Il Tirreno

Toscana

Alla Caritas uno su tre è italiano

di Samuele Bartolini

Solo dieci anni fa erano meno di un quinto. Cinquemila toscani poveri “cronici”

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FIRENZE. C’è un esercito silenzioso di oltre cinquemila persone che chiedono aiuto da 5-6 anni, ma non c’è verso di farle uscire dalla situazione di indigenza in cui si trovano. E non inganni il fatto che sono diminuite le situazioni di disagio (nel 2015 la Caritas ha aiutato 22mila persone, il 15% in meno del 2014): in realtà è la povertà che si è cronicizzata e non se ne va. Poi c’è l’aumento dei toscani poveri. Bussano alla porta dei Centri d’ascolto perché fanno fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, non riescono a comprare un paio di scarpe nuove: sono passati dal 19,9% del 2007 al 36,1% del 2015.

Mentre diminuisce l’incidenza degli immigrati, scesa dall’80,1% al 63,9%. La causa maggiore del crollo del tenore di vita è la disoccupazione (75,1%), mentre la recessione economica ha accentuato la crisi della famiglia, primo e principale ammortizzatore sociale. Ma si può avere anche un lavoro, si può avere una casa dove tornare la sera ed essere ugualmente costretti a chiedere una mano. Firenze (22%) e Prato (11,6%) le diocesi più in difficoltà, aumentano le presenze maschili (46,8%), una tendenza che si registra dal 2012.

È il quadro preoccupante che emerge dal rapporto Caritas 2016 sulle povertà. E monsignor Roberto Filippini, delegato della Conferenza episcopale toscana per la Caritas, non ha dubbi: «Ciò che emerge dal dossier è che il 2015 è stato un anno faticoso, soprattutto per il riverbero della crisi economica. Prova ne è l’elevata percentuale di persone incontrate ancora in stato di disoccupazione e, se è cresciuta l’emergenza dei profughi e degli immigrati, va evidenziata la costante riduzione della forbice fra stranieri e italiani che bussano alle porte delle Caritas toscane».

Dunque cosa fare? Le azioni della Regione puntano sul prestito sociale, sulla spesa per tutti e la redistribuzione delle eccedenze alimentari ai più bisognosi. I prestiti arrivano fino a 3.000 euro (senza garanzie e senza interessi), con un finanziamento di 9,7 milioni di cui 6,7 milioni erogati alle famiglie (corrispondenti al 78,2%). La spesa per tutti permette alla Caritas di comprare tonno, olio e legumi a prezzi scontati nei supermercati Unicoop Firenze, Esselunga e Conad. Beni di prima necessità che vengono stoccati nei magazzini del Banco Alimentare e distribuiti dalle Caritas. La Regione ci mette 150mila euro per un anno. Mentre le eccedenze alimentari arrivano dalle mense universitarie e dai supermercati.

Ma non basta. «Per il 2017 – dice l’assessora regionale al sociale Stefania Saccardi – contiamo molto sul Sostegno per l’inclusione attiva (Sia) istituito dal governo Renzi. È una misura di lotta alla povertà che potrà contare su un miliardo di euro. Non era mai successo. Poi partecipiamo al bando per gli homeless e col fondo europeo Fse ci sarà anche un bando anti-povertà».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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