Il presidio
Confindustria non avrà presidente prima dell’estate
FIRENZE. «Il prestigio dell'associazione si misura dalla propria autorevolezza, che è fatta di indipendenza, di capacità di visione, competenze». Belle parole quelle della vicepresidente nazionale...
FIRENZE. «Il prestigio dell'associazione si misura dalla propria autorevolezza, che è fatta di indipendenza, di capacità di visione, competenze».
Belle parole quelle della vicepresidente nazionale di Confindustria Antonella Mansi in apertura di conferenza stampa. Un metro di giudizio però che non sembra calzare a pennello al periodo di burrasca che attraversano le associazioni industriali fiorentina e regionale. Entrambe guidate da due presidenti “facente funzioni”: Luigi Salvadori per Firenze, Pierfrancesco Pacini per la Toscana. Entrambe alle prese da almeno un paio d'anni con una serie di litigi, veti incrociati e scontri di potere che sembrano rispondere solo a logiche territoriali. Risultato: il numero uno di General Electric-Nuovo Pignone Massimo Messeri l'agosto scorso si dimette dalla presidenza e Nuovo Pignone esce da Confindustria Firenze. Un terremoto per il capoluogo.Un terremoto per la Toscana tutta.
Ieri però oltre duecento industriali fiorentini si sono riuniti all'auditorium di Banca CR Firenze. Obiettivo: rimettere insieme i cocci. «Per riportare ad una visione di unità l'associazione degli industriali», ha detto la Mansi, grossetana ed ex Mps. Anche perché i destini dell'associazione del capoluogo sono legati a doppio filo con quelli regionali. Ed è chiaro a tutti – Luigi Salvadori in testa - che se non si sblocca Firenze anche le associazioni territoriali saranno costrette a rimanere nella palude. Comunque un primo segnale positivo ieri c'è stato. Entro febbraio 2017 verrà designato il nuovo presidente di Confindustria Firenze. A confermarlo è stato lo stesso Salvadori il quale ha sostenuto che a novembre saranno scelti i saggi che, a termini di statuto, dovranno scegliere il nuovo leader di viale Valfonda. La macchina si metterà in moto quando terminerà il rinnovo delle sezioni merceologiche dell'associazione di categoria. E sarà dopo febbraio che gli industriali verranno chiamati a decidere sul nuovo presidente regionale.
Dunque, se tutto fila liscio, Confindustria Toscana avrà un nuovo presidente entro l'estate del 2017. Troppo tardi? La recessione economica non è stata alla finestra a guardare i litigi degli industriali. Dal 2008 al 2014 ha fatto chiudere il 25 per cento delle imprese nella nostra regione. Neanche fosse tornata la Seconda Guerra Mondiale visto che le conseguenze sono state le stesse.
Fatto sta che Luigi Salvadori prova a disegnare l'associazione regionale del futuro e mette in fila alcuni spunti: «Secondo me ci vuole un governo regionale plenipotenziario. L'interlocutore principale è la Regione. Da lì passano le decisioni sui settori della sanità, della nautica, dell'agroalimentare. Noi come industriali toscani dobbiamo tornare a parlare con una voce sola. Giusto sentire i territori, ma quando si tratta di interfacciarsi con l'interlocutore istituzionale è una sola associazione, Confindustria Toscana, che deve parlare. Non altri”. Ma deve essere ancora rimesso in piedi il tassello di Firenze.
Samuele Bartolini
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