Il Tirreno

Toscana

Movida e caos: in bici o coi carrelli, alcol e birra fredda scorrono a fiumi

di Stefano Taglione
Movida e caos: in bici o coi carrelli, alcol e birra fredda scorrono a fiumi

A Pisa minimarket obbligati a vendere bottiglie calde mentre in piazza dei Cavalieri dilagano gli abusivi

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PISA. Drin drin. «Buonasera, birra?». Piazza dei Cavalieri, ore 23,45. Bicicletta, campanello e una borsa termica riempita in continuazione. È così che i venditori abusivi infrangono l’ordinanza firmata dal sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, che obbliga i minimarket – dove i prezzi delle bottiglie sono i più bassi – a vendere birra e alcolici a temperatura ambiente.

Siamo di fronte alla Scuola Normale, nel pieno centro della città. Uno dei luoghi più caldi della movida pisana. Non ci sono né bar, né minimarket, ma è il posto più semplice dove ordinare da bere. I commercianti abusivi arrivano da soli, non serve chiamarli. E, inutile dirlo, stracciano la concorrenza: 1,50 euro per una Heineken da 0,33 litri e qualche spicciolo in più per quelle grandi. Per forza: non pagano le tasse. Sono in due, a volte di più. Girano la piazza in sella a biciclette nere con grossi cestini montati davanti. Dentro 15-20 bottiglie e parecchio ghiaccio. Perché la loro birra, a differenza di quella dei locali colpiti dal provvedimento dell’amministrazione di centrosinistra, è fredda. Come se fosse appena uscita dal frigo.

Ma facciamo un passo indietro. Prima di arrivare in piazza dei Cavalieri – dove gli studenti bevono e chiacchierano sugli scalini, per terra o appoggiati alle opere in esposizione dell’artista giapponese Kan Yasuda – siamo andati a vedere se i minimarket stiano rispettando davvero l’ordinanza del sindaco di Pisa. Proprio venerdì scorso le forze dell’ordine hanno sequestrato 500 bottiglie ad esercenti che non si erano messi in regola, mentre per le attività di somministrazione (bar e ristoranti) nulla è cambiato. La loro birra, generalmente più cara, può essere venduta fredda a condizione che venga versata nei bicchieri di plastica. Siamo sul Lungarno, vicino a piazza Garibaldi. Entriamo nel primo punto vendita. «La birra? Sì, ma è calda», afferma un commesso straniero da dietro la cassa. Nel locale, in effetti, nessuno è entrato per prendere da bere e toccando le bottiglie si scopre che effettivamente sono calde. Fra gli scaffali ci sono solo due ragazzi che stanno scegliendo uno shampoo. E nel frattempo, sulle spallette a picco sul fiume, universitari e non si divertono in tranquillità e allegria con bicchieri di plastica e contenitori di vetro, perché comunque – nonostante l’ordinanza lo vieti espressamente, in questo caso dalle 22 alle 6 – il vetro dai negozi non dovrebbe uscire, eppure a noi l’hanno dato.

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Un’altra tappa della movida pisana è piazza delle Vettovaglie. Qui ci sono bar, ristoranti, ma anche minimarket. Entriamo in uno di questi. C’è gente che sta comprando la birra. Alcune lattine da 0,33 costano un euro. «È calda. Dobbiamo tenere il frigorifero spento. Lo ha deciso il Comune», così ci spiega un addetto del negozio. Che poi si lamenta per i mancati incassi. «Noi non lavoriamo più. I bar invece sì». Di clienti, comunque, ce ne sono abbastanza. Anche se meno rispetto a quando l’ordinanza del sindaco Pd non era in vigore. Cerchiamo di capire come mai la acquistano lo stesso e il dubbio è presto svelato: il frigo è sì spento, ma molte bottiglie (soprattutto nella parte alta) sono fredde o quantomeno fresche. Forse, mentre il locale era chiuso, gli elettrodomestici sono rimasti accesi. Così ne acquistiamo una. Facendo il giro in altri minimarket, lo scenario non cambia. I frigoriferi sono in funzione solo per acqua, cibo e tutto ciò che rimane di analcolico.

In piazza dei Cavalieri, invece, si beve ancora. È da poco passata l’una e le biciclette sono state sostituite dai carrelli della spesa. Ora i commercianti abusivi (ne contiamo almeno due, sono tutti stranieri) si muovono a gran velocità dalla Normale alla Chiesa di Santo Stefano, quasi come se fossero al supermercato. Stanno cercando clienti e ne trovano parecchi, visto che spesso vengono pacificamente accerchiati. Il tutto accade mentre i cosiddetti “moralizzatori” della Croce Rossa – volontari che in questi fine settimana sono in piazza per sensibilizzare i giovani sui rischi derivanti dall’abuso di alcol – si muovono in mezzo alla folla con dei bicchieri di plastica per versarci il contenuto delle bottiglie per poi buttarle nei cassonetti, da loro posizionati in piazza. Ed è un lavoro continuo, quasi una catena di montaggio. I giovani che comprano dai venditori abusivi, i volontari che travasano la birra e – durante la notte – gli spazzini che svuotano i bidoni. Un meccanismo che sembra funzionare, perché la piazza non è sporca come altre notti, ma che parte da qualcosa di illegale: la vendita abusiva di alcolici. Che porta risparmi ai giovani, ma danneggia tutti gli altri. Il Fisco, ma anche gli stessi commercianti.

@taglions

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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