Il presidio
«Ma chi diffonde le informazioni?»
Contattati da Eni per abbassare i costi: «Però non siamo clienti loro»
LIVORNO. Il numero è di Milano. Un call center: 02/99207961. La cliente è di Livorno. Una pensionata. Iside Nocchi. L’operatore la cerca a nome di Eni. Così, almeno, sostiene. «Le devo abbassare la bolletta», esordisce. La signora non si fida. E passa subito il telefono al figlio. Di inganni, di questi tempi, se ne sente di ogni tipo. Specie alle persone di una certa età. Ma l’operatore non demorde. Insiste: «Sono di Eni, chiamo per la procedura di abbassamento dei consumi».
Interessante proposta. Se non fosse che la famiglia non è cliente di Eni. Da anni - spiega il figlio di Iside Nocchi - il contratto della luce è con Enel; quello del gas con la locale società Asa. Quindi, com’è possibile che Eni possa ridurre consumi e bollette? «È stato immediato - racconta il figlio di Iside - domandare a questo operatore - come avesse avuto il numero di telefono di mia madre. Mi ha risposto che glielo aveva dato il nostro gestore telefonico. E anche questo mi sembrava strano. Ma ancora di più mi è sembrato strano quando ha insistito che dovevamo fare la procedura per abbattere i costi. Per questa procedura, infatti, aveva bisogno di conoscere molte informazioni: a chi fosse intestata la bolletta, il numero cliente e così via. Ma se ci voleva ridurre i costi, evidentemente doveva sapere questi dati. Doveva conoscere quanto consumiamo».
Per questo l’utente insiste con le domande, mentre cerca sul web a chi sia intestato il numero dal quale sta ricevendo la chiamata. In particolare, il figlio di Iside vuole sapere per conto di chi è contattato: ma dopo molta insistenza e un infastidito «Ma non è interessato ad abbattere i costi?» la linea è caduta. «Tanto avevo già visto che il numero era segnalato come un call center molesto. Però volevo sapere chi aveva dato all’operatore l’autorizzazione a contattarci».
Proprio per arrivare a questo grado di trasparenza, prosegue la campagna de Il Tirreno contro le chiamate commerciali indesiderate. La campagna punta a far cambiare la normativa sul telemarketing. In particolare cerca di ottenere che il Registro delle Opposizioni - l’elenco al quale iscriversi per non essere disturbati da chi organizza campagne commerciali - sia aperto a tutti i numeri, non solo a quelli iscritti negli elenchi telefonici, come avviene oggi in Italia. Il Registro deve essere aperto anche a cellulari (circa 95 milioni) e numeri fissi riservati.
Così può cessare la valanga di chiamate indesiderate che Mariella Costi di Carrara definisce «una persecuzione insopportabile». Si tratta di un’abbonata che ha sottoscritto la petizione de Il Tirreno contro il telemarketing aggressivo, arrivata a 112.285. Per firmarla è possibile andare sul sito www.iltirreno.it o sulla piattaforma change.org. Come ha fatto anche Simona Gori che denuncia: «I call center telefonano nelle ore in cui sanno che danno noia e anche se uno dice che non è interessato al prodotto insistono e continuano a richiamare». Chi ha esperienze analoghe da segnalare può raccontare la propria storia al Tirreno alla mail inchiestadeilettori@iltirreno.it.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google