Il presidio
Meningite, parla il "paziente zero": «A bordo pensai all’influenza, poi mi ritrovai su una barella»
Il 7 ottobre 2012 lo chef de rang Antonino Apreda, delle navi a Msc, e altri tre colleghi stranieri si sentirono male. Furono sbarcati a Livorno: è il primo caso del ceppo C-St11. Ha perso una gamba
LIVORNO. Poche righe di testo accompagnano l’invio dell’ultima foto: «Questa è emblematica. È stata scattata il giorno del mio cinquantesimo compleanno. Sono con mia moglie e mio figlio. Devono tenermi perché non riesco ancora a stare in equilibrio. Viva la vita». E così capisci che Antonino Apreda è uno di quelli che quando va a cena col destino vede il bicchiere mezzo pieno. Nonostante la meningite gli abbia portato via una gamba, le dita delle mani, immobilizzato un ginocchio.
PAZIENTE ZERO. Questo cameriere gentile che nelle foto ride sempre potrebbe essere “il paziente zero” della meningite in Toscana. È lui lo chef de rang di Sorrento che insieme ad altri tre colleghi stranieri il 7 ottobre 2012 venne sbarcato dalla Msc Orchestra e ricoverato a Livorno in preda a febbre e dolori. Le analisi confermarono i sospetti: meningite. Il resto è storia: profilassi a tappeto sulla nave (2.200 passeggeri poi ripartiti la sera stessa), uno dei quattro degenti che ci rimise la pelle e gli altri tre che si salvarono. Ma tra le pieghe di quel giorno c’è molto di più: si trattò della «prima volta che venne documentata la presenza del ceppo C-St11 in Toscana», spiega Giovanni Rezza direttore dipartimento malattie infettive all’Istituto Superiore di Sanità. Lo stesso ceppo che tra il 2015 e 2016 ha infettato decine di persone e costretto la Regione ad una campagna di vaccinazione a tappeto.
I report sul portale Epicentro documentano che prima di allora il ceppo C-St11 era stato rilevato solo in altri due casi, 5 anni prima, e nel nord Italia (dicembre 2007 e luglio 2008). Poi, è ricomparso nel 2012. Su quella nave arrivata in Toscana, che trasportava quattro persone contagiate e da cui scesero i turisti che avevano comprato i pacchetti per le escursioni di mezza giornata a Pisa o Firenze. È da questi tasselli che pian piano la comunità scientifica (tra i possibilisti anche Francesco Menichetti, primario di Malattie infettive a Cisanello) ha iniziato a ipotizzare che il batterio in Toscana possa essere arrivato via mare.
CHEF DE RANG. Nel mezzo ci sono gli eventi che ti cambiano la vita; come quella del “paziente zero”, nato a Sorrento. In un paese dove il mare ti entra dentro fino a condizionarti l’esistenza e da adulto o ti ritrovi in un ristorante o t’imbarchi. Antonino Apreda ha fatto entrambe le cose perché «dopo un quarto di secolo in hotel è arrivato l’euro a scombinarmi i guadagni e l’esistenza». Così, a 45 anni suonati, si è presentato alla Msc con un curriculum e tanti sogni di rivalsa. Qualche mese dopo era chef de rang in livrea sulla Musica, contratto di sei mesi e rotta adriatica; si lavora tanto («turni da 12 ore molto intensi») ma si guadagna bene («il triplo del vecchio stipendio»). Almeno fino al quarto e ultimo imbarco, sulla Orchestra.
MENINGITE A BORDO. In una settimana: Napoli, Livorno, Villefranche, Valencia, Ibiza, Tunisi, Catania. Sempre il solito giro e migliaia di volti che cambiano. Si viaggia di notte e di giorno ci si ferma per le escursioni. Apreda sale a bordo della Orchestra il 5 maggio 2012, a Napoli. Dovrebbe restare fino a dicembre, poi un po’ di riposo anche per lui che serve i vacanzieri a pranzo e cena. Invece, a due mesi dal congedo succede qualcosa. «Sabato. Era il 6 ottobre e ci trovavamo in mare aperto, direzione Livorno - racconta - entro in cabina a fine turno, saranno state le 23,45. Mi tolgo la divisa, accendo la tv, indosso il pigiama ed inizio a sentire freddo. Penso che sia influenza e mi prendo un Vivin C». La mattina telefona ai colleghi per dire che non andrà al lavoro. Intanto, la nave attracca a Livorno: i viaggiatori scendono e vanno a divertirsi mentre in quattro cabine ci sono altrettanti membri dell’equipaggio che stanno male (Apreda racconta di non aver conosciuto gli altri tre).
Passano le ore: «Verso le 14 telefono di nuovo sul ponte, sto male. Mi dicono di andare al medical center della nave per farmi visitare ma non ho la forza di alzarmi. Non viene nessuno, mi riaddormento». Si risveglierà intorno alle 18, mentre il personale medico lo sta caricando su una barella. Da lì la corsa in ospedale e due settimane di coma farmacologico a Livorno poi il trasferimento al Cardarelli di Napoli.
NUOVA VITA. In Campania, per la sepsi da meningococco, subisce nove interventi («non ero mai stato operato in vita mia»). Antonino Apreda tornerà a Sorrento, a casa sua, dopo quasi sei mesi, il 27 marzo 2013, ma senza il piede destro, parte del sinistro e alcune dita delle mani.
In famiglia potrà restarci poco perché, di lì a breve, un’infezione lo costringerà ad un ricovero in Liguria. I medici gli amputeranno una gamba e gli toglieranno una rotula. «Ho ripreso a camminare in posizione eretta a 2 anni dall’infezione». Capita, a volte, che un passante lo incroci davanti casa, lì vicino alla chiesa di Santa Lucia e gli chieda: «Antoni’ che ti manca?». E lui: «Il mare. Ma ci andrò lo stesso anche se non potrò tuffarmi da un trampolino».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
