Il Tirreno

Toscana

Alluvione 1966: la storia del guardiano delle acque morto in diretta telefonica per fare il suo dovere

Paolo Toccafondi
Le acque dell'Arno in piazza Duomo a Firenze e la lapide della tomba di Carlo Maggiorelli
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Le acque dell'Arno in piazza Duomo a Firenze e la lapide della tomba di Carlo Maggiorelli

Quella notte del 4 novembre, Carlo Maggiorelli era l'operaio addetto alla sorveglianza dell'impianto dell'Anconella e non volle lasciare la postazione. Un giornalista lo chiamò alle 3 e senti l'ondata che lo portò via

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FIRENZE. Dopo li chiamano eroi. Ma è una parola gonfia di retorica che serve soprattutto a noi giornalisti perché, con le sue quattro lettere, si adatta bene alla brevità dei titoli. Fu piuttosto un rigoroso senso del dovere  a fare di Carlo Maggiorelli una delle prime vittime dell’alluvione di Firenze del 1966. Quella legge interiore che ti dice che devi fare quella cosa perché è giusto farla, quell’obbligo morale che viene solo da te stesso e che ti fa sembrare inaccettabile un comportamento diverso.

Maggiorelli aveva 53 anni e veniva da Pozzolatico. Era un operaio dell’acquedotto fiorentino, dipendente comunale. Veniva da Pozzolatico con la Sita, l'autobus dei pendolari della provincia. A lui toccava quel turno di notte come addetto alla sorveglianza degli impianti idrici dell'Anconella, da dove si regolava il flusso idrico della città. E lui si era attrezzato portando con sé nella borsa un thermos col caffè, un panino e le sigarette. Bisognava passare quella nottata, così gonfia di pioggia e brutti auspici. Il livello dei fiumi saliva, l'Arno faceva paura. E da due giorni non smetteva un secondo di piovere.

Era entrato al lavoro alle 20 del 3 novembre, ma l'allarme era cresciuto durante la notte. Poi a un certo punto, verso le 2,30 del 4 novembre, era successo il finimondo. Le fognature granducali avevano cominciato a esplodere per la pressione della gran massa d'acqua del fiume, l'Arno era straripato a Rovezzano, a Varlungo, a San Salvi e decine di migliaia di fiorentini si erano trovati in preda alla paura, assediati dall'acqua. Chi poteva riparava ai piani più alti. Ora l'acqua arrivava in Santa Croce e inondava le vie del centro. Ormai l'emergenza vira verso la tragedia.

Maggiorelli è al suo posto, un uomo solo alle prese con una forza inarrestabile. Cosa può fare in quella situazione per Firenze? Poco. Forse potrebbe pensare a mettersi in salvo, e sarebbe già tanto. Ma non se la sente. In certi casi lo spettro della morte sembra lontano fino a un secondo prima che accada. E poi c'è quel maledetto senso del dovere. Non si può lasciare, non si deve fare.

Alle 3 squilla il telefono alla sua postazione. E' un giornalista della Nazione, Franco Nencini, che dalla redazione di via Paolieri chiama per sapere cosa stia succedendo, per fare il punto della sitazione su quella notte d'angoscia e catastrofe. Maggiorelli gli risponde con voce affannata: "Qui è un disastro, si affoga tutti. All'una abbiamo cominciato a fermare i motori dell'impianto". Nencini lo incita: "Scappi via".  Maggiorelli risponde che non può abbandonare la sua postazione, la sorveglianza degli impianti. Sono le sue ultime parole. Il giornalista insiste, poi la telefonata viene interrotta dal rumore dell'acqua: un'onda travolgente si porta via Maggiorelli, morto in diretta telefonica. Il suo corpo verrà ritrovato due giorni dopo in un cunicolo, ricoperto di fango.

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Maggiorelli fu una delle tante vittime di quell'alluvione. Il  clamore della città d’arte conosciuta in tutto il mondo devastata dal fango fece passare in secondo piano le storie delle vittime. Alla fine furono 47 i morti in Toscana, 35 solo a Firenze e provincia, in maggioranza anziani che non fecero in tempo a mettersi in salvo e che rimasero bloccati nelle loro abitazioni dove vivevano da soli, qualcuno morto per infarto dallo spavento, alcuni disabili bloccati nella fuga dalle sedie a rotelle.

Maggiorelli è ora sepolto nel cimitero di San Felice a Ema. Qualche anno dopo il Comune di Firenze gli ha intitolato una strada, proprio vicino a quell’impianto dell’Anconella in cui trovò la morte. Via Carlo Maggiorelli si trova a Firenze Sud, tra via delle Lame e via Villamagna, a due passi dall’Arno.

 

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