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«Gli ho chiesto di scendere in modo gentile e mi ha pestato»
«Stavo semplicemente controllando i biglietti. Lui non ce l’aveva, così l’ho invitato a scendere dal treno. Eravamo quasi arrivati: mi sono avvicinato alla porta, era lì, e in un attimo mi ha spinto...
«Stavo semplicemente controllando i biglietti. Lui non ce l’aveva, così l’ho invitato a scendere dal treno. Eravamo quasi arrivati: mi sono avvicinato alla porta, era lì, e in un attimo mi ha spinto e tirato un pugno in faccia. Mi ha rotto anche i denti. In quel momento non trovavo le forze neanche per comporre il 113».
Giovedì 27 agosto 2015,stazione di Campiglia Marittima. Quella mattina Maurizio Iarnone – 50enne napoletano che da oltre 25 anni vive a Donoratico, in provincia di Livorno – è stato aggredito da un venditore ambulante di origini africane che viaggiava senza biglietto a bordo di un regionale Pisa - Roma. Un caso che ha sconvolto mezza Toscana, visto che quel treno ogni giorno veniva frequentato da passeggeri che regolarmente, ogni santa mattina, non convalidavano il vecchio tagliando chilometro (oggi non esiste più) o lo compravano per tratte più brevi in modo da risparmiare, giorno dopo giorno, parecchi soldi.
Iarnone, cosa ricorda di quella maledetta mattina?
«È stato terribile. Forse lui ha creduto che lo seguissi, mentre io mi ero avviato all’uscita solamente per scendere e successivamente far ripartire il treno. È successo tutto in un attimo».
È riuscito a capire chi è stato?
«No. Non avevo nemmeno la forza per comporre il 113, sbagliavo i tasti. Non mi vergogno a dirlo. Pensavo solo a nascondermi, avevo paura che questa persona continuasse a picchiarmi, ma per fortuna altri venditori ambulanti si sono inseriti nel mezzo e hanno fatto sì che non proseguisse».
Poi che cosa ha fatto?
«Mi sono allontanato per chiamare i carabinieri e dopo poco ho avvertito il macchinista. Non facevo che guardarmi indietro: avevo paura che questa persona mi seguisse».
Voi capitreno avete paura di svolgere il vostro lavoro al giorno d’oggi?
«Sì. Purtroppo le aggressioni si verificano tutti i giorni e nel 99,99% dei casi siamo noi a lasciar perdere».
Come mai secondo lei i treni, e in generale i mezzi pubblici, sono diventati così pericolosi?
«Parlando di treni e stazioni, entrambi sono lo specchio della nostra società. È un problema sociale: ammodernare i convogli come ha deciso di fare la Regione è sicuramente utile, ma ancor più importante sarebbe educare le persone alla convivenza civile. Quando la gente entra in stazione o sale sul treno peggiora di umore».
Quale soluzione propone per risolvere questa piaga?
«Sono due le misure necessarie: interventi in tempi rapidi e certezza della pena. Se io ho un’emergenza e chiamo i carabinieri, loro devono arrivare subito. Poi c’è bisogno di punizioni severe: se un tredicenne prende in giro il capotreno o i passeggeri, bisognerebbe far intervenire la polizia municipale affinché lo prenda in custodia, avverta i genitori, e faccia loro pagare una penale per l’intervento effettuato. Altrimenti qui non si va da nessuna parte».
Punizioni esemplari, quindi.
«Quando i genitori, che magari in quel momento sono al lavoro, scoprono cosa ha fatto il figlio sono sicuro che lo puniranno in maniera esemplare. Serve maggiore educazione».
Dopo l’episodio dell’estate del 2015 le sarà sicuramente capitato, magari a tarda sera, di incontrare gente potenzialmente pericolosa in vagoni semideserti. Come si comporta (o come si comporterebbe) in situazioni del genere?
«È una domanda a cui preferisco non rispondere».
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