Il Tirreno

Toscana

L'economista: "Cambia il clima, gli ecosistemi collassano: gli alberi malati ne sono un esempio"

Stefano Bartolini, docente di Economia dell'Università di Siena
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Stefano Bartolini, docente di Economia dell'Università di Siena

Parla Stefano Bartolini, docente dell'Università di Siena: "Non c'è solo l'innalzamento delle coste, gli effetti sull'ambiente e sugli animali si manifestano ovunque. Rischiamo sparizioni di massa e carestie". I casi delle api, dei gabbiani, dei cinghiali e dei lupi

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Stefano Bartolini, docente di Economia politica all'Università di Siena, si interessa in particolare dei meccanismi della crescita e dello sviluppo economico legati all'ambiente (è autore del libro Manifesto per la felicità. Come passare dalla società del Ben-avere a quella del Ben-essere, edito da Donzelli nel 2010 e più recentemente da Feltrinelli). E non si stupisce dei problemi che investono gli alberi della Toscana. Perché sono una piccola parte di un gigantesco fenomeno globale. “Se la Terra continuerà a riscaldarsi – osserva Bartolini - siamo solo all'inizio di cambiamenti epocali dagli sviluppi imprevedibili. Noi pensiamo solo all'innalzamento del mare, perché è la cosa che ci colpisce di più. Ma sono tanti gli effetti. Qui sta cambiando l'equilibrio ecologico di intere zone della Terra. E nel nostro piccolo vediamo degli esempi anche in Toscana".

"La morìa delle api, per esempio - prosegue Bartolini - non avviene solo in Italia, ma in ampie zone del mondo. Le cause sono molteplici, ma tra queste ci sono anche l'uso di alcuni pesticidi e lo “stress da superlavoro”, effetto a sua volta del riscaldamento globale: gli inverni si accorciano e così il  'riposo'  delle api che finiscono per lavorare troppo e muoiono. Tante specie di insetti impollinatori soffrono i cambiamenti climatici. Ma se viene a mancare l'impollinazione, va in crisi l'agricoltura. Qui si rischia davvero un carestia di massa”.

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Tornando agli insetti che infestano le nostre piante, l'economista è cauto sulla possibilità di importare antagonisti per combatterli. 

“Non ci sono soluzioni semplici. E' vero che contro alcuni parassiti non sta funzionando niente. Ma gli antagonisti sono un po' un'ultima ratio, perché è una soluzione ricca di incognite, di sviluppi non prevedibili. Gli antagonisti sono a loro volta specie non autoctone. Dopo che avranno eliminato il parassita, come si comporteranno? Come agiranno sul nostro ambiente? Si rischia di passare da uno squilibrio a un altro”.

Il caso dei cinghiali in Toscana c'entra qualcosa?

“Sì, il meccanismo è lo stesso. Alcune zone della Toscana sono state ripopolate di cinghiali importando una specie dai Balcani che però è quattro volte più prolifica di quella autoctona. Il risultato è una presenza eccessiva di cinghiali sul nostro territorio. In qualche caso la risposta è stata quella di reimmettere nell'ecosistema un predatore come il lupo, per ridurre appunto la presenza di cinghiali e caprioli. Questa scelta in parte ha funzionato, ma ora anche il lupo è un problema. Faccio un altro piccolo esempio. Tutte le discariche nell’interno della Toscana sono sorvolate da stormi di gabbiani? Strano, no? Prima i gabbiani stavano nei posti di mare. E’ che in mare non c’è più pesce, i gabbiani non hanno più cibo e devono cercarlo altrove. Tra un po’ si vedranno come i piccioni ai giardini”.

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Insomma, è la globalizzazione dell'ambiente

“Sì, globalizzazione dell’ambiente è una definizione azzeccata, rende l'idea. Del resto il cambiamento climatico è anche una molla per le migrazioni di animali. E con l’intensificazione dei trasporti è più facile, per esempio, che un insetto cambi continente, in un bagaglio o in una merce. Quelli ambientali sono spesso cambiamenti più lenti, meno spettacolari. Ma poi a un certo punto gli ecosistemi collassano e non è che ti avvertono prima. Succede e basta. Se si interrompe una catena alimentare, ci sono sparizioni di massa. Per ora il cambiamento è progressivo, ma il ritmo sta accelerando. C’è un grande allarme scientifico, ma siamo molto indietro. Per dare un’idea: il recente accordo tra Cina e Stati Uniti prevede che la Cina si impegni a stabilizzare le proprie emissioni a partire dal 2030. Vuol dire che ancora fino al 2030 le emissioni aumenteranno. Mi pare un risultato piuttosto  blando”.  (paolo toccafondi) 

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