Il Tirreno

Toscana

«Lavoriamo sull’autostrada come birilli tra le auto»

di Samuele Bartolini
«Lavoriamo sull’autostrada come birilli tra le auto»

Parla un dipendente 51enne della Pavimental, investito per tre volte «Sono stato fortunato. Non come un mio collega, ucciso da uno specchietto»

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FIRENZE. Un mestiere ad alto rischio quello dell’operaio autostradale. Un passo sbagliato fuori dal cantiere e il camion ti arrota, una svista del guidatore e la macchina ti travolge. Fino a quando succede l’irreparabile e la vita rimane sull’asfalto. Come lunedì scorso sulla A12, all’altezza di Deiva Marina in Liguria. L’automobilista non si sarebbe accorto di uno scambio di carreggiata e ha travolto e ucciso un uomo di 60 anni residente a Massa Carrara che faceva il custode del cantiere. È una vita pesante quella dell’operaio autostradale. A spargere bitume in carreggiata con l’aiuto di enormi macchinari. Di giorno, di notte. Ora pure con il rischio licenziamento.

Emanuele De Maria, aretino, 51 anni, operaio della Pavimental e padre di una ragazza di 15 anni, ci racconta la sua vita d’inferno.

È vero che voi operai autostradali rischiate grosso tutti i giorni?

«Siamno come birilli tra le auto, rischiamo tutti i giorni. Sono 26 anni che lavoro nella Pavimental (azienda che realizza e mantiene pavimentazioni stradali, autostradali e aeroportuali, ndr), lavoro spesso di notte e mi sono venuti addosso tre volte. Fortunamente me la sono sempre cavata».

L'incidente in cui se l'è vista brutta?

«Una volta mi è venuto addosso un furgone. Sono rimasto ferito ad una gamba, al viso e ho riportato sul corpo diverse escoriazioni».

Dove eravate a lavorare? «Eravamo un gruppo di operai al lavoro per mettere la segnaletica all’uscita autostradale di Peretola. Me lo sono cavata con qualche mese di infortunio a casa. Ma io ho visto anche la morte in faccia».

Quando è successo?

«Era il 1992. Lavoravamo lungo le autostrade di Milano. A me non è mai piaciuto rischiare e camminavo lungo il guard-rail. Un mio collega, invece, stava mettendo i birilli quando è stato colpito in pieno dallo specchietto di un furgone in transito. Purtroppo non ce l’ha fatta».

Ma il livello di sicurezza degli anni Novanta è lo stesso di quello di oggi?

«No, le cose sono cambiate in meglio. Quando ho cominciato non c’erano tanti controlli sulla sicurezza. Succedevano molti incidenti, anche mortali. Poi la nostra azienda ha cominciato a spendere tanti soldi per la nostra professionalità, per la qualità del lavoro. E la nostra condizione di operai è migliorata. Ora però il rischio è quello di perdere il lavoro».

In che senso?

«In questo periodo di passaggio in cui deve entrare in vigore la nuova legge sugli appalti, noi operai rischiamo il posto di lavoro e non mi sembra giusto dopo che abbiamo lavorato per 30 anni per le Autostrade».

Mi scusi, ma lei quanto guadagna al mese?

«Tra anzianità e 4 notturni a settimana arrivo a prendere anche 1.800 euro al mese, che diventano 2mila se conteggiamo gli 11 euro di ticket restaurant per andare a mangiare (ma la cifra media di uno stipendio è di 1.500 euro mensili, ndr)».

E se la licenziano cosa farà?

«A 51 anni non ci voglio nemmeno pensare. Anche perché io non sarei né un esodato né potrei prendere 2-3 anni di mobilità. Mi ritroverei disoccupato».

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