Il presidio
Chiamate solo con il consenso
I consumatori propongono al Senato un Registro per chi vuole ricevere le proposte
LIVORNO. Federconsumatori e Adusbef vorrebbero ribaltare la situazione. Vorrebbero un “Registro dei Consensi”, invece che un “Registro delle Opposizioni”: un elenco al quale gli abbonati si iscrivono se vogliono ricevere le telefonate commerciali. In mancanza di questa possibilità, si accontentano anche della possibilità di iscrivere al Registro delle Opposizioni i numeri fissi non inseriti negli elenchi telefonici e i cellulari.
Certo Rosario Trefiletti (Federconsumatori) ed Elio Lannutti (Adusbef)- fanno sapere alla commissione Lavori pubblici e Comunicazioni del Senato - considererebbero solo «un timido passo avanti» l’approvazione di questo provvedimento nella lotta al telemarketing selvaggio che «spesso prende di mira persone anziane e, nel peggiore dei casi, dà luogo a pratiche commerciali scorrette, quali l’attivazione di contratti non richiesti». I due presidenti delle associazioni di consumatori intervengono sui disegni di legge presentati dalla senatrice Anna Bonfrisco (CoR) e dalla senatrice Manuela Granaiola (Pd) per riformare il Registro delle Opposizioni, in modo da tutelare di più i cittadini dalle chiamate commerciali indesiderate.
I due disegni di legge sono stati stimolati dalla campagna che Il Tirreno conduce da settembre contro il telemarketing selvaggio. Abbiamo lanciato una petizione su change.org (a quota 113.000 firme circa) per cambiare la legge e denunciato l’assenza in Italia di una normativa che tuteli tutti i 115 milioni di numeri assegnati, limitandosi a proteggere (con molti limiti)i circa 13,5 milioni di numeri pubblicati negli elenchi telefonici. E neppure quelli, visto che nel Registro delle Opposizioni sono iscritti circa 1,5 milioni di numeri.
Il caso di Maria Teresa Barghigiani, lettrice de Il Tirreno, è emblematico: ci aveva segnalato a settembre di essere bersagliata da call center di Milano, Roma e varie altre città. A distanza di tre mesi ci scrive: «Leggo sul Tirreno che la legge di riforma del telemarketing, con il cambio di governo, andrà alle calende greche. Io, però, continuo a essere molestata soprattutto sul cellulare, dal momento che ho tolto il telefono fisso, dai prefissi 02, 06 e in particolar modo da 0875 (Termoli). Ho inviato nuovamente una segnalazione alla polizia postale ma non ho ottenuto nulla. È una vergognosa vessazione legalizzata».
Per Trefiletti e Lannutti lo Stato dovrebbe almeno regolamentare gli orari, introducendo fasce orarie vietate alle chiamate commerciali: in realtà il divieto per i festivi e il sabato pomeriggio già esiste. Vorrebbero, però, che fosse esteso alla mattina presto o all’ora di pranzo. Come vorrebbero controlli più stringenti sulle pratiche scorrette. Invece, Rete consumatori Italia, tramite l’avvocato Alessandro Rocchi (presidente di Assoutenti-area metropolitana di Bologna) avanza una proposta alternativa al Senato: l’ampliamento «della funzionalità del Registro delle Opposizioni» e il contrasto alle aziende che «spacciano per obbligatorio il consenso dell’utilizzo dei dati per fini commerciali».
In sintesi, la proposta di legge introduce l’obbligo per le imprese di comunicare al privato ogni anno (entro il 31 marzo) il riepilogo dei dati personali e la finalità di trattamento. La mancata comunicazione impedisce l’utilizzo a fini commerciali dei dati del cliente. Inoltre la proposta prevede di ampliare la funzionalità del Registro delle Opposizioni: ogni cittadino (che si identifichi) in via telematica può visualizzare i dati rilasciati e revocare il consenso al trattamento. L’obbligo di comunicare i dati dei cittadini al Registro è obbligatorio per le imprese con 250 dipendenti e facoltativo per le altre (che godranno, però, di agevolazioni).
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