Il Tirreno

Toscana

L’armatore fa crac con i filati di Prato ancora nei container

di Stefano Taglione
L’armatore fa crac con i filati di Prato ancora nei container

Caos in mare, navi bloccate. Il gigante del trasporto marittimo Hanjin è fallito a fine agosto e le aziende toscane sono in attesa di ricevere le materie prime

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Due navi erano attese a La Spezia qualche settimana fa. Ma nel porto ligure forse non arriveranno mai. Sono due delle 85 portacontainer della coreana Hanjin – fra le compagnie di trasporto marittimo più importanti del mondo che a fine agosto ha dichiarato bancarotta – a bordo delle quali viaggiano anche le materie prime destinate alle aziende toscane. Come le fibre tessili per le industrie pratesi, che ancora stanno aspettando.

Il crac del gigante dei mari ha seminato il panico in mezzo mondo. Chi – anche dalla nostra regione – ha ordinato la merce dall’altra parte del globo, è costretto ad aspettare che la situazione si smuova. E nonostante l’iniezione di liquidi di Bank of Korea e Korean Air (maggior azionista di Hanjin) capita ancora, come a settembre, che le autorità dei vari porti internazionali non diano l’ok allo sbarco delle navi, a causa delle mancate garanzie economiche. Sommando ritardi su ritardi, causati in qualche caso anche dai sequestri da parte dei creditori.

Il settore tessile è fra i più colpiti in Toscana. «I prezzi di Hanjin erano molto competitivi – spiega Federico Albini, presidente della sezione Trasporti e logistica di Confindustria Toscana nord – e prese 100 imprese del nostro comparto, sicuramente più di 50 hanno subìto danni». «La compagnia è definitivamente fuori dai giochi, in quanto nessuno le affida più un carico – sottolinea Giorgio Bucchioni, responsabile dell’agenzia marittima Lardon e già presidente sia dell’Autorità portuale di La Spezia che della Confindustria provinciale – e di 85 navi, fino a due settimane fa, ne risultano scaricate meno della metà. Stiamo parlando di un gigante dei mari che copriva il 10% del traffico mondiale, soprattutto verso Cina e Stati Uniti. Ora, al netto degli stanziamenti di Korean Air e Bank of Korea per lo sbarco delle merci rimaste bloccate, non ha più soldi».

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Molti gli spedizionieri che hanno affidato, nel tempo, la merce ad Hanjin. Su tutte Savino Del Bene e Db Schenker, che proprio a Prato ha l’unica filiale toscana. Fra i porti più utilizzati figurava La Spezia. L’ultima nave è sbarcata qui all’inizio di settembre. Era la Hanjin Spain, costruita nel 2011, 350 metri di lunghezza e più 45 di larghezza. «Ma ne dovevano arrivare altre due – prosegue Bucchioni – e chi aspetta la merce avrà seri problemi, dato che le feste natalizie sono vicine e a bordo ci sono i beni di consumo da regalare».

A Spezia erano attese sia l’Hanjin Italy che la Tabul, ora a Valencia. Quando arriveranno non si sa. Nei giorni scorsi sembrava che potessero sbarcare a Genova nel fine settimana, ma l’ipotesi pare tramontata. Molto dipenderà da ciò che deciderà la Corte d’Appello di Roma – a cui la compagnia si è rivolta per ottenere la protezione delle navi attraverso il riconoscimento della procedura di amministrazione straordinaria avviata in Corea – il cui responso, secondo la Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica, dovrebbe arrivare oggi. «I produttori di filati di Prato – afferma Andrea Cavicchi, presidente di Confindustria Toscana nord – hanno molta merce a bordo».

Anche Livorno – seppur in maniera più lieve – dal crac di Hanjin ne è uscita danneggiata. Ogni giovedì dal porto labronico partiva una nave per Malta, parte del cui carico veniva trasferita su una delle portacontainer coreane. «Tre anni fa – spiega Diego Gallo, responsabile dei rapporti con Hanjin del Gruppo Gastaldi, agenzia marittima genovese presente anche a Livorno – ricordo che Hanjin attraccava in porto con una sua imbarcazione». Ma ora le portacontainer coreane non torneranno più. A meno che qualcuno non le compri. Mentre gli imprenditori toscani stanno ancora aspettando.

 

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