Il presidio
L’inchiesta sui fanghi «Il territorio è sano»
Il Comune di Peccioli: «Dalle indagini nessun inquinamento»
PECCIOLI. Da una parte c’è l’inchiesta della Procura della Repubblica di Firenze che ritiene di avere interrotto un presunto giro di smaltimento illegale di fanghi industriali da cartiere e da alcuni depuratori della provincia di Lucca. E le prime analisi sui materiali sequestrati da Arpat arrivano a confermare le ipotesi della procura che il 13 settembre scorso hanno portato all’arresto di sei imprenditori. Cioè che nei fanghi sequestrati ci sia una concentrazione di idrocarburi oltre i limiti previsti dalla legge.
Dall’altra c’è il Comune di Peccioli che ha commissionato un’indagine sui terreni utilizzati per lo spandimento dei fanghi industriali depurati e che difende a spada tratta la propria terra. «Possiamo affermare senza incertezza che il territorio è pulito e non è per niente inquinato», ha ripetuto più volte il sindaco del piccolo comune dell’Alta Valdera, Renzo Macelloni. Per arrivare ad affermare questo è stata compiuta una massiccia analisi dei terreni (circa 300 ettari) per valutare se l’eventuale spandimento improprio abbia provocato inquinamento. I risultati sono opposti. La Procura sostiene che i fanghi non erano trattati in maniera adeguata. Il Comune dice che il territorio, anche se gli agricoltori hanno fatto arrivare questi fanghi, è salvo. Chi ha ragione? Abbiamo rivolto la domanda all’ingegnere Giovanni Lippo, esperto in gestione di impianti di trattamento, recupero e smaltimento rifiuti.
In cosa differiscono le indagini svolte dalla Procura e dal Comune?
«Sono due lavori molto diversi; uno mira a scoprire se sono stati commessi reati come lo smaltimento abusivo di fanghi in agricoltura. L’altro vuole capire se i terreni sui quali sono stati riversati i fanghi risultano inquinati con conseguente potenziale grave danno alle attività economiche locali. In caso di non inquinamento il Comune intende rasserenare il clima e recuperare la fiducia fra consumatori e attività agricole».
I risultati delle indagini svolte sembrano essere in contrasto...
«No. Lo studio del Comune è totalmente autonomo, proprio perché vuole verificare lo stato qualitativo dei terreni agricoli a prescindere dalla conoscenza della qualità dei fanghi utilizzati».
Che tipo di verifiche sono state fatte?
«L’indagine ha previsto la caratterizzazione di circa 400 ettari, suddivisi nelle diverse proprietà localizzate all’interno del territorio Comunale. La metodologia operativa ha previsto la suddivisione di tutta l’area in oggetto in maglie di indagine; all'interno di ogni maglia è stata posizionato un punto di prelievo. Questo ha permesso di realizzare una mappatura uniformemente distribuita su tutti i territori soggetti a caratterizzazione. Data la tipologia di verifica, si è prevista la realizzazione di un esaustivo protocollo analitico comprensivo della ricerca di metalli, idrocarburi ed idrocarburi policiclici aromatici (IPA). Parametri che possono essere presenti in significative concentrazioni nei fanghi».
Si può dire che i terreni sono inquinati?
«No, i terreni non sono inquinati. L'esito del monitoraggio commissionato dal Comune ha dimostrato che sui terreni indagati che sono stati interessati dall'attività di spandimento negli anni passati, secondo quanto previsto dal Testo unico ambientale, per siti ad uso verde/residenziale, c'è conformità normativa. Pertanto tali esiti hanno portato ad escludere la presenza di contaminazioni diffuse per tutti i traccianti di contaminazione». Prima di procedere allo spandimento dei fanghi le aziende verificano la tipologia del terreno. E’ possibile, secondo i tecnici, che i fanghi una volta lavorati e mescolasti con la terra non siano in grado di alterare l’ambiente.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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