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Toscana

Frecciabianca, la provincia ha perso il treno

di Manolo Morandini
Frecciabianca, la provincia ha perso il treno

Cecina, ieri l’ultima partenza per Roma e Torino Da oggi due ore di viaggio in più: la costa sconfitta

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CECINA. «Mia nipote vive a Torino». Allarga le braccia il signor Antonio. Le sue mani segnano una nuova distanza. Quella subìta, che lo separa dagli affetti per una scelta d’imperio di Trenitalia. È il mercato, pesano i biglietti. Zac, un taglio netto. Dall’11 dicembre è come se sua nipote si fosse trasferita ancora più a nord. Stessa distanza, ma quasi due ore di viaggio in più. I Frecciabianca che collegano la tratta Tirrenica con Roma e Torino, direttamente e senza cambi, non fanno più scalo a Cecina.

Un passo indietro. Una scelta che penalizza e non tiene conto delle esigenze dei tanti che dalla Bassa Val di Cecina, quotidianamente o meno, utilizzano il treno per raggiungere le grandi città, la capitale in testa. E Cecina suo malgrado è un simbolo. Se i conti non tornano si passa oltre. E nei limiti del possibile la velocità si fa transitare altrove.

L’unico vero collegamento tra il mare e la capitale. Tra la Bassa Val di Cecina e Torino. Uno spicchio di costa escluso. Ecco l’effetto immediato e diretto. Il rilancio dell’economia su cui la Regione Toscana ha creato anche una commissione ad hoc ha un ostacolo in più. Imprevisto. Carta e penna l’assessore regionale alle Infrastrutture per la mobilità Vincenzo Ceccarelli ha scritto a Trenitalia. La risposta? Comunque in ritardo, se arriverà, rispetto a un confronto che sarebbe stato necessario prima di una scelta di questa portata.

Mette il piede sul binario. Ed è l'ultima corsa veloce. Ore 19.48. Il signor Antonio sta rientrando da Torino. «Questo taglio è un danno – dice –. Penso a mia nipote che a Cecina ha la mamma. Com’è pensabile tra Livorno e Grosseto di lasciare il vuoto?». L’alternativa è una strada obbligata. Indispensabile armarsi di pazienza e tempo. Prendere l’auto o salire su un treno regionale per raggiungere i Frecciabianca dove Trenitalia ha scelto di farli fermare. A Campiglia Marittima, dove saranno ben sei le fermate a disposizione. Oppure a Livorno.

«Non lo utilizzo spesso, ma è comodo sia per Genova che Torino». Ha fretta di rientrare a casa il signor Carlo. Ma qualcosa ci tiene a dire mentre un passo alla volta sparisce nel sottopasso. «L’ho utilizzato anche per andare a Roma – aggiunge –. I treni li uso per turismo e mi consentono di non avere il peso dell’auto e del viaggio in autostrada».

A salutare l’ultimo Frecciabianca, in arrivo da Torino Porta Nuova e diretto a Roma Termini, c’è un binario deserto. Non sale nessuno. Chi scende a Cecina, otto persone, ha voglia di casa. Anche la signora Erika, con il figlio e marito, reduce dal ponte dell’immacolata nella città della Mole. «È la prima volta che lo utilizzavamo ed è davvero comodo – sostiene –. Con questo taglio è come se ci escludessero».

L’esclusione hanno provato a sottolinearla anche il sindaco di Cecina Samuele Lippi e il presidente del consiglio comunale Luigi Valori. Si sono anche fatti fotografare sul binario della stazione con in mano un modellino di Frecciabianca in miniatura. La decisione di Trenitalia segna un ritorno al passato, ancor prima degli Eurostar. Cecina rallenta la corsa. Si arriva e si parte solo con treni regionali. E restano tali nonostante l’aggettivo della ditta che li qualifica veloci. Un esempio? Per andare e tornare dalla capitale, una distanza di soli 290 chilometri, da oggi serve un’ora in più di viaggio: tre contro le due che si impiegano con un Frecciabianca.

Ad alzare la voce ci pensa intanto il sindaco, Samuele Lippi, e lo fa con una lettera inviata al Ministero dei trasporti e alla Regione Toscana finalizzata a capire il motivo di una scelta simile e «in particolare, per esprimere tutto il mio disappunto». Già una coppia di treni dalla costa è stata eliminata un paio di anni fa e mai ripristinata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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