Il Tirreno

Toscana

Scartata dal lavoro perché obesa «Ma io non mollo»

di Barbara Burzi
Scartata dal lavoro perché obesa «Ma io non mollo»

Pratese di 26 anni: tanti colloqui ma solo porte in faccia «Chiedono la bella presenza. Stanca di essere derisa»

4 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Non basta essere intraprendenti, competenti e dimostrare di avere esperienza: il mercato del lavoro esige bella presenza.

Lo ha sperimentato sulla sua pelle Martina, una ragazza di 26 anni discriminata perché obesa. Come tanti suoi coetanei alla ricerca di un lavoro, di porte in faccia ne ha prese molte. A differenza loro, non per colpa della crisi, ma per la sua taglia: «Mi sono decisa a denunciare perché sono stanca di essere derisa e offesa». Da quando ha iniziato a cercare lavoro, nel 2006, ha fatto numerosi colloqui, quasi tutti a Prato, la sua città. Ha una qualifica di segretaria di azienda e qualche esperienza come cameriera, baby sitter e assistente agli anziani. Tutti lavoretti saltuari e in nero.

«Meglio di nulla andavano bene anche quelli – dice – ma niente che potesse soddisfare il mio bisogno di indipendenza o il desiderio di progettare un futuro con il mio fidanzato. Non voglio più pesare sulle spalle di mia madre». Ogni volta che si candida per un posto di cameriera, barista, promoter, commessa, segretaria o altre figure allineate al suo profilo, riceve un rifiuto. «Sinceramente ho perso il conto delle volte in cui mi sono sentita rispondere in maniera più o meno esplicita che non potevano assumermi per via del mio aspetto – racconta – ho risposto a svariati annunci, però non sono andata bene neanche come addetta alle pulizie poiché il mio fisico, secondo loro, non avrebbe retto la fatica».

Manda curriculum a pioggia, soprattutto tramite app e la rete. «Quando un annuncio corrisponde al mio profilo vengo messa in contatto con il datore di lavoro per fissare un colloquio – spiega – il più delle volte però nemmeno guardano il cv. In un bar, la segretaria mi chiese se ero davvero sicura che quel lavoro fosse adatto a me poiché sarei dovuta stare tanto in piedi. Poi fu il responsabile a dirmi in faccia che non era il caso, facendomi notare che ero troppo grossa e che non voleva rischiare di far scomodare i clienti per farmi passare tra i tavoli».

Sono molti gli episodi discriminatori di cui Martina è stata vittima. In due negozi di una catena di prodotti elettronici le hanno detto che non potevano assumerla come promoter: «Non te la prendere, ma per questo tipo di lavoro più sei bella e più clienti attiri». Poi c’è stata la volta in cui si è candidata come receptionist in un albergo della città: «Non abbiamo una divisa della tua taglia», le hanno risposto. Stesso copione in un call center: «Mi hanno detto che per il front office non era il caso».

Ma facciamo un passo indietro. Martina ha iniziato a soffrire di obesità all’età di 10 anni, in seguito a una depressione causata da un forte trauma. I suoi problemi di peso risalgono proprio a quel periodo. «Per anni, dai 10 ai 19, sono stata curata con psicofarmaci per disturbi che non avevo – racconta – ho anche rischiato di morire per un valore enzimatico sballato proprio a causa dei medicinali che assumevo. Adesso è una vita che non li prendo più». Stanca di versare lacrime, Martina ritiene sia arrivato il momento di denunciare «per sensibilizzare su una tematica di cui si parla troppo poco: a Prato, per esempio, non c’è un’équipe medica specializzata per questo problema». «L’obesità è una malattia – continua – non basta mangiare meno per dimagrire. Io cammino tanto, ballo il latino americano, sono una persona attiva, eppure i risultati non arrivano. Peso 142 chili, ma io so di non essere così».

La sua battaglia è appena cominciata. «Per anni mi sono battuta per i diritti degli altri», afferma spiegando di avere molti amici nella comunità gay pratese e di essere sempre stata al loro fianco: «Ora è arrivato il momento di fare qualcosa per me». E chiarisce: «Non ho iniziato questa battaglia perché non trovo lavoro, ma perché cercandolo sono stata discriminata. E qui la crisi non c’entra. La mia è una battaglia per tutte le persone obese». Nel corso degli anni ne ha conosciute molte, soprattutto grazie a Facebook. «Spero di essere riuscita a dare coraggio a chi non ne ha – conclude – il mio obiettivo ora è portare avanti il progetto che condividevo con mio padre:dar vita a un luogo, in cui far nascere un gruppo di auto aiuto per perone discriminate».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web