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Toscana

L’alternativa: i libri restano in classe

L’alternativa: i libri restano in classe

Quarantaquattro istituti in Toscana hanno aderito al progetto “senza zaino”

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LIVORNO. I banchi sono a cerchio e la cattedra non c’è. Nessuno ha l’astuccio, perché le penne sono di tutti e sono in mezzo al tavolo. Ci sono gli xilofoni di legno per imparare a contare. I libri e i quaderni si usano in classe e poi si rimettono negli scaffali e scordatevi di portarli a casa. Gli alunni, a casa, portano solo una cartellina per fare i compiti. È la “Scuola senza zaino”, un progetto di educazione alternativa nato nel 2002 a Lucca a cui finora hanno aderito 166 istituti in Italia di cui 44 solo in Toscana. E qui l’obiettivo è di arrivare almeno a 100: la Regione, infatti, con una delibera del 31 luglio del 2015, ha previsto un finanziamento di 50mila euro all’anno fino al 2020 per tutte le scuole che vogliano partire con il progetto.

Una scuola più “leggera”, perché appunto senza zaino. I bimbi fanno lezione in classe e poi a casa portano solo una cartellina con materiale per i compiti perlopiù “autoprodotto”, come se gli insegnanti e i bimbi scrivessero i loro libri.

Ma togliere lo zaino ha anche un significato simbolico, quello di stimolare pratiche di responsabilità, comunità e ospitalità. È proprio tutta la scuola a essere diversa. Come nei college o nelle università, sono i bimbi a trasferirsi da una stanza all’altra, non l’insegnante. Non ci sono classiche aule tristi e spoglie. In quelle senza zaino ci sono colori, giochi, libri, un’area informatica. E c’è pure un’agorà: una zona con cuscini disposti a cerchio dove i bimbi possono andare per parlare, confrontarsi, leggere un libro o anche solo riposarsi. Una piazza intima dove possano sviluppare la loro socialità.

Anche l’insegnamento non è uguale alle altre scuole. Viene infatti differenziato in base alle necessità e alle capacità di ogni gruppo e di ogni alunno. Le verifiche poi sono personalizzate. Viene stimolato anche lo spirito di collaborazione fra i compagni. In che modo? In molte scuole fanno così: viene nominato un capotavolo che ha il compito di fare da portavoce con l’insegnante ma anche di servire in mensa i compagni.

Il progetto, partito la prima volta nel 2002 in Valdera, è ispirato al metodo Montessori, il quale si basa sull’autonomia, sulla libertà di scelta del proprio percorso educativo e sul rispetto per il normale sviluppo fisico, psicologico e sociale dei bimbi.

Completamente diverso quindi dall’istruzione tradizionale, normalmente impostata sull’insegnamento trasmissivo, standardizzato e unilaterale.

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