Il presidio
Numeri telefonici falsi per eludere i controlli
I nuovi inganni orchestrati dagli operatori per attivare i contratti truffaldini Il Garante Soro: «Occorre aprire il registro delle opposizioni anche ai cellulari»
Ci sono i controlli sui contratti a distanza. Ma si trova il modo di aggirarli. Dice Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unione nazionale consumatori che per confermare l’attivazione di un contratto (senza il consenso dell’interessato), il sistema è semplice: l’operatore del call center «invia il proprio numero di cellulare al gestore del servizio. Quando scatta la telefonata di verifica, il committente non chiama il cliente, ma l’operatore che si spaccia per l’utente al quale vuole attivare la fornitura».
L’inganno oltre la molestia telefonica. Quando Dona spiega il sistema c’è silenzio in sala Zuccari, al Senato. È in corso il dibattito pubblico sul telemarketing, organizzato dal quotidiano Key4biz, anche sulla base del dibattito suscitato dall’inchiesta de Il Tirreno sulle chiamate commerciali indesiderate. Dona spiega che il settore dell’energia è uno dei più interessati dalle telefonate “moleste”. Ma nessun gestore del settore si è presentato al dibattito pubblico. «Comunque, l’Autorità di settore - conferma Dona - ha ideato la chiamata di conferma (recall) per attivare i contratti attivati dai call center, ma con il sistema della sostituzione del numero, il gestore non telefona mai al potenziale cliente: chiama sempre l’operatore “infedele”. Non è l’unico trucco usato nel settore». Infatti, c’è anche chi «manda al gestore un erroneo indirizzo dove recapitare la fattura, in modo che l’utente impieghi un po’ di tempo ad accorgersi che riceve due bollette da due gestori diversi».
Questo - osserva Maria Enrica Danese, responsabile dell’organizzazione Retail (clienti al dettaglio) di Tim- produce nei clienti una crisi di fiducia che deve essere recuperata. E il modo - incalza Diego Pisa, amministratore delegato di Teleperformance Italia, uno dei più importanti call center nazionali - non è solo «inasprendo le sanzioni, ma anche togliendo dal mercato chi froda». Le sanzioni verranno inasprite in automatico nel 2018, con l’entrata in vigore del regolamento comunitario sulla Privacy, ricorda l’avvocato Marina Mirabella - che prevede multe fino al 4% del fatturato globale delle aziende: il tetto è di 20 milioni l’anno ad azienda. Fondamentale, però, è agire anche sulla qualità dei call center, insiste Paolo Sarzana, vicepresidente di Assocontact, l’associazione nazionale del call center che rappresenta circa il 70% del mercato (per un fatturato di 2 miliardi l’anno): «In questa direzione va la proposta di legge della senatrice (Pd) Stefania Pezzopane che prevede l’istituzione di un albo degli operatori».
Prima di tutto, però, si deve puntare ad aprire il Registro delle Opposizioni ai cellulari. Lo suggerisce il Garante della Privacy, Antonello Soro; concorda Alessandro Luciano, presidente della Fondazione Bordoni (che gestisce il Registro); lo avalla Nicola Aufiero consigliere di Assirim, l’associazione delle società di indagini telefoniche a scopi demografici: «Rinviare l’estensione ai cellulari non è più possibile, perché il 20% delle famiglie italiane non ha più il fisso a casa». Proprio in questa direzione va la campagna de Il Tirreno sostenuta da una petizione, vicina a 110.100 firme (sottocrizioni su www.iltirreno.it o su change.org) e varie proposte di legge presentate. La più avanti è quella della senatrice Anna Bonfrisco già in discussione al Senato, nella commissione Comunicazioni presieduta da Altero Matteoli. Il relatore della legge, Raffaele Ranucci, mercoledì ha elencato le audizioni da fissare, a cominciare dai Garanti della Privacy e delle Comunicazioni. In modo da arrivare a una legge che tenga conto degli indirizzi comunitari: dal 2018 il consenso alle chiamate commerciali dovrà essere preventivo e quindi non sarà più presumibile. Del resto - conclude Fabrizio Vigo, ad di Consodata, colosso nella commercializzazione dei numeri telefonici il telemarketing funziona coi clienti ben disposti. Quindi, è inutile, continuare a molestarli con chiamate indesiderate. Da qui la proposta di codice deontologico da affiancare al Codice della Privacy comunitario.
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