Il Tirreno

Toscana

UN GIORNO CHIEDERANNO PERDONO

di FABRIZIO BRANCOLI

di FABRIZIO BRANCOLI Un giorno, lontano o vicino, queste sei persone saranno alla sbarra per rispondere delle frasi che hanno scritto sui morti di Viareggio. Si taglieranno i capelli, sceglieranno un...

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di FABRIZIO BRANCOLI

Un giorno, lontano o vicino, queste sei persone saranno alla sbarra per rispondere delle frasi che hanno scritto sui morti di Viareggio. Si taglieranno i capelli, sceglieranno un abito buono, indosseranno la faccia da bravi ragazzi. Un giorno parleranno da imputati e saranno disperati, impauriti. Ci diranno che non volevano, che non pensavano, che ora sì, capiscono. E ci racconteranno che sono padri di famiglia, o figli perbene, che rischiano di perdere il lavoro. Li condanneranno? Non lo sappiamo, potranno difendersi, magari dimostrare che non sono stati loro. Ma se fossero colpevoli, servirebbe una pena accessoria, qualcosa che inietti una morale nelle loro vite: qualcosa come assistere un paziente ustionato, stare con lui mentre grida di dolore, porgere le bende che gli graffieranno la carne viva, attender fuori dalle sale operatorie insieme a chi lo ama.

Duemila e 79 anni fa Cicerone apprende che Catilina ha ordito un attentato per ucciderlo. Il grande oratore vede il suo rivale, indifferente, impunito, che osa presentarsi in Senato dopo aver pianificato l’omicidio. E gli dice: «Fino a quando dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza?». Verrebbe da chiederlo a questi sei gemelli dell’odio, legati dalla rudimentale, preistorica voglia di seminare dolore, legati dal divertimento per la provocazione più brutale. Fino a quando vorrete abusare della nostra pazienza, chiedendoci perdono, mettendovi la cravatta, frignando e dicendoci che non lo farete più?

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