Il presidio
Odio sulla strage di Viareggio - Ma il senso civico non c'entra
Ora l’errore più grave sarebbe di confondere i piani. Non siamo di fronte all’ennesimo episodio di penne, anzi di tastiere, che scivolano sulle parole e infrangono il muro della decenza. Nel gran frullatore dei commenti sui social, e del dibattito sul dilagare del linguaggio violento, qui è necessaria una distinzione.
Non accostiamo il caso dei sei ladri scoperti a rubare il profilo Facebook di altre persone per sbeffeggiare sotto falso nome i morti della strage di Viareggio ai casi, pur fragorosi, esplosi in questa sguaiata campagna elettorale. Gli ultimi due: quello del sindaco di Suvereto che di Zanardi scrive «vota Sì? Lo facevo più in gamba»; o del deputato Tosatto che scrive: «Bocelli vota Sì. Di Renzi si fida ciecamente».
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Non c’entrano granché neanche le offese alla presidente della Camera Laura Boldrini, che nella Giornata contro la violenza sulle donne ha pubblicato alcuni degli epiteti irripetibili che le vengono scagliati sui social. L’autrice di uno di quei commenti, Maria, ha spiegato di aver digitato quelle parole «per rabbia».
Ecco, nel caso di Viareggio la rabbia non c’entra. C’entra invece la voglia distruttiva di offendere e generare una reazione il più possibile, questa sì, rabbiosa. È l’applicazione del principio del piromane (e di quello del “troll”): appiccare il fuoco perché bruci il più possibile e vedere come riescono a spegnerlo. E, per orientarsi in questo campo, bisogna ricorrere più alle categorie del disagio che a quelle del senso civico e della misura.
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