Il Tirreno

Toscana

IL CONFRONTO

Qualità della vita: Toscana flop

di Danilo Fastelli

Non brilla nella classifica del Sole (e neanche in quella di Italia Oggi)

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Grande è la confusione sotto il cielo e a volte anche l’apparente oggettività dei numeri ci lascia nell’incertezza. Ieri è uscita l’ormai tradizionale classifica del Sole 24 Ore sulla qualità della vita in Italia. Dipinge un quadro delle province toscane più in scuro che in chiaro: migliora la qualità della vita solo a Livorno, Arezzo e Lucca e peggiora in tutte le altre. Al di là delle posizioni in classifica e delle variazioni rispetto all’anno prima (vedi tabella), colpisce la differenza rispetto a un’altra classifica che tenta di rispondere alla stessa domanda ma arriva a conclusioni totalmente diverse: quella di Italia Oggi, pubblicata a fine novembre. Un esempio: per il Sole la provincia di Livorno è al 14esimo posto nella graduatoria nazionale e guadagna 13 posizioni sul 2015; per Italia Oggi invece è al 52esimo posto e scende di 12 posizioni. Dunque, di che stiamo parlando?

«Il presupposto di queste ricerche è condivisibile – spiega il dirigente di ricerca dell’Irpet Nicola Sciclone – e cioè che non si può misurare il benessere solo guardando alla ricchezza, ma vanno considerati aspetti come la salute, l’istruzione e il tempo libero». La teoria dunque fila, il problema sorge quando si passa alla pratica. «Queste graduatorie hanno una forte impronta discrezionale. Per esempio: l’elenco di indicatori che influiscono sul benessere è potenzialmente infinito e bisogna decidere dove fermarsi. Il secondo aspetto è “il metro”: per misurare la salute, devo considerare l’aspettativa di vita o i tassi di mortalità? Anche qui bisogna scegliere. Terzo problema: il valore degli indicatori. Pesano di più sul benessere la qualità del clima o i posti lavoro? A seconda di cosa scelgo, ottengo risultati diversi». Bisognerebbe, secondo il ricercatore, confrontare solo le singole dimensioni ed evitare le supergraduatorie finali; inoltre selezionare indicatori più strutturali, che varino meno di anno in anno.

«Le graduatorie del benessere – conclude Sciclone – ce le possiamo permettere quando il Pil cresce. Quando l’economia va male, rischiano di essere una magra consolazione. Perché il vero problema oggi è l’economia: se non riparte l’occupazione abbiamo una prospettiva di inesorabile impoverimento». Quindi, in attesa di trovare una ricetta per la crescita e il lavoro, quest’anno a Livorno si consoleranno di ritrovarsi 17 posizioni sopra a Pisa.

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