Il presidio
Super presidi, il presidente Anp: «Una figura usata solo per risparmiare»
«Le reggenze devono scomparire, sono una vera follia». Entro la fine dell’anno previsto il corso-concorso per dirigenti scolastici
FIRENZE. «Le reggenze? Una follia, andrebbero eliminate». Non lo dice un sindacato o un gruppo di docenti agguerriti, ma Alessandro Artini, ossia il presidente regionale dell’Anp (l’associazione dei presidi, che da poco include anche gli insegnanti e il personale scolastico). «Noi auspichiamo che, una volta ridimensionata, ogni scuola abbia il suo dirigente scolastico», dice il presidente dell’associazione spiegando che l’Italia non è l’America, e nemmeno l’Inghilterra.
«In quei Paesi - spiega - ci sono dirigenti scolastici che gestiscono anche scuole per un totale di 4mila o 5mila studenti. Ma lì hanno una concezione diversa del dirigente, che ha una funzione manageriale essenziale. Ha ad esempio poteri pieni di scelta del corpo docente, totale gestione del budget contabile. Da noi il potere dei dirigenti è più limitato. La sua responsabilità invece è enorme, come nelle altre scuole». In altre parole: è decisamente più complicato in Italia - secondo l’Anp - guidare le scuole. «Noi per questo siamo contrari all’istituto della reggenza», spiega Artini.
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C’è anche, poi, il fattore stipendio. Un preside per una reggenza prende circa 700 euro lordi al mese ovvero novemila euro l’anno («che netti sono la metà»). Il suo stipendio da dirigente invece oscilla dalle 50 alle 60 mila euro all’anno, che comunque è tra i più bassi degli stipendi dei dirigenti statali. «È chiaro che lo Stato usa le reggenze per risparmiare», dice Artini. Detto in cifre lo Stato, con ogni reggenza, risparmia più di 25mila euro lordi l’anno. Insomma, un altro silenzioso taglio alle risorse destinate all’istruzione.
«Il compenso non è commisurato all’impegno richiesto da un preside con reggenze- spiega Alessandro Artini -. La gestione delle scuola ha un carattere di assunzione di responsabilità enorme, ma un ritorno economico ridicolo».
L’istituto di reggenza prevede, per il preside che la riceve, un obbligo di ricezione. Il dirigente cioè è costretto ad accettare. Quest’anno l’ufficio scolastico regionale ha chiesto ai vari dirigenti scolastici di presentare la propria disponibilità. In più, come criterio per la scelta dei presidi, ha valutato la continuità della reggenza; «hanno scelto chi aveva reggenze da più anni», spiega il presidente regionale dell’Anp.
La proposta dell’Anp è quindi quella di eliminare tutte le reggenze. Come? Semplice: accelerando i concorsi. «In Toscana - spiega - l’ultimo concorso è stato parzialmente annullato dal tribunale amministrativo perché c’era stato il cambio di alcuni giudici della commissione di valutazione. Quindi quel concorso di quattro anni fa è finito in pratica la scorsa estate. C’è stato un ritardo enorme».
Il governo - secondo quanto previsto dal Def - aprirà il corso-concorso per presidi entro la fine dell’anno. «Hanno tardato ancora con l’indizione dei nuovi concorsi. E soprattutto non sono state ancora scelte le procedure». L’Anp ha la sua idea di concorso. «La nostra associazione - dice il presidente - propone che i dirigenti vengano sottoposti a un test psicoattitudinale, come viene fatto anche all’estero. E questo proprio perché è una funzione molto delicata e c’è la necessità che siano persone dotate, che non è di natura genetica, ma sono doti acquisibili».
Inoltre chiedono un concorso di carattere nazionale - adesso è regionale - e più frequente: «Che si ripeta nel tempo - chiarisce - con una certa costanza, a cadenza se non annuale, biennale. In modo che anche il contenzioso diminuisca. Se ce n’è uno ogni cinque anni infatti è normale che quello diventa il concorso della vita. Invece se ce ne sono diversi, uno li prova tutti. O quasi. E invece ora il tasso di contenziosi è altissimo». m.c.
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