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Scuole caos, la super preside responsabile di nove scuole
Livorno: da sola al comando di duemila studenti. E tutte le città toscane sono in situazioni simili. Col turn over bloccato le vecchie figure sono ridotte all'osso e molti istituti sono affidati ai "reggenti"
Prima va a lavoro alle elementari, poi alle medie, poi alle superiori, poi torna alle medie. E di nuovo alle elementari, ma non le stesse, altre. E poi superiori, medie, superiori. Elementari, medie, medie. Sembra la vita pazza del Bianconiglio di Lewis Carroll che corre da una parte all’altra del paese delle meraviglie di Alice urlando sempre «è tardi, è tardi». Solo che questa è la vita vera di un preside con nove scuole. La super dirigente è Nedi Orlandini, preside dell’istituto Niccolini-Palli a Livorno - il quale comprende due scuole e sei licei: classico, scienze umane, economico sociale, musicale, coreutico e linguistico - a cui è stata affidata anche la reggenza dell’istituto comprensivo Don Angeli, il quale comprende altre sette scuole: le scuole d’infanzia Agnoletti, Le Sorgenti e di Pian di Rota, le scuole primarie Pietro Thouar e Modigliani, la scuola secondaria di primo grado Michelangelo e la scuola secondaria di primo grado Pistelli. Totale: oltre duemila alunni e circa duecento docenti, senza considerare il resto del personale, da gestire. Ogni giorno, per tutto l’anno scolastico. Nulla di strano, è il sistema delle reggenze: dove manca il preside l’ufficio scolastico regionale nomina un dirigente che alla fine poi deve farsi in quattro per governare tutti i suoi docenti e gli alunni.
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«È molto faticoso, si lavora sempre, mattino e pomeriggio, e ci si porta il lavoro anche a casa», dice a Il Tirreno la dirigente scolastica livornese. «Si cerca di essere presenti sempre - continua - però se si è in un posto non si può essere in un altro». Le scuole da lei dirette, poi, attraversano quattro ordini diversi, dall’infanzia alle superiori. «La difficoltà è maggiore in questi casi - spiega - Un conto, infatti, è la reggenze nella stesso ordine di scuola: in questo caso le scadenze sono tutte uguali, i problemi pure. Con ordini diversi tutto cambia ed è difficile stare dietro a tutto». Per questo in ogni scuola ogni dirigente si dota di un team di collaboratori: c’è il vicepreside e poi ci sono i vice dei vicepreside. Che fanno un po’ tutto. «Quando c’è una reggenza, i collaboratori in sostanza sostituiscono il dirigente in tutte le scuole, quando lui non c’è, quindi ha sicuramente anche lui più lavoro».
I NUMERI DEL FENOMENO
Nedi Orlandini non è la sola preside “piovra”. Quest’anno il fenomeno della reggenza è aumentato e in Italia le scuole senza preside sono circa 1.500. A queste sono stati affidati i presidi di altre scuole (la reggenza appunto). In Toscana sono 105 le scuole con presidi reggenti su un totale di 489 scuole. In testa alla classifica ci sono Firenze con 25 scuole senza preside, Pisa con 14 scuole preside free e poi Livorno con 11 reggenze.
Se si guarda però il rapporto fra numero di scuole e reggenze delle prime tre province è Livorno, con 46 scuole in totale (Firenze ne ha 109 e Pisa ne ha 54) la città con più carenza di dirigenti. Nessun “fenomeno livornese”: i presidi semplicemente sono andati in pensione e non sono mai stati sostituiti.
Anche la provincia di Massa-Carrara, quest’anno, si è ritrovata piena di super dirigenti con sei, sette, otto e più scuole da gestire. Nella provincia ci sono infatti 9 scuole con presidi a reggenza su un totale di 33 scuole. Inoltre, alcuni dirigenti si devono dividere in più comuni. Un esempio è quello di Iole Cimoli, preside dell’istituto comprensivo Malaspina-Staffetti a Massa, che comprende una scuola d’infanzia, una primaria e due medie. In più deve la preside guidare l’istituto comprensivo Bonomi a Fosdinovo, a 31 chilometri di distanza, sulle colline della Lunigiana.
Anche Lucca poi di reggenze non ne ha certo poche: 9 su 56 scuole. Arezzo pure ne ha 9 su 52 scuole.
DIRIGENZA A SINGHIOZZO
«Non è certo positivo per la scuola», commenta Patrizia Villa, segretaria della Flc Cgil di Livorno che sta seguendo a fondo il tema delle reggenze. Un problema questo - dice la sindacalista - per gli alunni, ma anche per i docenti. «Questo soprattutto alla luce della riforma della Buona Scuola - dice - con questa figura del preside maxi dirigente che decide tutto. Basti pensare al bonus di merito». Si tratta di un premio di 500 euro istituito dalla legge 105 che è stato destinato quest’anno per la prima volta dai presidi ai docenti migliori. E come può valutare un dirigente scolastico la meritocrazia del corpo docenti - si chiede la sindacalista - se non lavora a stretto contatto con i docenti, ma rimbalza da una scuola all’altra?
DOVE NASCE IL PROBLEMA?
Una premessa: alcune scuole non hanno l’autonomia, perché hanno meno di 500 alunni e non possono quindi avere un preside tutto loro. Ma questo è un dato secondario. Il punto è che mancano presidi. E i presidi mancano perché i concorsi sono bloccati da tempo. In Toscana l’ultimo risale a quattro anni fa e in parte era stato anche annullato. Adesso il governo - secondo quanto riportato dal Def (Documento di economia e finanza) - aprirà entro fine anno il corso-concorso per presidi. L’obiettivo, si legge nel documento, è quello di coprire tutti i posti vacanti per il triennio prossimo e anche per l’anno scolastico 2016/2017. Senza considerare, ovviamente, la metà dell’anno già andata.
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