Il Tirreno

Toscana

Smarrite o rubate: mancano otto opere del museo Fattori

di Juna Goti

La scoperta dell’ammanco dopo un inventario Tutte opere di piccole dimensioni: si sospetta il furto

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Su tele e tavolette ci sono anche firme di primo piano, da Enrico Pollastrini a Vincenzo Cabianca. Pennellate che hanno radici romantiche, influenze macchiaiole o sapori post macchiaioli. Pennellate che oggi fanno preoccupare. Perché dal museo Fattori di Livorno sono spariti otto quadri. Otto dipinti, per lo più bozzetti, opere preparatorie e piccoli quadri, del valore di alcune decine di migliaia di euro. A quanto risulta erano custoditi nei magazzini della struttura comunale, addirittura in un caveau ai piani superiori: gli addetti ai lavori si sono accorti che non erano più al loro posto dopo un inventario.

Non è chiaro al momento da quanto i dipinti non fossero più lì. Certo è che il 23 giugno scorso la responsabile del museo civico livornese, Francesca Giampaolo, ne ha denunciato la scomparsa al nucleo dei carabinieri di Firenze che ha sede a Palazzo Pitti e che si occupa della tutela del patrimonio culturale. La notizia salta fuori solo oggi, dopo che a una a una quelle opere sono state inserite, con le relative foto, nella banca dati pubblica dei "beni culturali illecitamente sottratti", alla quale si accede dal sito Internet dei carabinieri, sotto il cappello del ministero della Difesa. Ci sono “Maternità” di Vincenzo Cabianca, “Campagna” di Eugenio Cecconi, “Becolini” di Francesco Fanelli, “Funaioli” di Raffaello Gambogi, “Cacciatori in tombolo” di Guglielmo Micheli. Poi tre lavori di Enrico Pollastrini: “Mosca Cieca”, “Vittorio Emanuele II a cavallo” e “San Lorenzo che distribuisce le ricchezze della chiesa ai poveri”. Il valore delle opere scomparse, che appartengono alla città, quindi ai livornesi, ammonterebbe complessivamente ad alcune decine di migliaia di euro.

Per lo più stiamo appunto parlando di quadri o bozzetti di piccole dimensioni, che potrebbero anche entrare facilmente in una borsa.

Ma come è possibile che otto opere siano sparite dai magazzini sotto chiave del museo civico, che ospita lavori di artisti del calibro di Fattori? Sono stati rubati o è possibile che negli anni siano stati spostati da una sede all’altra fino a perdersi su qualche scaffale, dove sono solo in attesa di essere (ri)trovati?

Gli addetti ai lavori per il momento sembrano portati a escludere questa seconda ipotesi, se non altro perché prima di sporgere denuncia ai carabinieri del nucleo speciale di Firenze - che stanno indagando sul caso e che hanno già fatto una serie di sopralluoghi nell’area - hanno rivoltato come un calzino stanze, stanzette e scaffali di villa Mimbelli.

Si sa che il museo è dotato di un sistema di videosorveglianza e che quando è chiuso al pubblico è sorvegliato da guardie private. Di punti interrogativi, insomma, ce ne sono tanti.

Ma i responsabili come si sono accorti della scomparsa? Un po’ come bibliotecari che su richiesta degli utenti vanno a cercare un libro sullo scaffale più in alto della biblioteca. Risulta infatti che a inizio estate la stessa direttrice (responsabile dell’ufficio musei del Comune) sia andata nel magazzino-caveau a cercare un dipinto che per motivi di studio era stato richiesto al museo Fattori da una università toscana. La prima opera che non si trova fa scattare l’allarme, l’inventario successivo apre un mondo. Anzi un buco nero.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera