutto dirà se quella testa è stata staccata di netto oppure no. Nel primo caso bisognerà dare la caccia a un assassino, nell’altro invece ci troveremmo di fronte all’ennesima disgrazia avvenuta sulle Apuane (forse perché quel tizio si è avventurato sulle rocce con un paio di Converse invece che con gli scarponcini). Sono le uniche ipotesi che restano in piedi, dato che il suicidio non viene preso neppure in considerazione.

Il problema ora è capire di chi è quel corpo. Non ci sono denunce di scomparsa che possono avere una minima attinenza con questo caso, ma ci sono quegli scontrini che portano in Valdicecina e quell’indirizzo di una parrocchia pisana. E il nome sul giubbotto. La squadra mobile proprio grazie a questi elementi che ha raccolto è convinta che quel cadavere appartenga a uno sbandato, uno che ha lasciato i suoi affetti da tempo. Ed è per questo che nessuno lo cerca. Ma proprio l’ipotesi di un senzatetto, rafforzata dalla traccia della chiesa, lascia perplessi: che ci faceva a mille metri? Chi lo ha convinto ad andare lassù? È impensabile che si sia avventurato da solo, il sentiero che unisce Colonnata a Vinca non è conosciuto da chi passeggia in montagna. Ci vuole gente esperta, preparata fisicamente. Anche se è vero che fino alla Casa dei Pisani è una balconata in piano, c’è un punto difficile nei pressi del dirupo dove sono stati trovati i resti dell’escursionista senza nome. Ma si capisce a vista d’occhio che con un paio di snakers è una pazzia affrontarlo. Perché commettere una simile imprudenza?

Ecco perché il giallo puzza di omicidio. Quel poveretto forse è stato attirato con l’inganno fin lassù credendo di fare una camminata con un amico, invece appena ha voltato lo sguardo per ammirare il panorama è stato colpito. Sulla testa. La prima cosa che l’assassino ha fatto sparire, insieme a un braccio che poteva renderlo riconoscibile (un tatuaggio oppure una cicatrice piuttosto che una voglia). E se il killer è uno che frequenta il posto, potrebbe aver nascosto il cadavere e poi esserci tornato col buio per smembrarlo e disfarsene in maniera definitiva. Ma quale può essere il movente di un gesto così efferato? Il vicequestore Corcione sta proprio cercando di scoprirlo: il riferimento al viaggio in treno a Tolosa può fornire lo spunto per far sbrogliare una matassa che al momento è piuttosto ingarbugliata.

In attesa del responso del medico legale, la squadra mobile vuole ricostruire gli spostamenti dello sconosciuto: dalla sua presenza in Valdicecina, alla parrocchia vicino Pisa. Eppoi il suo arrivo a Massa. Non c’è nulla di lui da mostrare però a chi potrebbe averlo incrociato . Soltanto un paio di Converse misura 43 e un giubbotto con un nome stampato nella fodera.

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