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Toscana

Maltrattati dalle banche: "Obbligato a comprare le loro azioni"

Melania Carnevali
Un gruppo di risparmiatori di Banca Etruria alla udienza in piazza San Pietro dal Papa
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Un gruppo di risparmiatori di Banca Etruria alla udienza in piazza San Pietro dal Papa

Il socio di una coop: «Per ottenere un mutuo la condizione era di dover acquistare titoli-trappola»

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Aveva scelto proprio quella banca perché le avevano proposto un conto corrente a costo zero. «Quello che in genere danno ai pensionati, anche se io non ero pensionata», racconta. Un affare. Da prendere al volo, si dice. Poi, dopo qualche mese, riceve una lettera dalla stessa banca in cui le comunicano che dal 31 dicembre dovrà pagare 25 euro. Ed ecco la tassa rientrare dalla finestra. «Non è per i soldi in sé, ma per il modo in cui le banche ogni volta ti aggirano». Roberta Caturegli, di Lucca, è una dei tanti clienti delle banche che si sentono beffati dai propri istituti di credito. Come chi aveva sottoscritto obbligazioni che all’improvviso sono state azzerate. O chi invece è stato costretto a comprare azioni che nemmeno voleva, perché «questo è l’unico modo per ricevere un credito», gli avevano detto. Tutte storie di “maltrattati” arrivate al Tirreno.

La tassa per i debiti degli altrI
Banco popolare, UniCredit e Ubi hanno appena aumentato i costi dei loro conti correnti giustificandolo con la necessità di rientrare sui costi del Fondo nazionale di risoluzione, ossia il salvadanaio da rompere nel caso di una crisi dell’istituto di credito. I tempi e la somma del balzello variano da banca a banca. Banco popolare ha già inviato la comunicazione ai suoi correntisti con una lettera. Che Francesca Caturegli ha dovuto leggere almeno due volte. «Poi ho capito quello che volevano dirmi e sono andata a sentire in banca», racconta a Il Tirreno. Aveva da poco chiuso il conto alle Poste «perché troppo lente con le operazioni di accredito bonifici». Banco popolare era l’istituto più vantaggioso, dal momento che le avevano offerto un conto corrente a costo zero. Poi la beffa. Un cambio, senza se e senza ma. «Mi hanno detto “sa, il caso Etruria, è per tutelarvi a vicenda” - dice -. Ma perché io devo tutelare gli altri e gli altri devono tutelare me? Perché non sono le banche, piene di soldi, a tutelarci? Perché siamo sempre noi a doverci perdere soldi?».

Tra i correntisti c’è chi annuncia battaglia, come il pensionato lucchese che ha annunciato di fare causa (di cui Il Tirreno ha pubblicato la storia nei giorni scorsi). Leonardo Mezzacapo, di Piombino, ad esempio ha minacciato di cambiare banca. «Mi sono recato alla mia filiale, diffidandoli dal prelevare tale somma, pena il cambiamento della banca». Ha il conto a Banco popolare e anche a lui è stato comunicato con una lettera il prelievo di 25 euro a partire dall’anno nuovo. «È una manovra illegittima rifarsi sui correntisti per mitigare l’esborso al Fondo nazionale di risoluzione», accusa Sandra Nanetti, con un conto al Banco popolare. Una vergogna, dice la donna, per una banca «che impegna fondi per pubblicità e convegni. Si sta facendo una brutta immagine e pubblicità», aggiunge annunciando anche lei di voler togliere i suoi soldi dalla banca.

Costretto a comprare azioni
Le banche, quando vendono un’azione, avrebbero l’obbligo di informare il possibile socio di tutti i reali rischi e di fargli firmare il questionario Mifid (quello che misura le tue competenze dell’investitore e del rischio che è disposto a accettare). Eppure questi obblighi vengono spesso disattesi. Lo racconta Francesco, un militare residente a Livorno, che aveva un conto e azioni con la Banca popolare di Vicenza.

Al Tirreno racconta di essere stato obbligato a comprare azioni per un totale di 6.250 euro per ricevere un mutuo. «Facevo parte di una cooperativa con altre dodici persone e ci servivano soldi per costruire delle case - racconta -. Ci è stato offerto un “mutuo soci” con uno spread agevolato, ma che per accedere a quello spread dovevamo comprare almeno 100 azioni della banca». E così ha fatto: ha comprato 100 azioni da 62,50 euro l’una. «Mi avevano anche detto che poi, una volta ricevuto il mutuo, avrei potuto rivendere le azioni - continua - e invece, non solo lo spread non era agevolato, ma poi non mi hanno permesso di vendere le mie azioni». Francesco è stato pure obbligato ad aprire un conto corrente e mantenerlo fino alla scadenza del mutuo, azione peraltro scorretta secondo il Codice del consumo. Poi è arrivato il crack della banca che - come Banca Veneta - ha azzerato il valore di tutte azioni. «Così mi sono ritrovato con 100 azioni da 10 centesimi l’una. Non mi hanno mai detto che avrei rischiato di perdere tutto».

Rimborsata ma a metà
«Prima li ho visti sparire, poi mi hanno detto che me li rimborseranno. Ma solo l’80%». Barbara Losani, di Arezzo, lavorava come sarta in una casa di alta moda. I soldi della sua liquidazione, li ha messi in obbligazioni con Banca Etruria: erano 15mila euro. Spariti tutti con un colpo di spugna. È il destino intrecciato delle vittime del Salva banche, le quali hanno di fatto coperto i buchi di quattro istituto di credito - Banca Marche, Banca Etruria e del Lazio, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio di Chieti - con i propri risparmi. Dopo mesi di incertezza, un secondo decreto del governo ha annunciato rimborsi. Ma non per tutti. Gli azionisti sono stati tagliati fuori. Gli obbligazionisti ne hanno diritto, ma solo se non superavano i 35mila euro di reddito nel 2014 e il valore patrimoniale mobiliare nel 2015 di 100mila euro. Tutti gli altri verranno rimborsati, ma solo dell’80%. «Ora sono disoccupata e ho una figlia a carico- racconta Barbara - Sono fortunata a vivere con i miei, ma non è giusto che non possa riavere tutto quello che mi sono sudata. Certo i miei soldi sono una goccia in questo oceano, ma per me erano tutto l’oceano».
 

  • QUANDO LA BANCA VI HA DELUSO: SEGNALATECELO

Anche voi avete ricevuto la lettera che informa sull'aumento del canone del conto corrente? Siete delusi o arrabbiati da quelli che secondo voi sono immotivati aumenti del conto? Avete rimostranze verso la vostra banca? Contatteci  e scriveteci sulla nostra pagina Facebook o inviate una mail a inchiestadeilettori@iltirreno.it

 

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