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Toscana

Una birra riscaldata: così Pisa combatte la movida selvaggia

di Mario Neri
Una birra riscaldata: così Pisa combatte la movida selvaggia

I minimarket non possono più vendere alcolici freddi dalle 22 alle 6. Il sindaco: «Un impegno preso con i cittadini»

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PISA. In realtà, nell’ultima, elettrica assemblea con i residenti di piazza dei Cavalieri, il leitmotiv fu l’effetto e non la causa, la foce e non la sorgente della movida, la forma in cui si manifesta e non la sostanza di cui si alimenta. Un mantra, un chiodo fisso, il mainstream di tutti gli interventi degli abitanti stufi marci per gli eccessi, lo sballo e i bagordi, le strade ricoperte da tappeti di vetri rotti e liquami.

«Troppa birra, troppa davvero, non se ne può più - disse Alessandro Chiti a sindaco, assessori, questore e prefetto riuniti in uno stanzone dell’università - Sono stato costretto a vivere a Firenze per vent’anni, ora sono tornato nella città che amo ma è irriconoscibile. Sarà vero, questo è un problema complesso, ma io vi parlo di soluzioni semplici. Soprattutto di pipì, di fiumi di orina. Sapete dove abito io? In una via ribattezzata vicolo del Piscio». Ecco, per i cittadini c’era da imbrigliare il fiume, servivano bagni chimici, il sindaco Marco Filippeschi ha deciso di tappare la sorgente.

Così da metà settembre Pisa sperimenta un divieto un po’ buffo ma efficace. Stop alla vendita bottiglie di birra e alcol da asporto se fredde. Chi non ha licenza di somministrare alcolici e viene pescato a «refrigerarle», dalle 22 alle 6 del mattino, rischia una denuncia e il sequestro della merce. I più ironici l’hanno ribattezzata «l’ordinanza della birra calda». Anzi, la «scoperta della birra calda» come antidoto allo sballo. Resterà in vigore fino al 4 dicembre. Poi, a disinnescarla sarebbe arrivato comunque l’inverno.

Ma l’ultimo sequestro è di due sere fa: 500 bottiglie ghiacciate sottratte dai vigili urbani a un negozio in piazza Garibaldi, un passo dal ponte di Mezzo. Siamo già a quota 7.000. Nel mirino, ovvio, ci sono finiti i minimarket, proliferati in questi anni intorno alle piazze e agli snodi principali del centro storico, cuore cittadino e palcoscenico del divertimento notturno per la cittadella parallela a quella dei residenti, quella degli oltre 50mila studenti universitari, un esercito - spiega Filippeschi - «intorno a cui sono nati problemi e fenomeni che solo pochi anni fa non esistevano».

Venditori abusivi di alcol, spaccio, risse, strade, piazze e giardini usati come bagni a cielo aperto, tanto da convincere l’amministrazione a decretare uno stop all’assegnazione di nuove licenze commerciali e a chiedere rinforzi e più poteri ad Angelino Alfano. «Era un impegno con i cittadini, l’ho mantenuto - dice Filippeschi - In attesa della legge che dà più poteri ai sindaci, facciamo ciò che possiamo. Ma non è proibizionismo. Si tratta di scongiurare fenomeni che dappertutto, da Firenze a Bologna, hanno raggiunto livelli insopportabili».

E finora non sembra che debba temere ricorsi. Il grosso dei commercianti è soddisfatto (del resto la misura dà un colpo alla concorrenza per bar e ristoranti). E anche i cittadini festeggiano. Anche perché insieme all’ordinanza è scattata un’altra piccola rivoluzione. Questa concepita dal prefetto Attilio Visconti. Nel fine settimana, la sera arrivano in piazza dei Cavalieri le pettorine dei “moralizzatori” anti movida. Volontari della Croce Rossa che propongono alcol test gratuiti, distribuiscono consigli sui rischi legati all’abuso di alcol, scambiano la bottiglia di vetro con un bicchierone di plastica e invitano i giovani a gettare i rifiuti nei cassonetti. Risultato? Addio alla distesa di vetro e liquami che ogni mattina ricopriva un pezzo di storia di Pisa. Prossima tappa - in attesa della legge Alfano - i bagni chimici super tecnologici e a basso impatto architettonico studiati con la Soprintendenza. Dalla sorgente alla foce, addio movida molesta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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