Il presidio
La difesa di Moretti «Ferrovie estranee alla strage del treno»
Viareggio, in aula le tesi del legale dell’allora capo di Fs «Accuse fumose contro un ferroviere diventato manager»
VIAREGGIO. È «un duro» il «ferroviere Mauro Moretti che si fa piano piano manager» fino alla carica di amministratore delegato di Ferrovie Spa da dove passerà in Finmeccanica con lo stesso ruolo che ancora ricopre. Armando D’Apote (Foro di Bologna), da sempre il legale di Moretti e di Fs, ieri nell’aula del Polo fieristico di Lucca dove da tre anni si celebra il processo al disastro ferroviario di Viareggio, ha giocato la carta dell’ultima difesa. Per evitare al suo assistito i 16 anni di carcere chiesti dalla Procura di Lucca per una tragedia da 32 morti, consumatasi nel cuore della notte del 29 giugno 2009. Quando un treno carico di Gpl è deragliato e una delle quattordici cisterne si è squarciata seminando macerie e cadaveri tra le case di un quartiere.
Viareggio ben ricorda Moretti nella sala di rappresentanza del Municipio la mattina del 30 giugno, mentre la città attonita si confrontava con la strage: «Le Ferrovie si sentono estranee rispetto alle responsabilità del disastro. Non abbiamo ancora attivato le nostre assicurazioni perché non ci sentiamo responsabili», furono le parole dell’amministratore delegato dell’azienda di Stato. A difesa del quale, oggi, D’Apote argomenta: «Ferrovie dello Stato non fa parte del sistema ferroviario nazionale. Sistema ferroviario è il gestore dell’infrastruttura e le imprese ferroviarie (Rfi e Trenitalia, ndr)». Quel sistema che D’Apote descrive come sotto accusa. Mentre l’azione intrapresa dal ferroviere che si è fatto manager è così sintetizzatile: «Siamo nel campo del “voglio che questa ferrovia sia sempre più grande, sempre più sicura, un’eccellenza nel mondo”. E non si può contestare un qualcosa di fumoso, di incomprensibile a un uomo che questo sogno l’ha realizzato».
Eppure è Moretti che viene ascoltato in Senato più volte nell’immediatezza del disastro ferroviario di Viareggio. Èd è ancora lui che spiega in mondovisione cos’è la cricca nell’assile che ha ceduto sotto il carro deragliato. Lo stesso Moretti che nel 2006 porta alla Holding la maxi assicurazione con le Generali: stipulata per coprire i rischi della responsabilità civile e dei manufatti, costa ogni anno all’azienda 55 milioni di premi assicurativi. E copre danni che possono arrivare a un massimale annuo di 250 milioni di euro. Cifre davvero importanti per una Fs Spa (oggi Ferrovie dello Stato italiane) che l’avvocato D’Apote difende – con l’esperienza di chi conosce il settore a menadito – come l’ente che bada ai conti e non ai binari. Tanto che, toccando uno dei temi portati dai pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino, ovvero quello dei rapporti difficili con Ntv, il legale è un esempio di sincerità: «Il problema di Moretti era guadagnare. I manager sono manager, il business è business. E loro volevano prendere la crema senza pagare il dazio che Trenitalia paga tutti i giorni nei contratti con le Regioni a prezzi perdenti». Ogni giorno, ha ricordato D’Apote, «un ferroviere si sveglia pensando a come rendere più sicuro ogni singolo tassello della struttura». Ma quel ferroviere, nel 2009, non poteva essere dunque Moretti, per il quale D’Apote chiede l’assoluzione.
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