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Toscana

la cittÀ vista da Roan Johnson

«L’ordinanza non risolverà nulla»

«L’ordinanza non risolverà nulla»

Il regista: «È sporca, ma a Barcellona ci sono i netturbini la notte»

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PISA. Sarà forse un po’ più confusionaria, più rumorosa e, magari sì, perfino molesta agli occhi e alle orecchie di molti abitanti, ma «mille volte questa Pisa così viva e accesa di notte che quella in cui ho vissuto io da ragazzo, buia, deserta, annegata nell’eroina e nella disperazione». Oggi Roan Johnson non vive più all’ombra della Torre. Il regista, reduce dall’ultimo festival di Venezia, dove ha presentato “Piuma”, ha scelto Roma. In fondo, oltre che capitale, è da sempre quello il cuore pulsante del cinema italiano. Ma dell’ordinanza sulla birra calda, sebbene non l’abbia seguita moltissima, ha un’idea abbastanza precisa. «Non riesco neppure a farci una battuta in realtà. Non credo che sia una ricetta utile, capace di scoraggiare i ragazzi a frequentare le piazze. Credo ci siano altre soluzioni. A Barcellona, ad esempio, netturbini e operatori del Comune partono da una certa ora della notte con le sistole per ripulire le piazze del divertimento. Puliscono dappertutto e questo fa sì che la movida si sposti piano piano fuggendo dall’acqua e piano piano si esaurisca naturalmente, senza bisogno di divieti».

L’ordinanza della birra calda, invece, non riesce proprio a intravederla come una soluzione. «Forse verrò smentito, ma sperare che funzioni, che risolva i problemi mi sembra una illusorio oltre che un rischio per Pisa». Sì, dice Johnson, «è ovvio che non possiamo accettare che le piazze diventino un macello, una distesa di sporcizia, ma dobbiamo tentare di non buttare il bambino con l’acqua sporca. E certo, ci saranno zone “calde”, piazza della stazione con i suoi problemi di sicurezza, lì bisogna fare qualcosa. Ma rispetto agli anni ’80 e ’90 non ci sono paragoni», continua il regista.

Perché, com’era la città all’epoca? «La sera era tutto chiuso e la gente si faceva di eroina. È questa la realtà. Mi sembra che in ballo ci sia una questione molto più complessa della “birra calda”. In quegli anni alle otto del sabato sera non c’era niente, solo due locali, era una città morta, depressa. Gli studenti stavano in casa, e forse a qualcuno piacerebbe così anche adesso, a me per niente. Credo che fosse una città con una delle percentuali di eroinomani più alte di Italia. Adesso quando torno e riesco ad andare in giro vedo tanta vita e vivacità culturale e sociale. Credo siano anche un motivo di bellezza e di attrattività per la città, che in fondo viene scelta dagli studenti di tutta Italia proprio per questo. Pochi giorni fa sono stato a Perugia per promuovere il film, e c’è chi mi diceva di una città cupa, in cui gli iscritti all’università sono calate negli ultimi anni anche in ragione dell’assenza di vivacità. Pisa è una realtà piccola, ma cosmopolita, non disperdiamola». Non prevalga la natura di una città di provincia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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