Il Tirreno

Toscana

Nona si è difesa con tutte le forze

di Sabrina Chiellini
Nona si è difesa con tutte le forze

Montecerboli, voleva lasciarlo. Lui l’ha sgozzata poi si è tolto la vita tagliandosi le vene. Nella casa c’era uno dei figli piccoli

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MONTECERBOLI. Gliel’aveva giurata un mese prima: «Ti ammazzo». E lo ha fatto. Nona Movila, 42 anni, madre di cinque figli, si è difesa fino a quando non ha perso le forze, mentre il marito, Petru Cornel Movila, camionista cinquantenne, anche lui romeno, l'ha aggredita con un coltello da cucina, con una lama di oltre 12 centimetri. La vittima – capelli rossi, un sorriso dolce ma dal carattere forte, per tutti una grande lavoratrice – ha cercato di fermare la furia omicida del padre dei suoi figli. Dopo le prime coltellate che l’hanno raggiunta in più parti del corpo, la vittima ha indietreggiato dal bagno, dove era scoppiata la lite.

Sul tavolo è rimasto un piatto con quattro biscotti . Lei è arrivata nel soggiorno, dove è morta. Fuggendo Nona sperava di mettersi in salvo. Invece l’uomo l’ha sgozzata e lei è finita su una poltrona, senza scampo.

Nella palazzina di Montecerboli, paese di meno di mille anime nel comune di Pomarance, in Valdicecina, c’era anche un bambino, piccolo: il figlio di Petru e Noa.

Lei è caduta per mano di un marito privato della ragione dalla gelosia. È l’ennesimo femminicidio. L’uomo, spinto dal rimorso e dalla disperazione, si è poi dato la morte tagliandosi le vene con lo stesso coltello che prima aveva pulito con un asciugamano. Pochi istanti e anche lui ha perso le forze: il suo corpo è stato ritrovato nella vasca da bagno.

Lo hanno accertato i carabinieri che hanno lavorato fino a notte fonda sulla scena del crimine dopo la scoperta dei cadaveri fatta in serata da un'altra badante, Daniela Ioana Cirneala, che vive a Montecerboli a due passi dalla casa della tragedia, quella di una pensionata di novant’anni. Daniela è la badante ufficiale dell’anziana. Mentre la vittima si occupava delle pulizia e la sostituiva quando c’era bisogno. Nel tardo pomeriggio di sabato Daniela, poco prima delle 19, è arrivata nella grande palazzina dalle pareti rosa e le ringhiere bianche ai terrazzi. Doveva dare il cambio alla collega.

Ma quando è entrata nell’appartamento ha scoperto l'orrore e ha chiamato tutti quelli che potevano aiutarla.

In quei momenti si è ricordata dei timori che Nona le aveva confidato. Lui la picchiava anche se non lo aveva mai denunciato. Il marito, un uomo non molto alto di statura, baffi e capelli neri, aveva un carattere scontroso, poteva diventare violento, si incupiva facilmente. Non accettava la volontà della moglie di separarsi, era diventata un’ossessione. Almeno in due occasioni, a settembre, il camionista – che era arrivato a Montecerboli dopo aver perso il lavoro in una ditta della zona di Modena – aveva litigato con la compagna di una vita.

Quando dopo le percosse erano arrivate le minacce, Nona aveva chiamato i carabinieri di Larderello. Tutti speravano che la situazione potesse aggiustarsi, che non succedesse nulla. Ma Nona non lo voleva in casa, la storia era finita, era stata lei negli ultimi tre anni a spaccarsi la schiena andando a lavorare come donna delle pulizie per provvedere ai figli.

Mentre Daniela chiedeva aiuto ha pensato al figlio minore della vittima. Sabato era arrivato con la madre al lavoro. «Chiami i carabinieri, ci sono due morti in casa», sono state le prime parole della badante, in preda alla disperazione, quando ha telefonato al genero dell'anziana, Claudio Batini. Cinque minuti dopo, l'ingresso della palazzina costruita molti anni fa era chiuso e i carabinieri erano già al lavoro.

La coppia lascia cinque figli anche se solo tre abitano a Montecerboli, altri due si trovano in Romania. Gli inquirenti hanno confermato che uno di loro era presente nell'abitazione dove sono morti i genitori. Il bambino e l’anziana sono stati subito portati via. I rilievi, effettuati dai carabinieri della compagnia di Volterra e dal nucleo investigativo del comando provinciale, hanno ricostruito la successione di quanto avvenuto nella palazzina di via Fermi.

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