Il Tirreno

Toscana

5 Stelle: "Reddito di cittadinanza a 155mila famiglie toscane"

Samuele Bartolini
I consiglieri regionale del Movimento 5 Stelle, Andrea Quartini e Irene Galletti, con Beppe Grillo
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I consiglieri regionale del Movimento 5 Stelle, Andrea Quartini e Irene Galletti, con Beppe Grillo

Il movimento ha presentato la proposta di legge, uno dei punti principali del loro programma. Per finanziarla serve l'1% del bilancio regionale. Il Pd fa muro: "Mancano le coperture finanziarie"

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FIRENZE. «Con questa legge in tre anni la Toscana farà uscire dalla povertà assoluta 155mila famiglie». Niente assistenzialismo. Niente libro dei sogni. I consiglieri del Movimento 5 Stelle giurano di aver fatto bene i conti. Tutti schierati nella stanza delle conferenze al secondo piano di Palazzo Panciatichi si giocano il carico da novanta di Beppe Grillo: il reddito di cittadinanza.

Per finanziarlo servono 173 milioni l'anno che sono l'equivalente dell'1% del bilancio regionale. Tutte risorse che saltano fuori da vari settori: rimodulazione del Fondo sociale europeo in primis, ma anche fondi per il sostegno all'occupazione e tagli agli sprechi. Ma chi sarà il beneficiario del reddito di cittadinanza? «Ci rivolgiamo a persone con reddito Irpef sotto i 9.360 euro e Isee inferiore a 6.500 – dice il consigliere Andrea Quartini –, disoccupati o inoccupati, da almeno tre anni residenti in Toscana. Queste persone si potranno recare al Centro per l’impiego e siglare un accordo chiamato Programma di azione individuale (PAI) mirato al loro ricollocamento. Riceveranno quanto serve loro per arrivare al tetto di dignità di 780 euro mensili netti, mentre riceveranno fino a un massimo di tre proposte lavorative. Se le rifiuteranno perderanno l’integrazione del reddito».

Un paio di esempi chiariscono le idee. Mettiamo un lavoratore di 40 anni: viene licenziato e rimane senza reddito, compila l'Isee e gli viene subito riconosciuto il reddito di cittadinanza finché il Centro per l'Impiego non gli ritrova un lavoro. Altro esempio. Uno studente universitario che esce dalla famiglia di origine, vive da solo e diventa famiglia monoreddito, ha un lavoretto ma non gli basta per arrivare alla fine del mese, gli vengono riconosciute quelle 3-400 euro che mancano per arrivare ai 780 euro finché accetta il lavoro del Centro per l’impiego.

«Così aiuteremo 58mila toscani l'anno – dice la consigliera Irene Galletti – e in tre anni potremmo portare tutti fuori dalla povertà assoluta. Già oggi, senza reddito di cittadinanza, il 27% di chi cerca lavoro nei Centri per l’impiego trova lavoro in 3 mesi, il 60% in un anno e l’84% in tre anni. Il nostro reddito di cittadinanza rivaluta la centralità dei Centri nel trovare almeno 3 proposte occupazionali e monitorare il ricollocamento».

Ora la proposta passa al vaglio degli iscritti sulla piattaforma online Lex-Rousseau e sarà discussa nei meetup. «Saremo pronti per la sessione di bilancio di dicembre», dice Giacomo Giannarelli. Obiettivo: inserire il reddito di cittadinanza nella finanziaria regionale. Ma l'ultimo passo è già sbarrato. «Una proposta inapplicabile», tagliano corto Marras e Mazzeo del Pd. «Le coperture finanziarie non ci sono. Dovremmo azzerare altri interventi sociali È un provvedimento che genera altri poveri».

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