Il presidio
«Mi sono fidata e ho perso 800 euro ma non so perché»
LIVORNO. «Non so cosa avessi, so solo che ho perso 800 euro». Ma erano azioni, obbligazioni o cosa? «Non lo so, non lo so». Marisa, 77 anni, ex infermiera in pensione non sa nemmeno che tipo di...
LIVORNO. «Non so cosa avessi, so solo che ho perso 800 euro». Ma erano azioni, obbligazioni o cosa? «Non lo so, non lo so». Marisa, 77 anni, ex infermiera in pensione non sa nemmeno che tipo di operazione finanziaria abbia fatto con la sua banca, la Bnp. «Mi hanno messo un sacco di fogli davanti, non ci capivo niente. Dicevano belle parole e io mi sono fidata, perché loro sono esperti mentre io no». E ha firmato. Tutto. Nonostante non sapesse nulla di finanza, rischi e contro rischi. E nonostante le banche, quando vendono un’azione, avrebbero l’obbligo di informare il possibile socio di tutti i reali rischi e di fargli firmare il questionario Mifid (quello che misura le competenze dell’investitore e del rischio che è disposto a accettare). Lo stesso vale con le obbligazioni o anche solo quando si apre un conto. Il correntista, che in genere conosce nulla o poco di finanza, deve essere informato. Nei locali della banca dovrebbero essere pubblicizzate ad esempio le varie condizioni che regolano i rapporti bancari: i tassi di interesse, i prezzi, le spese di comunicazione e via dicendo. Le banche devono anche tenere a disposizione della clientela i fogli informativi con tutte le notizie dettagliate sulle operazioni, sui rischi, sulle condizioni contrattuali. Eppure questi obblighi vengono spesso disattesi.
Lo dimostrano le segnalazioni che continuano a arrivare al Tirreno in seguito al lancio della campagna sui maltrattati delle banche. Una campagna che vuole raccogliere le storie di chi si è sentito beffato, preso in giro, tradito dal proprio istituto di credito. Come Marisa. Una pensionata di Livorno, che ha preso la sua liquidazione e ha deciso di investirli. Una parte li ha usati per un mututo, l’altra li ha «affidati» alla banca. Come? Non lo sa nemmeno lei, a conferma del fatto che i correntisti vengono informati ben poco prima di iniziare un’operazione finanziaria. «Era il 2011 - racconta - ho dato alla banca 12 mila euro. Mi hanno detto: “In questo modo cresceranno”. E io mio sono fidata. Poi arrivava sempre a casa un resoconto. All’inizio tutto ok, poi hanno iniziato a oscillare». E i 12mila hanno iniziato a calare. «Non capivo - racconta - sono andata più volte a sentire, ma ogni volta non capivo niente. Ho perso dieci chili per questa storia». Fino a quando i 12mila sono diventati 11 mila e 200 euro e la donna ha deciso di ritirarli. «Sembrano pochi, ma per me che ho solo una pensione, sono tantissimi».
Tra i “maltrattati” c’è anche chi si lamenta la poca trasparenza per il balzello applicato dalle banche per la necessità- così l’hanno giustificata - di rientrare sui costi del Fondo nazionale di risoluzione, ossia il salvadanaio da rompere nel caso di una crisi dell’istituto di credito. «Non è per i 12 euro di balzello», dice Lily Grubisic con il conto alla Ubi banca di Verona «ma per il fatto -continua - che chi ha rubato non paghi mai. Io avevo un conto corrente a costo zero e ora mi tocca pagare. Non è giusto». m.c.
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