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Toscana

Tassa di soggiorno, la Corte dei conti stanga un albergo

di Ilaria Bonuccelli
Tassa di soggiorno, la Corte dei conti stanga un albergo

Lo ha condannato a versare 41mila euro. La categoria non ci sta, il presidente regionale Corchia infuriato: «Trattamento iniquo»

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Non ce la fa. I conti non tornano. L’attività - dice - è in crisi. Perciò non versa la tassa di soggiorno al Comune di Siena. La riscuote dai turisti, ma la tiene in cassa. «Per garantirmi un po’ di liquidità». La Corte dei Conti, però, non accetta giustificazioni. E condanna l’albergatrice a restituire al Comune quasi 41mila euro. Risulta un danno erariale: quindi, c’è da mettere mano al portafoglio.

PAGARE ANCHE SE SEI IN CRISI

Federalberghi non gradisce la posizione. Anche se non esclude che ci sia un problema sulla tassa di soggiorno. Sia da parte di imprenditori reticenti ad applicarla ai clienti, sia da parte di imprenditori - «pochissimi» - che non la versano nelle casse pubbliche. Saranno pochi, ma ci sono. Infatti, la magistratura contabile si era già espressa in modo analogo sul danno erariale causato da albergatori agli enti locali. In primavera, aveva condannato il legale rappresentante di un albergo di Sesto Fiorentino (società controllante dichiarata fallita) a versare quasi 28mila arretrati al Comune, la tassa di soggiorno non pagata fra gennaio e luglio 2012, quando l’hotel già navigava in cattive acque. La «crisi irreversibile» non è una giustificazione contabile valida per non pagare la tassa di soggiorno, era il senso della sentenza.

Ora la Corte dei Conti della Toscana ribadisce il concetto, malgrado «il grave stato di difficoltà economica» dichiarato dall’albergatrice senese. Che non nega di aver «ritardato» il versamento nelle casse comunali. Ma di ritardato pagamento, appunto, parla. «E per quote inferiori a quelle contestate: esistono versamenti alla Tesoreria comunale non registrati. Dimostreremo che il nostro debito nei confronti del Comune è più basso di quello contestato. Per una tassa che è ingiusta almeno per due motivi: intanto - attacca l’albergatrice - perché i soldi riscossi non vengono quasi mai utilizzati dai Comuni per la promozione e lo sviluppo del turismo, secondo quanto prevede la legge. Eppoi perché le differenze di tariffa fra un comune e l’altro, anche a distanza di un solo chilometro, alimentano un sistema di concorrenza non leale».

TASSA INIQUA

Su questo, l’albergatrice trova il sostegno pieno di Federalberghi che non ha mai nascosto la propria ostilità nei confronti del balzello sul turismo. In particolare in Toscana «dove solo il 52% delle presenze turistiche (circa 45 milioni l’anno) sono registrate negli alberghi». Assai meno del «79% di presenze registrate in strutture alberghiere in Emilia Romagna, regione che è nostra concorrente diretta», evidenzia Paolo Corchia, presidente regionale di Federalberghi. Questi numeri servono al versiliese Corchia per sintetizzare la battaglia che la categoria sta conducendo per alleggerire il peso della tassa di soggiorno. E della «concorrenza sleale. Proprio un paio di giorni fa, a Rimini, al comitato nazionale di categoria abbiamo denunciato la portata dell’evasione ricettiva delle strutture extraalberghiere (e non solo). Oggi in Italia, il fatturato al “nero” è calcolato in 221 miliardi (in tutti i settori, non solo nel turismo, ndr) e rappresenta il 13% del Pil nazionale».

40 MILIONI DI PRESENZE NON REGISTRATE

Così si spiegano - prosegue Corchia, citando uno studio dell’inizio di settembre - «circa 40 milioni di presenze stimate dall’Irpet in alloggi non ufficiali». Corchia parla di tutte quelle strutture - dagli appartamenti alle ville di Forte dei Marmi «che forniscono anche il servizio catering e cambio lenzuola giornaliero» - che non pagano la tassa di soggiorno. Una tassa che in alcuni Comuni, come Firenze, garantisce un gettito importante: circa 27 milioni, con un introito più alto del 71% dell’Imu.

SUPER ALIQUOTE

Il gettito del capoluogo è così alto sia per il numero elevato di turisti che ogni anno visitano la città, sia perché l’aliquota fiorentina è una delle più alte d’Italia: 5 euro il giorno a persona negli hotel a 5 stelle, 4 euro in quelli a 4 e così a scalare. A Montecatini, secondo uno studio di Federalberghi, la tassa di soggiorno vale oltre l’8% delle entrate comunali. A Viareggio avrebbe dovuto rendere una cifra enorme, se non fosse stata abbassata: 5 euro a persona aveva decretato il commissario prefettizio nei mesi del dissesto finanziario. Poi la tassa è stata ridimensionata. Sia per la battaglia degli albergatori, sia per la disparità di trattamento che si verificava fra Comuni della Versilia: Camaiore, al confine, non applica la tassa. E non la applica Forte dei Marmi, una delle località da vacanze più esclusive d’Italia. «Questo è un impegno assunto dal sindaco con la categoria - sottolinea Corchia - ed è stato mantenuto. Ma questo non significa che non serva una diversa normativa nazionale che uniformi anche le classificazioni». Passi in avanti vengono compiuti con la «nuova legge regionale sul turismo - ammette Corchia - ma resta il fatto che a pagare la tassa di soggiorno restino solo gli hotel e non anche strutture ricettive presenti sul web».

TASSA ANCHE AI RISTORANTI

Non dovrebbero essere solo le strutture ricettive “non ufficiali” a mettere mano al portafoglio per la tassa «che quasi mai viene utilizzata dai Comuni per il turismo», polemizza il presidente di Federalberghi. «Di turismo, infatti, vivono anche altre attività, a cominciare da bar e ristoranti. Non sarebbe male riflettere sull’introduzione di una “city tax”, una tassa sui turisti a carico di tutto il comparto».

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