Il presidio
Stangata per gli ormeggi delle acque di fiumi e laghi
La competenza passa dalle Province alla Regione con un’addizionale pesante Le nuove tariffe riguardano tutte le attività che sfruttano il demanio idrico
LIVORNO. Le acque interne della Toscana sono state colpite da una tempesta di aumenti, una bufera che sta mettendo in difficoltà soprattutto i circoli nautici e i concessionari delle “sponde”. La Regione, dal 1° gennaio di quest’anno, è infatti subentrata alle Province nella gestione del demanio idrico, settore che comprende fiumi, laghi e aree intorno. E questa rivoluzione ha portato a un aumento generale delle tariffe. Anzi, a vere e proprie stangate.
CANONE E IMPOSTA REGIONALE. Innanzitutto il canone annuale è stato omogeneizzato per settore, dunque – giusto per fare un esempio – adesso il concessionario di ormeggi di Grosseto paga la stessa cifra di quello di Viareggio. «Prima c’erano grosse disparità tra una Provincia e l’altra – la spiegazione dagli uffici regionali – adesso invece il criterio è uguale per tutti. Chiaramente, per quanto riguarda il canone, qualcuno spende di più rispetto a prima, mentre per altri c’è un risparmio». La mazzata riguarda invece l’altro aspetto di questo quadro, cioè l’inserimento dell’imposta regionale, che le Province non chiedevano e che invece la Regione pretende. Non solo per il 2016, ma anche per i cinque anni precedenti (prima del 2011, invece, scatterebbe la prescrizione). Secondo la normativa, l’addizionale regionale corrisponde al 300% dell’occupazione del demanio. Sarebbe stata la fine per ogni circolo nautico, così gli uffici hanno puntato su una regolarizzazione agevolata e hanno rivisto le percentuali, che portano comunque a cifre altissime rispetto a prima: per quest’anno l’aliquota è stata abbassata al 50%, mentre per il quinquennio passato siamo al 20% del canone dell’epoca. Una batosta per tutti, insomma, con spese pazzesche in un momento di crisi del genere. Un esempio? Chi ha il canone di 40mila euro e spendeva questa cifra anche in passato, deve aggiungerne 20 di imposta regionale del 2016 e altri 40 del periodo 2011-2015 (8mila all’anno). E così in totale sono 100mila euro, il 150% in più in confronto al 2015.
IL DEMANIO IDRICO. Considerando che in Toscana ci sono circa 60mila chilometri di corsi d’acqua, si tratta di un provvedimento che ha sconvolto quasi ogni angolo della nostra regione. Dal fiume Bruna, a Castiglione della Pescaia, alla zona del Calambrone, tra Pisa e Livorno. E in mezzo non ci sono soltanto i concessionari di ormeggi, ma anche chi ha interessi su un ponte che attraversa un fiume, chi ha un ristorante che si affaccia su uno specchio d’acqua o chi occupa temporaneamente l’area circostante per una manifestazione. Nel demanio idrico non rientrano invece le acque non classificate come interne e i soggetti gestiti dalle varie Autorità portuali, quindi i fossi di Livorno e altre zone del genere non sono toccate. «C’è stata l’esigenza di omogeneizzare tutto il territorio – ha detto Vittorio Bugli, assessore regionale – d’altronde prima c’era una differenza incredibile tra una zona e l’altra. E non era giusto andare avanti così».
CRISI E FUTURO. C’è chi è stato costretto a ricorrere a prestiti, c’è chi sta pensando di cessare l’attività per via dei nuovi costi e c’è chi sta protestando da settimane. Alla fine la Regione ha inserito la possibilità della rateizzazione del canone, mantenendo però le stesse percentuali e le stesse tariffe. Così il futuro sembra scritto: è molto probabile, infatti, che adesso saliranno i prezzi dei concessionari e dei circoli per chi ha un’imbarcazione ormeggiata in un fiume o in un corso d’acqua. E il canone del 2017? «Ci confronteremo con le varie associazioni di categoria – risponde Bugli – per capire se rivedere qualcosa o continuare con queste tariffe».
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