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Toscana

Maltrattamenti ai danni di minori In un anno 426 casi

Maltrattamenti ai danni di minori In un anno 426 casi

Nasce una rete “anti-violenza” con medici sentinella Un progetto con Menarini, Meyer e Telefono azzurro

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FIRENZE. Più di un caso al giorno. In un anno, il 2015, 426 casi di minori maltrattati in Toscana. Qualcuno in meno rispetto al 2014, ma solo perché sono diminuiti i casi di abusi. Sono cresciuti, invece, i maltrattamenti: le botte vere e proprie. Forse sono diventati più bravi i medici a riconoscerli, negli speciali percorsi di “Codice rosa” aperti nei pronto soccorso degli ospedali della Toscana. Ma ancora non basta. Perché - come dice Luca Tafi, pediatra all’ospedale di Arezzo - «i casi sommersi rimangono di gran lunga maggiori di quelli rilevati». Una ragione sufficiente - secondo la casa farmaceutica Menarini - per finanziare con 1 milione un progetto con la Regione, con il Meyer, oltre che con Telefono azzurro e l’Associazione nazionale dei Pediatri: la creazione di una rete di “medici sentinella” sul territorio. Una rete anti-violenza.

L’obiettivo è chiaro: i 15mila pediatri che dovranno essere formati - una quota anche in Toscana, appunto - per intercettare i bambini e gli adolescenti vittime di maltrattamenti e abusi (anche sessuali) prima di arrivare al pronto soccorso. Secondo i dati del Codice Rosa, in Toscana nel 2015 i bambini e gli adolescenti oggetto di violenza sono stati 426: gli ospedali con il maggior numero di casi registrati, a parte il Meyer di Firenze (87) sono stati Pistoia (68) e Lucca (64), dove con tutta probabilità il Codice Rosa funziona a ritmi elevati. Infatti, secondo Stefania Saccardi, assessore regionale alla Salute, l’attivazione di questi percorsi dedicati per le vittime di violenza ha favorito «l’emersione di un fenomeno che ancora deve essere sradicato. Proprio in questi giorni, la presidente del tribunale dei minori mi diceva che anche nella “civilissima Firenze” i casi di maltrattamento sono in aumento. Probabilmente proprio perché emergono con più facilità». E riguardano soprattutto bambini italiani. Nel 2015, infatti, il Codice rosa ha preso in carico 286 toscani contro 138 bimbi stranieri. Nella gran parte dei casi si tratta di maltrattamenti, ma ci sono anche 53 vittime di veri e propri abusi; le femmine, con 239 casi, sono più spesso coinvolte rispetto ai maschietti, mentre la fascia d'età in cui si concentrano le violenze è soprattutto fra i 7 e i 17 anni. Si tratta però di un tipico fenomeno “iceberg” «sottostimato - si legge in una nota di Menarini - soprattutto perché l’abuso, una volta su due, viene messo in atto da una persona appartenente al nucleo familiare, secondo i dati del Dossier Pedofilia 2016, a cura di Telefono Azzurro».

Nello specifico, in Toscana i casi di abuso e maltrattamento a cui è stato assegnato il Codice Rosa «non sono affatto pochi - commenta Stefania Losi dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Meyer - per questo riteniamo necessario sensibilizzare tutti gli operatori che possono entrare in contatto con un bambino e l'adolescente: i pediatri di famiglia ma anche i medici di medicina generale che devono perciò essere formati a riconoscere il “non detto” dei segnali del disagio. Anche tutti gli operatori ospedalieri devono essere sensibilizzati perché capita che i genitori portino il minore al pronto Soccorso ed è lì che medici, infermieri, operatori sanitari devono accorgersi delle spie del maltrattamento». In questo modo - aggiunge Stefania Saccardi - si può attivare il meccanismo di difesa e assistenza: «Si può ricoverare il bambino se si ritiene sia in pericolo, avvertire la procura e i servizi sociali, decidere l’allontanamento dalla famiglia se il persecutore è un familiare, proteggerlo in una casa. Il passo che stiamo compiendo, non a caso, è di far diventare il Codice rosa un percorso socio-sanitario, come sperimentato nell’Empolese: così chi esce dall’ospedale viene inserito in un percorso protetto di assistenza».

Responsabili toscane della formazione dei pediatri sono Elisabetta Cappelli e Monica Pierattelli.

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